Test 2 – Dimmi i telefilm #etidiròchisei

Esiste un principio nella vita, esattamente come il principio di Archimede con quella storia della tinozza e del liquido spostato o come gli altri aneddoti che raccontava la mia prof di fisica e che io, ovviamente, ascoltavo sempre. Dice, più o meno, “non vivrai mai abbastanza per leggere tutti i libri del mondo, per provare ogni ricetta che esiste e neanche per riuscire a guardare tutte le serie tv che vorresti”.

Ormai ci ho fatto il callo e sono abituata alle critiche, perciò non mi vergogno a dire che mi diverto guardando qualche telefilm.
E’ vero, potrei spendere il mio tempo libero andando a fare volontariato o leggendo qualcosa su come vivere a impatto zero sulla natura, ma nessuno è perfetto. Inoltre, si tratta solo di venti o quaranta minuti per volta; esiste una regola strana per cui quegli stessi quaranta minuti sono sacri se vengono impiegati per fare infinite partite all’XBox (alcuni ci mettono dentro anche il calcio e la serie A – di certo non io), ma sono una perdita di tempo se parliamo della nuova puntata di Grey’s Anatomy. Strano.

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Test 1 – Dimmi come dormi #etidiròchisei

Gli studi di ogni università che si rispetti lo testimoniano. Non so per quale motivo, ma c’è sempre un dipartimento di un college americano che, puntuale come un orologio svizzero, diffonde una ricerca su qualsiasi argomento.
Comunque, lo dicono gli scienziati: la qualità del sonno ha dei risvolti sul benessere psicofisico dell’uomo, dormire bene non dovrebbe essere un privilegio di pochi e, anzi, al nostro risveglio dovremmo essere freschi e riposati come una rosa.
Tranquilli, non vi voglio vendere il materasso con la tecnologia che si adatta al vostro corpo non appena vi ci stendete sopra, anche perché se devo dire la verità mi mette un po’ di angoscia pensare di andare a dormire su una cosa molliccia dove rimane la mia impronta. È un materasso, mica la Sacra Sindone.
Voglio confrontarmi con voi sull’argomento, anche se in realtà cerco solo un po’ di conforto: le mie abitudini sono un disastro. Mi auguro di essere la sola ad aver chiesto alla mia migliore amica, anni fa durante una vacanza studio, di aiutarmi a prendere sonno con la cantilena di tutti i nomi che componevano il suo albero genealogico. Eravamo arrivati ai bisnonni Venanzio e Clementina, credo, poi non ricordo più nulla. Magari mi aveva dato una botta in testa.

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Non ne sentivate anche voi la mancanza? (Un’introduzione ai test)

Non compravo spesso Top Girl, quando ero più piccola, ma posso dire con certezza che le mie parti preferite erano le pagine all’inizio, quelle in cui le ragazzine raccontavano i loro segreti inconfessabili, e i TEST. Ci mettevamo sul letto, rigorosamente con la porta chiusa, oppure tiravamo fuori il giornale dallo zaino nel tragitto scuola-conservatorio; una leggeva ad alta voce (di solito quella che aveva già scandagliato il numero da cima a fondo) e le altre tenevano il conto delle risposte.

Non so neanche se Top Girl lo vendono ancora – è già tanto se riesco a sfogliare Vanity Fair, quando la postina me lo consegna. Sento però terribilmente la mancanza dei TEST, voi no? Erano divertenti, scemi quanto bastava, irriverenti ma anche ovviamente banali e stereotipati.
Successivamente poi avevo trovato la mia oasi di pace con i “Test Fiu”, pietra miliare di quel forum che frequentavo, ma riguardarli oggi sarebbe come utilizzare quelle parole cadute in disuso e riportate sui vocabolari per dovere: V.A., valore archiviale, e stop.
Sicuramente potrei saccheggiare le edicole a colpi di monete da due euro e fare incetta di Cosmopolitan e Glamour, ma.. Troverei dei test firmati da sconosciute giornaliste che vivono chissà dove e hanno un background così diverso dal mio – dal nostro. Senza dimenticare i due euro che, certo, sono solo due euro ma ehi, sai mica quante Goleador potevi comprarci?
Ho quindi deciso di buttarmi: “Dimmi questo e ti dirò chi sei”, “Fai una giravolta, falla un’altra volta e ti dirò chi sei”. Mi diletterò, insomma, in cose di un certo spessore culturale.
Non sono certo un’autorità in materia, anzi, sono quello che i francesi chiamano les incompétents – che tra l’altro, oltre ad essere una verità assoluta è una delle mie citazioni preferite (le altre sono “Potere del cristallo di luna” e “Tua madre è così grassa perché mangia la salsa e non la balla mai”).

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#italyinaday – Basta schiacciare "REC".

L’obiettivo della fotocamera (sia l’obiettivo in quanto oggetto fisico sia il fine, lo scopo) è quello di immortalare qualcosa degno di essere ricordato.

Noi siamo abituati a registrare tutto; è molto più facile scattare una foto per tenere qualcosa a mente, piuttosto che farsi un appunto o sforzarsi. E poco importa se una foto viene brutta o un video è registrato storto, basta schiacciare “elimina” e ciao. Inquadri, click, tutto come nuovo.
Mia zia ha più di ottant’anni e ogni volta che sposto la macchina fotografica verso di lei mi dice di piantarla perché sciupo la pellicola. Come se non si sentisse all’altezza di essere impressa.

Forse bisognerebbe essere più selettivi, non so.
Io stessa dovrei esserlo: pensavo di farne tante, di foto, poi ho conosciuto il mio fidanzato e beh, credetemi, nessuno riuscirebbe a farne più di lui. Dice che altrimenti non si ricorda le cose; lui deve vedere, visualizzare, rivivere le immagini.
Non c’è da stupirsi, quindi, se proprio lui mi ha fatto conoscere il progetto Italy in a day.

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Ci sono tanti rumori attorno a te.

Quando ti presenti ad un corso che ha come scopo il distendere i nervi – anche a quello di storia del teatro che hai fatto nel tuo inutilissimo liceo – ti fanno stendere su uno di quei tappetini da palestra, ti dicono di rilassarti e di ascoltare. Di solito sono rumori della natura: un ruscello, l’acqua che scorre, gli uccellini, i delfini, il silenzio della montagna.
A quel punto, di solito mi viene voglia di fare pipì.

Il punto non è tanto quello che ascolti, credo. Puoi rilassarti con qualsiasi rumore – o meglio, puoi ricavare qualcosa da qualsiasi rumore, anche da quelli che non credi ascoltare.
Quando vado a letto la mia testata di ferro battuto vibra ad ogni mio movimento. La scrivania scricchiola, sembra che il legno voglia esplodere, e l’armadio è come se lanciasse delle sassate contro il muro. Il mio vicino di sopra decide di farsi un bagno alle due meno un quarto, un cane abbaia, una macchina si ferma e fa scendere la figlia di quella del quarto piano, si salutano con un bacio. Alle due di notte si sente tutto.

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