Parigi: "Credevo fosse amore invece era solo un lucchetto".

Due settimane fa sono volata a Parigi. Fuga d’amore (e di necessità, per lui) con il fidanzato.
Ci siamo stati tre giorni pieni: avevamo l’aereo alle sei del mattino del venerdì, e fino alla mezzanotte di domenica sera non abbiamo rimesso piede sul suolo italiano. Abbiamo prenotato una camera nel quartiere di Opera, comodo con la métropolitain; da casa sembrava di stare in un alberghetto senza pretese, ma una volta arrivati si è rivelata la migliore doppia con luci lilla che ci potevamo aspettare.

Lonely Planet alla mano, abbiamo girato praticamente quasi tutto il centro di Parigi: gli Champs-Elysées, l’arco di trionfo, il Musèe d’Orsay, il Louvre (entrambi gratis per i residenti UE dai diciotto ai venticinque anni: potete anche saltare la coda alla biglietteria e presentarvi al museo, carta d’identità alla mano); “L’origine del mondo” di Courbet e la Gioconda, che sì, è piccola, ma non così piccola come me l’avevate sempre descritta.
E poi la Senna, i ponti, l’Hotel de Ville, la Tour Eiffel illuminata dal tramonto al buio e il Trocadero.. E Notre-Dame, anche se siamo capitati durante la giornata degli 850 anni e la piazza era gremita di gente; non avevo mai visto un bordello simile – fino al giorno dopo, quando scesi dalla metropolitana ci siamo ritrovati nel bel mezzo della manifestazione a favore dei diritti della famiglia e contro i matrimoni gay. Una signora urlava dal palco come un’indemoniata, “Monsieur le President, la famille! Monsieur le President!”. 

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Mare, profumo di mare: le 5 cose che è meglio sapere prima (e che tutti gli anni, sempre, dimentichi).

Questo weekend sono andata al mare.
Il weekend dell’impiegato, da venerdì pomeriggio a domenica sera.

Non incominciate anche voi per favore, ora, a dirmi che non sembra, perché non sono poi tanto nera. E’ ovvio: sono stata al sole solo poche ore e tutto l’anno ho un colorito che sta fra il color cadavere e la mozzarella di bufala, potevo forse tornare marocchina?
E poi non lo so com’era l’acqua, quando l’ho tastata coi piedi era freddina; comunque non ho fatto il bagno, perché in realtà ho un brutto rapporto con l’acqua (e con quella del mare in particolare). Mi secca la pelle, è troppo salata, sono freddolosa quindi mi sento sempre congelare, odio nuotare dove non tocco e poi non sopporto la sensazione del costume appiccicaticcio che mi si asciuga sul corpo lentamente. Mi sembra di essermi fatta la pipì addosso.

Il motivo per cui vado al mare è perché mi piace starci. Mi piace stare sdraiata senza avere troppi pensieri per la testa, mi piace l’atmosfera del mare sul tardo pomeriggio, mi piace il venticello che tira, mi piace stare seduta in riva al mare se qualche ondina di tanto in tanto mi arriva addosso e mi piace leggere sotto l’ombrellone. E’ l’unico momento dell’anno dove posso farlo senza essere disturbata. Divoro libri, sotto l’ombrellone. E divoro le persone che mi dicono che faccio pochi bagni e che mi chiedono cosa ci vado a fare, al mare, sotto l’ombrellone.

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