Spot, dimentica – le pubblicità con cui siamo cresciuti.

Interpreto il pensiero di tutti voi: il mercato delle pubblicità in tv è morto.

Mi dispiace dirlo in modo così perentorio; ho sempre creduto e credo tutt’ora nel meraviglioso potere della comunicazione, specie se studiata e curata, ma ora è tutto un circo.
La lampadina mi si è accesa mentre guardavo tranquillamente la televisione qualche giorno fa, a cena. Mangiavo, passavo il sale per l’insalata a mio fratello e intanto buttavo un occhio alla tv, più per noia che altro.
Dopo il Pinguino della Vodafone, è stato il momento di Moment capsule molli. Sicuramente vi ci siete imbattuti anche voi: un ragazzo e una ragazza, Molly, rientrando a casa si trovano davanti il solito amico sfigato col mal di testa.
“Lasciatemi stare, ho mal di testa”.
“Ma perché non provi capsule molli?”, gli dice Molly, “le deglutisci facilmente e passa in fretta”. Capsule, se passa in fretta!
Se mi dite che non l’avete mai vista vi capirò, perché il mio cervello cercava di fare una sola cosa: rimozione.

Non siamo di certo il paese delle pubblicità-evento da inserire nel Superbowl, ne sono ben consapevole, ma così non possiamo andare avanti. Credevo di aver visto tutto dopo “Giampaolo, mi passi l’olio?” dell’azienda Farchioni, o dopo “ragazze, ho un fastidioso prurito intimo” – amiche mie, vi chiedo scusa già da ora, ma sappiate che se vi rivolgete a me sono in grado di partorire una sola risposta: grattatela.

Sì, ma se ti rimangono in testa vuol dire che sono efficaci, eh. E’ l’eco dell’obiezione che qualcuno, silenziosamente, mi sta muovendo contro.
Sì, è vero. Ma non è necessario che le pubblicità siano così brutte, per rimanere in testa.

I ricordi che ho della mia infanzia (cercando di sgombrare la mente da cartoni Disney e programmi cult come Solletico o Furore) sono costellati da spot magistralmente composti.
C’erano due bambini che si lanciavano una palla da rugby argentata, che una volta tornati a casa si scopriva essere un pollo arrosto fatto su nel cuki. “Questo in forno, questo in frigo”.
C’era anche la bambina che si sedeva sul suo banchetto rosso – “Con Gioca scuola, giocando impari! Con piano contenitore e portapenne!”. C’era Nouvelle Cuisine, che ha tante cose in più (ta ta). C’erano i Crystal Ball, Emiglio è meglio..
Per i bambini era una pacchia. Ma non solo per loro: per gli adulti c’era l’imbarazzo della scelta.
Un ragazzo in maglietta bianca incantava le impiegate di un ufficio grazie ad un pacco di Coca Cola Light; la ragazza imbottigliata nel parcheggio chiamava degli energumeni che le tiravano via la Cinquecento senza fare neanche una manovra, e poi si mangiava una Mentosde fresc-meica.
In quel periodo hanno lanciato la Cedrata Tassoni, il dopobarba per l’uomo che non deve chiedere mai, la partita fra i top player e i mostri.. Ma sì, dai, quella della Nike, che alla fine diceva “arrivederci” ma io capivo sempre oruà, credendo fosse il nome del giocatore

Non dico mica quindi che tutti i minispot di trenta secondi debbano essere delle megaproduzioni come nel caso di Nicole Kidman per Chanel n.5, o come quella dell’altro profumo sul treno con Keira Knightley.. Erano fin troppo sfarzose e costruite, seppur belle da vedere.
Dico solo che – capsule! – ci  meritiamo qualcosa di più di un “ho un fastidioso prurito intimo”, no?

PS. In realtà ho uno spot preferito, da anni.
Mia mamma racconta che quando ero piccola mi incantavo davanti alle pubblicità, tanto da indurla a pensare che per farmi star brava avrebbe potuto registrarne un po’ e rimandarmele all’infinito su una vhs. Ce n’era una che ancora adesso mi incanta: musica accattivante, geometria, una sola parola, martellante, ripetuta finché non te la ricordi. Perfetta.

Ditemi qual è il vostro. Egoisti!