Alla fine basta tenere a mente il Re Leone.

Ci sono cose che non capisco.
E con “cose” non intendo le regole del gioco d’azzardo cinese di Barney in How I met your mother o i numeri complessi in matematica – ho un vago ricordo della mia prof che ci spiegava che questa “i” alla seconda faceva -1, e pretendeva pure che lo accettassimo all’istante. Come se non avessimo passato i tre anni precedenti a sentirla sbraitare dalla lavagna che un numero elevato al quadrato è sempre positivo.
Parlo di quegli atteggiamenti (lasciamo la matematica nel posto dove stava fino a due minuti fa, ovvero a poltrire sotto strati di polvere nel mio cervello) che mi lasciano basita, ogni giorno.

Oggi, e secondo me non lo hanno scelto a caso, è la giornata mondiale della gentilezza. Anche l’anno scorso lo avevo ricordato, fotografando un post-it e una frase che avevo lasciato sulla scrivania dove lavoravo.

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Un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e, nonostante questo, continua a frequentarti.

Oscar Wilde

Non sono solita parlare per citazioni se non in circostanze vicine all’ubriachezza molesta – “chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere, c’aveva ragione coso..” – ma a volte poche e semplici parole colpiscono nel segno meglio di un monologo drammatico, e bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Appunto.

#italyinaday – Basta schiacciare "REC".

L’obiettivo della fotocamera (sia l’obiettivo in quanto oggetto fisico sia il fine, lo scopo) è quello di immortalare qualcosa degno di essere ricordato.

Noi siamo abituati a registrare tutto; è molto più facile scattare una foto per tenere qualcosa a mente, piuttosto che farsi un appunto o sforzarsi. E poco importa se una foto viene brutta o un video è registrato storto, basta schiacciare “elimina” e ciao. Inquadri, click, tutto come nuovo.
Mia zia ha più di ottant’anni e ogni volta che sposto la macchina fotografica verso di lei mi dice di piantarla perché sciupo la pellicola. Come se non si sentisse all’altezza di essere impressa.

Forse bisognerebbe essere più selettivi, non so.
Io stessa dovrei esserlo: pensavo di farne tante, di foto, poi ho conosciuto il mio fidanzato e beh, credetemi, nessuno riuscirebbe a farne più di lui. Dice che altrimenti non si ricorda le cose; lui deve vedere, visualizzare, rivivere le immagini.
Non c’è da stupirsi, quindi, se proprio lui mi ha fatto conoscere il progetto Italy in a day.

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(Ecco perché la mamma diceva sempre di non scambiarsi le scarpe, fra amiche..)

Fra tutti gli studenti universitari, ci sono due categorie in particolare che godono della mia incommensurabile e infinita stima: gli studenti di medicina e gli studenti di filosofia.

Alle medie dicevo che avrei fatto il medico di pronto soccorso: questo è ciò che accade quando si lascia una ragazzina di dodici anni davanti ad ER – Medici in prima linea. Poi è successo che sono rinsavita (ma mica tanto, visto com’è andata).
Non sono proprio a digiuno di medicina: mi è capitato di urlare, un attimo prima di accompagnare qualcuno al pronto soccorso, che ho visto abbastanza puntate di Grey’s Anatomy per capire che dobbiamo andare, adesso, subito, muoviti. 
Mi rendo conto, comunque, che guardare un telefilm non è neanche lontanamente paragonabile alla mole di studio (e di fegato) con cui uno studente di medicina deve irrimediabilmente fare i conti. Non è che mi fa schifo il sangue, né che sono facilmente impressionabile, è che.. è impegnativo, cavolo. Io non ricordo neanche tutti i nomi degli One Direction, e sono solo cinque (nemmeno il nome del mio preferito, quello-coi-capelli-corti), figuriamoci tutto il popò di roba, di ossa, di muscoli, di malattie, di terapie, di cose che dovete studiare voi. Siete pazzi.

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Quando diciamo "E sticazzi!"

Siamo tutti romanacci, all’occorrenza.
A tutti scappa una battutina, un che ce voi fa, un mortacci tua. Anche se abitiamo a 600 km di distanza.
Perdonatemi, ma mi sento in dovere di farvi un rimprovero. (E perdonatemi pure voi, puristi degli intercalari romani, io ce sto a prova’).

L’anno scorso – o forse l’anno prima – durante XFactor Morgan aveva esordito, dopo l’esibizione di una cantante giovanissima, con un proverbiale “sticazzi!” (qui il video, se vi interessa). Non si è fatta attendere la reazione sgomenta dei romani su Twitter, perché Morgan, da buon lombardo nato e cresciuto a Monza, inciampa nell’errore di tutti gli abitanti del nord Italia quando tentano di imitare la parlata della capitale: l’errore “sticazzi-mecojoni”.

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