"Cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota?"

Io l’ho sempre detto.
I giornalisti, quando intervistano le mogli o le fidanzate di uno sportivo, formulano sempre tante domande interessanti e piacevoli da leggere. Danno l’idea di voler approfondire davvero il lato umano della coppia e il pezzo che ne esce è sempre di alto livello.

Com’era quando giocava nel San Pietro in Cerro?
Dev’essere difficile gestire il successo. Qualche caso di depressione?
Chissà che orari che ha..  Porta mai a scuola i bambini? 

Come se gli sportivi fossero al pari dei pedofili, interdetti ad avvicinarsi a meno di 100 metri dalle scuole.

Non fatevi prendere in giro: l’unica cosa che vogliono sapere (e che vogliono farci sapere), per poi inserirla nell’articolo con tanto di suspence e domande ad effetto, è con che frequenza si divertono in branda. Qual è la cadenza con cui bruciano calorie a letto a ridosso dei loro impegni calcistici. Se si ritagliano un paio d’ore prima di una gara per trastullarsi. Insomma: se trombano prima.

Tralasciamo il fatto che chiedono sempre del “prima”.. Prima di una gara di nuoto, prima o durante il ritiro, prima delle olimpiadi, prima dei mondiali. Prima. Mai che chiedano se lo fanno dopo.
Il nocciolo della questione è proprio la tendenza ad innalzare gli sportivi (i calciatori soprattutto) a grandi divinità del sesso; li dipingono come degli adoni tutto testosterone e muscoli che strabordano dalle magliette, anche se magari hanno una vita noiosetta, fra le lenzuola. E, intendiamoci, se anche fosse così non ci sarebbe nulla di male.

Dall’altra parte, poi, le risposte son sempre le stesse.
No, il mister non vuole, ci affatichiamo per niente, lui è concentrato sulla gara e non può permettersi distrazioni, il ritiro è lontano e spesso non siamo insieme, cerco di raggiungerlo ma preferisco che faccia squadra con i suoi compagni.. 
Tutte cretinate, cari giornalisti.

Finalmente una con le palle ha dichiarato che se la gode, prima di una gara.
Federica Pellegrini – che brilla per i suoi record in vasca e non certo per la sua simpatia – ha detto che la risposta del suo fidanzato Filippo Magnini era una battuta, ci mancherebbe altro: aveva dichiarato che prima delle gare ci andava cauto, molto cauto, con i rapporti intimi.

E noi, povere illuse, che avevamo creduto che anche fra i nuotatori vigessero le stesse regole dei ritiri del calcio.. Quasi non ci dormivamo la notte, e quasi ci sentivamo normali, nel paragonare la nostra più o meno intensa vita sessuale. Quando il nostro partner (sia uomo che donna, sia chiaro) si faceva forte delle risposte dei calciatori purtroppo non c’era niente da fare.
“Domani amore ho una giornata pesante, ti dispiace..? Dai non arrabbiarti, anche Totti e Ilary non fanno niente prima delle partite, l’ho letto sul Vanity Fair” (variante maschile: l’ho letto sul tuo Vanity Fair che ho sfogliato casualmente quando ero in bagno.. ero stufo di fissare le piastrelle, mica perché mi piaccia quel tuo giornale da femminuccia con solo della pubblicità”). 

D’ora in poi vi voglio reattivi e con la risposta pronta.

– Amore, lo sai cosa fa Federica Pellegrini quando non nuota?
– Si allena coi Pavesini?!
– No, te lo dico io. Prima delle gare tromba come un riccio.

EUROPEI 2012: piccola guida alla sopravvivenza.

Questa è la settimana prima dell’inizio della fine.

A metà Maggio abbiamo detto ciao alla serie A, che se ne va in ferie fin verso Settembre: le domeniche da allora non sono più le stesse. Niente “Diretta Gol” o “Diretta Premium”, niente “Quelli che il calcio” né Biscardi e il suo silenziosissimo processo del lunedì.
La nostra tv d’estate fa un importante cambiamento di rotta: su Mediaset c’è il MotoGP, sulla Rai invece spopola la Formula Uno (mi chiedo in quanti riescano ancora a guardarla senza addormentarsi dopo il secondo giro, mio papà dorme già al primo semaforo). Ogni tanto spuntano i campionati di nuoto, che se c’è un po’ di gossip come l’anno scorso con la Pellegrini ci piacciono ancora di più.
Ad Agosto poi ci toccherà tenere quotidianamente il conto delle medaglie, perché a Londra partono i Giochi Olimpici: toccherà a tutti tranne che a tua nonna, perché tanto lo sa pure lei che i cinesi non sanno fare altro che vendere vestiti e vincere alle Olimpiadi.

Read More

Una vera e propria Certezza on the Silk Road.

