Un amico è qualcuno che ti conosce molto bene e, nonostante questo, continua a frequentarti.

Oscar Wilde

Non sono solita parlare per citazioni se non in circostanze vicine all’ubriachezza molesta – “chi beve solo acqua ha qualcosa da nascondere, c’aveva ragione coso..” – ma a volte poche e semplici parole colpiscono nel segno meglio di un monologo drammatico, e bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Appunto.

GIRL POWER.

Le Spice Girls lo chiamavano GIRL POWER, ci hanno riempito anche un paio di album. E avevano ragione: le donne hanno proprio i poteri.

Sì, blabla, fanno otto cose contemporaneamente, hanno un lavoro e intanto badano a marito figli e casa, hanno il multitasking incluso, sono responsabili, vanno oltre, pensano a tutto.. Sì, tutte queste cose qui. Ma io volevo dire un’altra cosa.

Io non so giocare a scacchi, non so neanche distinguere una regina da un cavallo, so a malapena le regole della dama.. Ma so che ad un certo punto arriva il momento in cui ti ritrovi con le mani legate, ogni tua mossa è inutile e di lì a poco senti echeggiare “scacco matto!” e hai finito. Sei condizionato in tutti i tuoi movimenti: perderai lo stesso, anche se sei un giocatore abilissimo.

 Le donne, in genere, sono delle vere pippe negli scacchi, lo considerano ancora più noioso di stirare.. Loro giocano in altri modi. Avete presente quando si dice tenere sotto scacco qualcuno?

Si potrebbe istituire un corso pomeridiano, non so, al posto del taglio e cucito.. Sarebbe utile sapere come si fa a comportarsi in modo tale che gli uomini (certi, uomini) si ritrovino sempre ai nostri piedi, indipendentemente da quello che diciamo o facciamo. E’ quello il vero potere delle donne, il più sottovalutato ma il più utile.
Dov’è che devo andare, per iscrivermi?

Disco inverno.

Riesco a sopportare il freddo. Dico davvero, lo sopporto bene. Non faccio mai il cambio dell’armadio: ho una buona giacca invernale quindi sotto mi basta vestirmi a strati, a cipolla. Canottiera, doppia canottiera, doppio maglioncino, raramente lana. Punge. E poi fa molto Natale.
In realtà non sono neanche troppo freddolosa. O almeno, credevo di esserlo, poi ho conosciuto Anna. Essere nella stessa stanza e vederla coprirsi fino alle sopracciglia fa subito effetto pelle-di-montone, anche se hai addosso soltanto il tuo cardigan slavato di Zara.

Mi piace la neve. Ok, ultimamente ha un po’ annoiato pure me, la più fervida e appassionata sostenitrice al pari dei bambini di terza elementare. L’anno scorso qui ha nevicato qualcosa come dieci o dodici volte, e già alla quinta alzavo gli occhi al cielo. Non è il momento della nevicata che mi annoia, né l’alzarsi alla mattina e vedere le strade con i solchi delle ruote, ma la picia pacia che diventa il giorno dopo. E il fatto che gli spazzaneve tirano via il più grosso dal centro delle strade e lo ammassano vicino ai marciapiedi, così sono costretta a parcheggiare come Corona.

Tutto sommato però l’inverno mi piace.
Il cappotto, i cappelli, i guanti, il velluto, i colori scuri, il piumone, la cioccolata calda, la neve (poca). I gradi sotto zero. “Abbracciami che ho freddo”. Quasi mi dispiace che voi della Sicilia non possiate provare queste cose, voi e i vostri venti gradi a Natale.

C’è una cosa però che non sopporto, e mio malgrado è la stessa che mi costringe ferma dentro l’abitacolo ogni mattina, con l’aria sparata addosso ad aspettare di poter vedere al di fuori: il ghiaccio sul parabrezza. Va a finire che presa dall’impazienza afferro qualsiasi cosa mi capiti a tiro e inizio a toglierlo. Una biro, le mani nude, una custodia da cd, un bambino.
Così mi son decisa, e alla Coop ho preso un aggeggio di plastica con un manicotto, almeno non mi si congelano le dita mentre gratto. Un euro e novantanove.
Ma giuro che se avessi trovato un omino che all’occorrenza lo faceva per me l’avrei comprato.

1 Dicembre

Avere un fratello di sette anni ti costringe a venire a sapere che è il primo Dicembre alle otto di mattina. (Errore: erano le undici, io ero ancora sotto le coperte a girarmi e rigirarmi in cerca dell’ispirazione per uscire dal letto).
“Facciamo l’albero?”, mi ha chiesto. “Dai dai, facciamo l’albero?”. Ancora, e ancora, e ancora.
(Errore: ce lo siamo detti a vicenda, ieri).
“È il primo dicembre, manca poco al Natale!”.
(Errore: potremmo non esserci, a Natale. “Arrivano i Maya, appena prima di Natale”. “Maya chi? Quella dei Cesaroni?”).

Dicembre è un mese strano: o lo disprezzi, o ti dà la spinta ad essere più buono. O accentua la solitudine, o ti fa scattare la voglia di stare insieme, di condividere.

Per me Dicembre è un mese corto. Non riesco mai a scrivere a Babbo Natale in tempo. E soprattutto non riesco mai a soddisfare la mia curiosità, a Dicembre. La gente mi snobba e non risponde alla mia domanda, ma è una cosa importante da sapere, essenziale; ci sono stati matrimoni che sono finiti per molto meno, credetemi. Quindi quest’anno gioco d’anticipo.
Siete team panettone o pandoro?

Mi dispiace.

Stamattina provo dispiacere per due cose.
La prima è che mi dispiace abitare in un postaccio appollaiato sul Po, nel cuore della Pianura Padana, con un’umidità che talvolta va oltre i livelli della sopportazione umana, e con la nebbia.
Dall’altra parte però mi dispiace per voi, per quelli a cui non è mai capitato di vedere spuntare il sole alle otto del mattino da dietro quella stessa nebbia.
Era come dipinto su un fondale di teatro, su un fondale bianco sporco, i contorni erano fumosi e la luce fioca, lontana, ma decisa.

Non la sopporto, mi fa innervosire, nell’altra vita probabilmente ero tutto fuorché due fari antinebbia.
Ma bisogna pur trovare un lato positivo nelle cose brutte.