Cose che mi vergogno di fare

Se mi conoscete un po’, saprete che ci sono tante cose che mi vergogno di fare.
Fermi, fermi – certo. Alla fine va a finire che, se le devo fare, le cose le faccio. Controvoglia, sbuffando, alzando gli occhi al cielo e invocando i pianeti affinché trovino il modo per allinearsi e far succedere qualcosa di molto brutto, in modo che io possa tornare nel mondo delle nuvole dove ero stata fino a tre secondi prima, ma le faccio.

Sono una persona fortunata, è vero. Non mi occupo molto di faccende burocratiche, non mi pongo il problema di chiamare un tecnico perché per fortuna c’è sempre qualcuno che lo fa per me. E poi, mettiamo caso che dobbiamo andare a cena: siamo in dieci, perché devo telefonare io? Oppure io e Architetto vogliamo prenotare in quel ristorante: toh, tieni, Architetto, ti presto il mio telefono, chiama. Sono una persona fortunata, sì, e sono anche una persona pesaculo. Pigra. E orribile.

Comunque sia, vergognarsi di fare qualcosa è proprio nel mio DNA da tempo. E non solo nel mio. La leggenda narra che da piccolo mio fratello, impacciato e timido come me, quando andava in edicola per comparsi il Topolino si metteva dietro all’altro mio fratello (più piccolo di entrambi) e nascondendosi gli diceva cose tipo “io ti accompagno, però parli tu”. Ecco, amici. Io vi accompagno, però parlate voi.

Cose che mi vergogno di fare – ma che poi faccio lo stesso:

Read More

Autumn in Pianura Padana – Vestiti che vorrei non vedervi addosso

Sarò strana, ma io il cambio degli armadi non lo faccio. Quando arrivano i primi freddi mi limito a muovere due scatole, in modo da avere i maglioni più vicini dei costumi da bagno, e ho già finito.

Non so se le maglie con le renne e le cuffie coi pon pon di lana siano già planate verso le mensole più a basso, ma quest’anno vorrei giocare d’anticipo. In generale mi state piacendo: mi sembra una moda un po’ stile “ricostruzione della Polonia”, con vestiti dalle linee ben marcate e scarpe stringate tipo Gioventù Hitleriana. Però, insomma, mettete giù i vostri scatoloni e ascoltatemi un attimo, che qui le cose ci stanno sfuggendo di mano.

CINQUE COSE CHE VORREI NON VEDERVI ADDOSSO – Autumn in Pianura Padana

Read More

Togliere il sole dall’universo

Ho sempre avuto dei piccoli rituali. C’è stato un periodo in cui, quasi tutte le sere, io e la mia amica Daniela ci telefonavamo per dirci soltanto domani andiamo a scuola on foot, oppure ci vediamo direttamente là. C’è stato un periodo in cui i pomeriggi erano pieni di cose da fare – conservatorio compiti ginnastica telefilm giro in centro cinema al sabato. C’è stato un periodo in cui i compiti li facevo addirittura al telefono.

Mi hanno sempre detto che con le amicizie sono stata fortunata. Poche persone mi hanno regalato il loro peggio, in effetti. O sono io che ho sempre saputo vedere il loro meglio, non saprei. In ogni caso, non è stato un grande sforzo. Anche perché non è che io incarni l’ideale di amica perfetta. E non lo sto dicendo per farmi dire il contrario, a volte sono pessima – non richiamo, mi dimentico, faccio la stronza. Ma grazie al cielo me ne rendo conto.

Read More

Cinque buoni motivi per guardare cose in lingua originale

Sicuramente l’avrò già detto, ma voi fate sì con la testa, come si fa con la nonna anziana e un po’ rincoglionita.
Architetto, da un po’ di tempo a questa parte, si è fissato che deve imparare le lingue. Questa bella idea non gli è venuta quando era il momento di studiarle davvero le lingue, visto che alle superiori in inglese era una capra fatta e finita (è di sua proprietà l’ormai famoso “good Natal”, che non mi stancherò mai di raccontare). No, tutto adesso.

Per assecondarlo in questa sua nuova mania (nuova ma neanche troppo strana, devo dire, perché mi poteva capitare di peggio) mi sono attivata per tempo, o quanto meno prima che mi costringesse a parlare inglese anche mentre siamo in giro a guardare le vetrine. Qualche mese fa gli ho proposto di vedere un telefilm relativamente facile, Parenthood, uno sceneggiato della NBC con una trama così banale che a confronto i Cesaroni sono Inception.
In ogni caso, col passare del tempo (ve la faccio breve perché altrimenti facciamo notte e io stasera ho un appuntamento con X-factor) anche lui si è affezionato ai Braverman, ma soprattutto al vedere le cose in lingua. Con gli episodi siamo in pari con l’America e quindi, visto che lui è un fiero adepto della filosofia “UN TELEFILM PER VOLTA, UNO ALLA VOLTA, PER CARITA'” (sì, è un pazzo), ci siamo dati ai film.

Read More

Ogni pollice opponibile, un piccolo mondo: tipi da Whatsapp

Non il maltempo, non il Jobs Act, non la disoccupazione. La grande questione delle scorse settimane sembrava essere una sola: le spunte blu di Whatsapp. La reale conferma che il tuo interlocutore ha letto il tuo messaggio e che, probabilmente, sta pensando a cosa risponderti. Una svolta incredibile, a quanto pare.

A me tutto questo ha provocato una fase di incredulità iniziale, durata sì e no quattro minuti e mezzo (il tempo di scriverlo alle mie amiche e ad Architetto, “oh ma anche a te son diventati blu o è il mio telefono che è radioattivo?”). Non ho gridato allo scandalo: che Zuckerberg e compagnia bella siano particolarmente inclini allo stalking già si sapeva da anni, quindi non scomponiamoci e andiamo avanti a scriverci e a mandarci cuoricini come facevamo ieri. E sticazzi della tecnologia e di tutti quelli che si fanno ‘sti problemi, quelli che si tormentano sul serio, ha letto e non mi ha risposto, ODDIO, PANICO, ultimo accesso due minuti fa, perché?!?!
Magari avevo semplicemente da fare, magari non avevo tempo, o magari non volevo risponderti. In ogni caso la risposta, caro amico che ti tormenti, è dentro di te. Ogni pollice opponibile è un piccolo mondo. Lo stesso pollice opponibile che negli ultimi anni ha ticchettato avanti e indietro per comporre sms (così corti e costosi, con alla fine l’onnipresente risp sul mio, che era un po’ perentorio ma sottintendeva anche stai tranqui e risp un po’ quanto ti pare) e che ora, ticchettando, contribuisce a creare un “tipo da Whatsapp”.
Tutti siamo un tipo – io stessa sono un tipo, o anche due insieme a volte. Qui di seguito i principali. O meglio, quelli che stanno ancora aspettando una mia risposta.

Read More