Dieci cose molto intelligenti che mi fanno sentire vecchia

È arrivato quel momento. In questi ultimi mesi si è fatta largo sulla mia fronte una ruga; se ne sta lì, in attesa di aprirsi come la Porta della Luna di Lysa Arryn e io non ho ancora capito se è una ruga d’espressione o di vecchiaia,  ma fa lo stesso. Non è quello che mi preoccupa. È arrivato quel momento lì, quello in cui devo fare il conto. Sto compilando un modulo: nome ok, cognome ok, età vent-ehm-isette? Otto? Trenta?!

Non ho problemi a ricordarmi il numero di telefono di Deejay Chiama Italia (tre quattro due, cinque due due – un numero che manco uso, tra l’altro) e invece faccio fatica a ricordarmi quanti anni ho. Non è colpa mia, vostro onore: il tempo passa e tu non passi mai e io continuo a credere che “le torri gemelle” sia successo qualche anno fa e che i bambini nati nel 2005 stiano ancora all’asilo a giocare con il Didò e i Playmobil.
Potrei stare qui ad elencare i motivi per cui mi sento vecchia anche se a volte mi date “non più di venticinque anni” (vi amo tutti), ma per farla breve ne ho scelti dieci. Come sempre molto intelligenti.

DIECI COSE CHE MI FANNO SENTIRE VECCHIA “TAM AL CAN AD SAN ROCC”

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Riflessioni semiserie sulla fine di Gilmore Girls (SPOILER! SPOILER! SPOILER!)

Ho visto tutto. Mi è costato un mal di testa epocale e un sacco di ore sul divano alla ricerca della migliore delle posizioni, ma ne è valsa la pena.

Breve riassunto per chi è rimasto fuori dal mondo: sì, sto parlando di Gilmore Girls: A Year In The Life, il seguito (la reunion? il revival? la nuova serie? l’ultima stagione?) di Una mamma per amica.
Non vi nego che è sempre stato il motivo per cui ho fatto e rifatto mesi di prova e poi abbonamenti (due, fin qui) a Netflix. Narcos, Stranger Things – sì certo, bellissimi, ma la mia unica motivazione erano Lorelai e Rory. Io vi do i miei quindici euro e voi mi fate ritornare a Stars Hollow per un pochino. Mi sembra un buon compromesso.

Io non so spiegare cosa sia per me Gilmore Girls. È la mia coperta preferita. Tutti ne abbiamo una e per me è Una mamma per amica.
Nel lontano 2000 e qualcosa erano usciti ogni settimana i dvd con Tv Sorrisi e Canzoni; li ho comprati tutti. Però non avevo tutti i torti: non esisteva lo streaming, scaricare le cose con una linea 56k era impensabile e non avevano ancora inventato La5. Una vita di merda, insomma.

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Le cianfrusaglie, quelle cose inutili ma bellissime

Mi dispiace per il Piccolo Principe e i suoi fan sparsi per il mondo, ma non è del tutto vero che l’essenziale è invisibile agli occhi.

Viviamo tutti in case piene di cianfrusaglie che dichiariamo essenziali: oggetti dal raro valore, oggetti che hanno una storia che non vogliamo abbandonare, oggetti che abbiamo comprato dando fondo ai nostri portafogli.
Se avete fatto almeno un trasloco nella vostra vita, sapete bene a cosa mi riferisco. Io per esempio ho nell’armadio scatole che sembrano rigurgitare cose cosine e cosette di cui non voglio assolutamente disfarmi. Cose bellissime, indispensabili, ma di fatto inutili. Se anche non ci fossero, non ne sentiremmo la mancanza.

Allo stesso modo, ci riempiamo la casa anche di oggetti brutti, ma brutti, ma brutti, di cui però non potremmo fare a meno. Di quelli parleremo la prossima volta. Adesso partiamo con gli inutili. Che poi proprio del tutto inutili non sono: vuoi mettere quanto possono dare soddisfazione, anche solo ad essere semplicemente così belli?

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Una pigna a Sanremo – s03e04 – Facciamo due conti

Quest’anno sembrava un gomblotto. La finale di Sanremo il giorno di San Valentino, che coincide col sabato di Carnevale. Io che improvvisamente rimango orfana di adsl. Raf che viene ricoverato all’ospedale, Massimo Ranieri a letto con la febbre. Sembrava una tragedia. Eppure quello di Conti è il Festival più visto degli ultimi dieci anni.

MAlika Gif Wired

Anche io ero lì lì per dargli buca. Sono andata ad una festa di Carnevale, io vestita da Heidi e Architetto, ovviamente, da Nonno di Heidi. (Non è stato molto difficile: io nell’armadio ho un sacco di cose colorate e a tinta unita e lui è vestito normalmente come un nonno). Alla fine, non si sa bene per quale motivo, ci siamo ritrovati tutti davanti ad un televisore, telecomando fisso su Rai Uno.

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Una pigna a Sanremo – s03e03 – Push up, fiori e anestetici

Oggi siamo tutti “sotto anestetico”, viste le ore piccole che ci ha costretto a fare Carlo Conti. Ci siamo addormentati ascoltando Se telefonando, avendo ben presente la faccia di Nek e ci siamo svegliati con l’immagine di Maurizio Costanzo che scrive il testo. Terribile.
A parte questo piccolo incidente di percorso, tutto bene da quel di Sanremo: ieri sera c’è stata la serata delle cover, una piccola gara in cui i cantanti hanno interpretato un brano della tradizione italiana. Si sono sfidati a gruppetti di quattro, al più televotato la gloria e l’onore di aver vinto, più un bellissimo premio. Vi dirò in seguito quale.

E’ miracoloso questo Sanremo, comunque. Carlo Conti il Re Mida della tv: milioni i telespettatori di ieri sera e quasi al 50% lo share, nonostante la serata delle cover (o dei duetti) sia da sempre quella un po’ snobbata da tutti. Io, come al solito, dopo un bicchierino di Amaro del capo mi sono messa comoda e ho cercato con tutte le mie forze di prendere la forma del divano. Non si poteva non guardare, ma se vi siete messi a fare dell’altro vi capisco. Se volete recuperare, qui LE DIECI COSE DA SAPERE SULLA TERZA SERATA.

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