C’è un’app per ogni cosa. Tranne…

Di sicuro è stata la punizione del cielo per aver ceduto ad un film con Vaporidis, ieri sera.

A mezzanotte su Italia1 incominciava “Questa notte è ancora nostra”, filmetto del 2008 con i famosi attori che girano e rigirano in questi cast tipo Cesaroni e compagnia bella – c’era anche un Floris abbronzatissimo nella parte di un cassiere, incredibilmente seduto e non impegnato nella solita maratona avanti e indietro che fa a Ballarò.
Risultato: me lo sono guardato praticamente tutto, a parte un pisolino di dieci minuti verso l’una e un quarto che non ha compromesso la comprensione della trama.
C’era Vaporidis, il solito ragazzo un po’ sfigato e frustrato, che per sfondare col suo gruppo rock cercava di convincere una ragazza di origini cinesi ma romanissima d’adozione a cantare con loro per fare buona impressione su un improbabile produttore (Califano). La classica commedia degli equivoci: impresa funebre, luoghi comuni sulla Cina, matrimoni combinati, l’amico che fa da spalla.. Un film che si guarda spegnendo il cervello.
Lui, Vaporidis, mi frega sempre, è tanto caruccio ma i suoi film sono brutti forte. Dovevo immaginarlo che il Santo Protettore Della Cinematografia mi avrebbe punito in qualche modo.

Dopo l’happy ending, mi sono trascinata a letto. Ero ubriaca di sonno, e per me che solitamente impiego un’ora abbondante ad addormentarmi, era un buon segno.
Ad un tratto, dal giardino sotto la mia finestra si sente un fischio. Un verso. E poi un altro, e poi un altro ancora.
Smetterà, ho pensato. Sarà un uccello. Dai che adesso smette.

Ho consumato un set intero di vite a Candy Crush, mi sono guardata tutte le vostre foto di Instagram, ho fatto scorrere la timeline di Twitter e di Facebook e l’animale era ancora lì sotto la mia finestra. Sembrava un incrocio fra il rumore di un volpino in calore, il verso di un uccello notturno e la voce di un bambino che sta per essere sgozzato, ad un volume esagerato.
Successivamente su Twitter la mia amica @SidMjkGc, date le mie evidenti lamentele, mi ha linkato un sito con tutti i canti degli uccelli d’Europa catalogati in base al nome scientifico: un’altra mezz’ora che se n’è andata, quindi, ma almeno ho capito che l’inquilino del giardino poteva essere un misto fra la civetta comune e l’avvoltoio monaco.

Perché vi dico questo, quindi? Semplice.
Io non posso farlo: col computer sono anche sgaggia ma so a malapena usare Photoshop e poche altre cose. Voi che siete abili a programmare e a paciugarci dietro potreste però sviluppare un’app: un qualcosa che riconosca i versi degli animali. Magari esiste già, eh, non mi stupirebbe, negli store c’è praticamente un’app per ogni cosa, anche per la più banale.
Potrebbe essere utile, però: se ti perdi in un bosco magari puoi utilizzarla per stare lontano dai pericoli, se invece allo zoo ti trovi davanti un animale stranissimo e non sai ricollocarlo a nessuna specie (il classico “ircocervo”) potresti analizzare il suo verso e capire subito di che si tratta. Oppure sarebbe utile per quelli che rimangono a fissare il soffitto fino alle quattro di mattina per colpa di un uccellino di cui neanche sanno il nome, che quindi non possono apostrofare con gentili epiteti e a cui non possono neanche augurare una vita lunga e prosperosa.

Su, sviluppatori, cosa state aspettando? Giuro che non pretenderò i diritti, per questo Shazam versione animali.