Autumn in Pianura Padana – Vestiti che vorrei non vedervi addosso

Sarò strana, ma io il cambio degli armadi non lo faccio. Quando arrivano i primi freddi mi limito a muovere due scatole, in modo da avere i maglioni più vicini dei costumi da bagno, e ho già finito.

Non so se le maglie con le renne e le cuffie coi pon pon di lana siano già planate verso le mensole più a basso, ma quest’anno vorrei giocare d’anticipo. In generale mi state piacendo: mi sembra una moda un po’ stile “ricostruzione della Polonia”, con vestiti dalle linee ben marcate e scarpe stringate tipo Gioventù Hitleriana. Però, insomma, mettete giù i vostri scatoloni e ascoltatemi un attimo, che qui le cose ci stanno sfuggendo di mano.

CINQUE COSE CHE VORREI NON VEDERVI ADDOSSO – Autumn in Pianura Padana

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Qui la faccenda si fa sempre più seria

Sì, ho sicuramente fatto qualcosa ai capelli.

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Ce l’abbiamo fatta. Dopo aver meditato, pensato, studiato, sudato e traslocato, finalmente siamo riusciti nell’intento. 

Se nei giorni scorsi siete capitati di qua sicuramente avrete trovato il nulla più assoluto. Niente da leggere, niente da guardare, niente di niente. Mi immaginavo già tappi di spumante che volavano dalle bottiglie tenute lì per l’anno buono, trenini AEIOU-Y per il salotto con i boa di piume al collo.. E invece sono qua. L’avevo detto io che non andavo da nessuna parte.

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Sul celolunghismo e altre paturnie maschili

E’ la notizia del giorno, e la cosa più incredibile è che, oggi, questa sia davvero una notizia.

C’è un’università inglese – e non un’università di uno staterello qualsiasi dell’America che cerca i suoi quindici minuti di popolarità, no, proprio una roba tipo King’s College – che ha condotto uno studio sulla misura del pene. Apparentemente, non era mai stata fatta una cosa del genere: è stato creato un “nomogramma” capace di rilevare le misure del vostro ciaffaro e definire meglio le dimensioni medie a seconda dell’età e dell’etnia. Non chiedetemi cosa sia un nomogramma, nella mia testa ho solo l’eco di ologramma argentato ed il marchio Univideo presenti sulla confezione (ding!), la voce delle care vecchie videocassette Disney.

Comunque, è emerso che le dimensioni medie del vostro arnese devono essere più o meno così:

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Scherzavo. Ma ho visto il terrore nei vostri occhi.

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Una pigna a Sanremo – s03e04 – Facciamo due conti

Quest’anno sembrava un gomblotto. La finale di Sanremo il giorno di San Valentino, che coincide col sabato di Carnevale. Io che improvvisamente rimango orfana di adsl. Raf che viene ricoverato all’ospedale, Massimo Ranieri a letto con la febbre. Sembrava una tragedia. Eppure quello di Conti è il Festival più visto degli ultimi dieci anni.

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Anche io ero lì lì per dargli buca. Sono andata ad una festa di Carnevale, io vestita da Heidi e Architetto, ovviamente, da Nonno di Heidi. (Non è stato molto difficile: io nell’armadio ho un sacco di cose colorate e a tinta unita e lui è vestito normalmente come un nonno). Alla fine, non si sa bene per quale motivo, ci siamo ritrovati tutti davanti ad un televisore, telecomando fisso su Rai Uno.

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Una pigna a Sanremo – s03e03 – Push up, fiori e anestetici

Oggi siamo tutti “sotto anestetico”, viste le ore piccole che ci ha costretto a fare Carlo Conti. Ci siamo addormentati ascoltando Se telefonando, avendo ben presente la faccia di Nek e ci siamo svegliati con l’immagine di Maurizio Costanzo che scrive il testo. Terribile.
A parte questo piccolo incidente di percorso, tutto bene da quel di Sanremo: ieri sera c’è stata la serata delle cover, una piccola gara in cui i cantanti hanno interpretato un brano della tradizione italiana. Si sono sfidati a gruppetti di quattro, al più televotato la gloria e l’onore di aver vinto, più un bellissimo premio. Vi dirò in seguito quale.

E’ miracoloso questo Sanremo, comunque. Carlo Conti il Re Mida della tv: milioni i telespettatori di ieri sera e quasi al 50% lo share, nonostante la serata delle cover (o dei duetti) sia da sempre quella un po’ snobbata da tutti. Io, come al solito, dopo un bicchierino di Amaro del capo mi sono messa comoda e ho cercato con tutte le mie forze di prendere la forma del divano. Non si poteva non guardare, ma se vi siete messi a fare dell’altro vi capisco. Se volete recuperare, qui LE DIECI COSE DA SAPERE SULLA TERZA SERATA.

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