Prima di continuare a leggere, guardate questo video.

Lui si chiama Tommaso, sta parlando della Croazia non perché ha deciso di andarci in vacanza a tempo perso su un Peugeot scassato senza guardare le previsioni.. Si chiama Tommaso ed è una delle poche certezze che rimangono in questo mondo.
Mi spiego meglio.
Lui si chiama Tommaso, sì, e il suo soprannome è Certezza.
Andavamo alla stessa scuola media, lui un anno più grande di me, frequentavamo lo stesso Conservatorio e negli ultimi anni l’ho sentito più di un paio di volte suonare live con il suo gruppo. Insomma, vi dico queste cose per farvi capire che non è un personaggio costruito a tavolino, Certezza esiste davvero.

Avevo perso un po’ le sue tracce ultimamente; eravamo amici su Facebook, poi uno dei due deve aver fatto pulizia e tutto si è perso nell’etere. Ho letto che nel frattempo si è laureato in Biotecnologie sanitarie e che è rimasto nell’ambito della ricerca, dopo aver tristemente accantonato il progetto di lavorare presso un benzinaio per poter avere la benzina gratis. Progetto ambizioso, ma geniale.

Ciò che non ha lasciato a marcire dentro un cassetto è l’idea di fare un viaggio in bicicletta.
Non un viaggio qualsiasi di quelli che potrei organizzare io, “casa mia-casa della nonna” o “casa mia-Coop dietro l’angolo”, usando la mia bici rossa sgangherata, talmente brutta e arrugginita che non ha mai fatto gola a nessuno, neanche quando è rimasta parcheggiata con una ruota a terra per mesi davanti alla stazione. (Tempo dopo me l’hanno rubata sotto casa, e poi l’ho ritrovata.. ma questa è un’altra storia).
Certezza ha intrapreso una delle strade più belle e complicate che ci siano: la via della seta.
Sommando le informazioni, ho capito che questa “via della seta” non è un percorso prestabilito come la Parigi Dakar, ma racchiude tutta quella parte di mondo (Wikipedia parla di 8000 km di territorio) che un tempo ospitava gli scambi commerciali fra la Cina e l’Occidente.
Per quelli, come me, che la geografia l’hanno abbandonata in quinta elementare con la ricerca sulla Finlandia e ora sanno solo distinguere le varie indicazioni sullo schermo del Tom Tom: stiamo parlando di quella parte a destra dell’Italia, Grecia, Turchia, quegli stati ignoti sotto la Russia che finiscono tutti in -istan.. Poi il Tibet e la Cina. Per capirci, sono quelle zone prima di arrivare alla Jacuzia e al Kamchatka, nel caso al prossimo turno voleste attaccarmi il Siam con tre carri armati.

Ad ogni modo, Tommaso è partito a fine marzo, ha fatto qualche tappa intermedia in Italia puntando verso Trieste, ha macinato km in Croazia e poi Albania e Macedonia: ora dovrebbe trovarsi in Grecia, nei pressi di Salonicco. Almeno, stando al dispositivo satellitare che ha addosso e che lo tagga automaticamente sul suo blog.
La strada però è ancora lunga. Lui dice di voler esplorare “una via della Seta un po’ snobbata, quella “centrale”: ovvero passare lungo tutto l’Adriatico slavo, attraversare i Balcani […] arrivare a Istanbul e vedere la Cappadocia”. Magari si fermerà nel Caucaso, magari passerà in Georgia e Azerbaijan.. “E poi si vedrà. Il mio obiettivo finale lo dico sottovoce, è troppo lontano perché sembri un vero obiettivo, e si chiama Kashgar. Cercatelo su Google Maps”.
Io l’ho cercato, lo ammetto, ed è.. lontano.

In questo momento, quindi, Certezza è in sella ad una bicicletta, con gli occhi su una cartina e dei posti meravigliosi davanti a sé. Gli ultimi suoi aggiornamenti dicono anche che forse ha trovato un compagno di viaggio, un ciclista francese, dapprima un po’ scontroso e solitario, che ha come ultimo obiettivo il Giappone.

Quello che mi ha sbalordito, al di là dello stupore iniziale nel ritrovare una faccia conosciuta in un’impresa del genere, non è stata la strampalata decisione della meta (perché proprio la via della seta, non era più facile un coast-to-coast negli Stati Uniti?) o il fatto di voler per forza partire solo con una bicicletta.. Ciò che mi ha lasciato senza fiato è stato leggere una “autointervista” fra T e T (Tommaso e Tommaso, appunto) che ha un solo intento: fornire una spiegazione.

