Una pigna a Sanremo – s03e02 – Parrucchieri, calzini e il mio prossimo marito

Siamo sopravvissuti anche alla seconda puntata. Vero che col #bevisanremo è andata meglio?

Biagio Twitter

Prima di tutto vi devo dire una cosa. Questa volta Arisa aveva un reggiseno come Dio comanda (non ve l’avevo detto ma ieri l’altro c’era stato un, diciamo, cedimento strutturale). Il primo vestito di ieri era strano, con dei pantaloni così larghi da sembrare una gonna, ma sono sicura che non ve ne siete manco accorti, tutti presi dalla sua scollatura quasi underboobs. Seconda cosa: Ro-ssìo ieri sera era figa. Ma sul serio. Non aveva la testa acconciata da telenovela argentina ma era davvero bona come il pane abbrustolito con la marmellata. E incredibilmente – non che ci voglia un dottorato in linguistica, sia chiaro – parla l’italiano quasi meglio di Emma.

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Una pigna a Sanremo – s03e01 – Influencer e apparecchio per i denti

Ho lanciato un hashtag, ieri. Ora va di moda dire così, ho lanciato un hashtag, e dato che funziona con Renzi ho pensato potesse andare bene anche a me.

Anche Arisa vestita da Cardinale prega che il mio hashtag funzioni [Vanityfair.it]
Anche Arisa vestita da Cardinale prega che il mio hashtag funzioni [Vanityfair]

Non l’ha raccolto quasi nessuno, questo hashtag, e vuol dire che la mia strada per diventare influencer è ancora lunga e tortuosa (un po’ come Siani con la comicità, insomma). Il mio hashtag era un tranquillissimo #bevisanremo, visto che ormai non si guarda il Festival senza affidarsi almeno ad un alcolico o due, ma quasi nessuno mi ha seguita. Peccato, ma stasera cercate di rimediare, grazie. Questa è la terza volta della rubrica che ha fatto commuovere il web, la famosa Pigna che va a Sanremo, e a questo punto dovreste essere preparati: mi piace Sanremo perché asseconda il mio lato trash e giustifica la mia necessità quasi fisiologica di parlare di cagate per una settimana. (A questo punto annuiremo tutti e faremo finta che durante il resto dell’anno io sia una persona seria e composta, dedita a parlare solo di fisica delle particelle e politica estera internazionale. Su, fatelo, annuite).

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Togliere il sole dall’universo

Ho sempre avuto dei piccoli rituali. C’è stato un periodo in cui, quasi tutte le sere, io e la mia amica Daniela ci telefonavamo per dirci soltanto domani andiamo a scuola on foot, oppure ci vediamo direttamente là. C’è stato un periodo in cui i pomeriggi erano pieni di cose da fare – conservatorio compiti ginnastica telefilm giro in centro cinema al sabato. C’è stato un periodo in cui i compiti li facevo addirittura al telefono.

Mi hanno sempre detto che con le amicizie sono stata fortunata. Poche persone mi hanno regalato il loro peggio, in effetti. O sono io che ho sempre saputo vedere il loro meglio, non saprei. In ogni caso, non è stato un grande sforzo. Anche perché non è che io incarni l’ideale di amica perfetta. E non lo sto dicendo per farmi dire il contrario, a volte sono pessima – non richiamo, mi dimentico, faccio la stronza. Ma grazie al cielo me ne rendo conto.

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THE LADY di Lory Del Santo – una speranza per il cinema italiano

Avete visto i trailer dei film di Natale? Uno scandalo. Boldi, Aldo Giovanni e Giacomo, Lillo e Greg.. siamo davvero caduti in basso, questa volta.
Per risollevarvi il morale, per dimostrarvi che il cinema italiano ha davvero ancora qualcosa su cui puntare (basta Sorrentino, basta “capitale umano”, basta registi fuffa che fanno cose incomprensibili) ho trovato un prodotto che, credetemi, ci può salvare da questo declino inesorabile verso il nulla. Un faro in mezzo alla spazzatura, un’ancora in mezzo a questa palude di trascuratezza e mediocrità. Una perla rara, rarissima, che risponde al nome di The Lady, una web serie firmata, registrata, montata, prodotta, scritta, sceneggiata e diretta da Lory Del Santo.

The Lady - Lory Del Santo

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Cinque buoni motivi per guardare cose in lingua originale

Sicuramente l’avrò già detto, ma voi fate sì con la testa, come si fa con la nonna anziana e un po’ rincoglionita.
Architetto, da un po’ di tempo a questa parte, si è fissato che deve imparare le lingue. Questa bella idea non gli è venuta quando era il momento di studiarle davvero le lingue, visto che alle superiori in inglese era una capra fatta e finita (è di sua proprietà l’ormai famoso “good Natal”, che non mi stancherò mai di raccontare). No, tutto adesso.

Per assecondarlo in questa sua nuova mania (nuova ma neanche troppo strana, devo dire, perché mi poteva capitare di peggio) mi sono attivata per tempo, o quanto meno prima che mi costringesse a parlare inglese anche mentre siamo in giro a guardare le vetrine. Qualche mese fa gli ho proposto di vedere un telefilm relativamente facile, Parenthood, uno sceneggiato della NBC con una trama così banale che a confronto i Cesaroni sono Inception.
In ogni caso, col passare del tempo (ve la faccio breve perché altrimenti facciamo notte e io stasera ho un appuntamento con X-factor) anche lui si è affezionato ai Braverman, ma soprattutto al vedere le cose in lingua. Con gli episodi siamo in pari con l’America e quindi, visto che lui è un fiero adepto della filosofia “UN TELEFILM PER VOLTA, UNO ALLA VOLTA, PER CARITA'” (sì, è un pazzo), ci siamo dati ai film.

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