T – Perché fai tutto ciò?
T – Il viaggio intendi?
T – Sì.
T – Perché non dovrei farlo?
T – Perché la gente normalmente non fa queste cose. Le relega a rango di sogni nel cassetto e non ci pensa più. Perché tu lo stai facendo?
T – E’ difficile rispondere. Razionalmente lo faccio perchè voglio vedere il mondo. Sai cos’è paradossale?
T – Cosa?
T – Che ci siano un mucchio di tizi che si appassionano a robe del tipo ‘Il signore degli anelli’, dove ci sono terre favolose con popoli strani e misteriosi, lingue antiche e alfabeti stranissimi. Ma tutto questo è già qui, su questa terra, da millenni. Allora perché leggerlo su un libro, peraltro di fantasia? E poi ultimamente vanno forte i documentari. La gente guarda i documentari su posti meravigliosi con il loro maledetto televisore a 149 pollici 3D e in HD. Guardano il documentario sulla Cappadocia e la loro sete di meraviglia è saziata. A posto. Non gliene frega nulla di vederlo con i propri occhi, di respirare l’aria, di parlare con le persone, e soprattutto di FARE FATICA per stupirsi. Perché faticare, sudare, lottare per provare delle emozioni lascia cicatrici, belle e brutte, ma sempre indelebili. Un documentario alla TV non lascia proprio nulla, e questo è quello che le persone vogliono.

Capito? Altro che WILD.

Il Blog: Certezza On the Silk Road
La pagina Facebook
Il canale YouTube: CertezzaSilkRoad e Certezza87 (non so quale dei due sia il canale “ufficiale”, il secondo comunque è il più recente).
Daje tutta Tommi.

Lo sport e lo spogliatoio, questi sconosciuti.

Non sono una grande fan dello sport.
Chi mi conosce lo sa; preferisco leggermi un libro piuttosto che andare a correre, e farei ottanta addominali di seguito piuttosto che infilarmi un costume da bagno e buttarmi in piscina.
In più non sono molto brava a respirare mentre sono sott’acqua – forse quando il mio istruttore di nuoto ci ha insegnato a soffiare e a fare le bolle io mi stavo ancora mettendo gli occhialini: in sostanza, faccio due vasche e i miei polmoni, che lavorano come se stessi in apnea da due giorni, implorano pietà.
La palestra mi annoia, correre mi fa sputare sangue (e mi annoia); la pallavolo mi è sempre stata negata perché suonando il violoncello avrei potuto farmi male alle dita, a calcio sono una schiappa tanto da aver distrutto una caviglia ad una mia compagna durante l’unica partita a cui ho preso parte in cinque anni di liceo..  Posso dire però che a palla prigioniera non ero malaccio; lo dico a onor del vero, e a onor dei voti di educazione fisica che potreste trovare sulle mie pagelle, nel caso vi capitasse di sbirciarle.

Più che altro, ciò che mi ha sempre messo un po’ a disagio è quel buco spazio-tempo-dimensionale quale è lo SPOGLIATOIO.
Già da quando facevo ginnastica artistica (fino alle medie) odiavo cambiarmi davanti a tutte, non parliamo poi di quando ci siamo trasferiti in un’altra palestra e lo spogliatoio era diventato una parete con una panca e null’altro: inutile dire che io arrivavo ogni volta e mi ero già cambiata. D’altronde, io a casa mia non giro mai neanche in un mutande, salvo casi eccezionali in cui faccio il tragitto bagno-camera zompettando come una cavalletta impazzita.

D’estate poi, in piscina, mi hanno traumatizzato tutte le signore che sotto la doccia si denudavano completamente; una volta uscite, temporeggiavano per ore (o minuti, ma pur sempre interminabili) nello spogliatoio perché intente a cercare la crema idratante, il sacchettino per il costume bagnato, il cambio, l’asciugamano e infine le mutandine dentro la borsa.. A quanto pare, sono sempre capitata in piscina con Mary Poppins.
Alla fine, non è mica colpa mia: io ci andrei anche in palestra o in piscina, se poi una volta aperta la porta dello spogliatoio mi potessi trovare direttamente nel mio bagno di casa. Almeno mi risparmierei un paesaggio da visita ginecologica: è vero che ce l’abbiamo fatta tutte allo stesso modo, ma anzi, è proprio per questo motivo che guardarmi la mia mi basta e avanza.

Perciò.. come vedete sono un caso disperato, la pigrizia sta prendendo il sopravvento su tutti i fronti.
Gli unici casi in cui riesco ad impormi sono: quando mi trovo davanti alle scale e mi impegno per evitare come la peste l’ascensore e salire sempre quattro rampe per arrivare in casa, quando mi rendo conto che la macchina non mi serve e posso usare la bici (o almeno, tento di farlo) e quando guardo qualsiasi tipo di sport in tv.
Ah no, quello non conta: peccato.

[Andrei, ottimo spunto!]