Le cose che ho capito nell’ultimo periodo (sì, altre)

Ogni sei mesi circa imparo o capisco qualcosa. Non è detto che sia qualcosa di nuovo o di particolarmente intelligente, ma in ogni caso continua a succedere. 

– Custodisco nella mia testa almeno un centinaio di cose già sceneggiate. Cose che non succederanno mai, ma che io ho sognato e immaginato per filo e per segno, battuta per battuta. Credo di aver bisogno di aiuto.

– Ringraziando il cielo, le elezioni amministrative si fanno ogni cinque anni. Ormai ho paura di aprire il frigo e di trovarmi un volantino, un banchetto o un hashtag anche lì.

– Fare acquisti online potrebbe essere considerato una droga. Stai cazzeggiando su Facebook e improvvisamente ti ricordi che potresti aver bisogno di un paio di sandali. Tre secondi dopo hai dato l’ok a Paypal e, non si sa come, 60€ andati. Puff. Necessitiamo di un servizio di Metadone, un qualcosa che ci consenta di fare click per finta, di autorizzare delle transazioni che poi non andranno a buon fine. Inventatelo, vi prego.

– Se nel punto precedente per PayPal hai letto PEIPOL, basta, chiudi tutto, ciao, Miss Italia per te finisce.

– Il calore manca anche quando non è inverno.

– I bambini nei primi mesi di vita imparano delle cose meravigliose. Quanto sarebbe bello conservare il loro stupore, e quel sorriso che arriva subito dopo.

– Periodicamente, passo ore a cercare immagini di biglietti o scritte sui muri sgrammaticate.

Secondo me in quel “mi sto innamondo di te” c’è del potenziale.

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Non c’è soddisfazione a farne uno facile, dico

Mi è sempre piaciuto fare i puzzle. Ci vuole pazienza, ma non saprei cosa rispondere a chi mi chiede se sono una tipa paziente.

Chiudi gli occhi, riapri.
Sono in una casa di montagna, a Pinzolo, in quella casa che i miei mi hanno sempre detto essere “in piazza, vicino alla chiesa”. Sono per tutta la settimana con i miei nonni e forse mia zia, i miei genitori vengono soltanto per il weekend. Sto sicuramente facendo le elementari: me lo ricordo perché il nonno al pomeriggio voleva dormire e io invece qualche volta suonavo il flauto. La maestra Marilena mi dà un foglio e mi dice di scrivere sulla lavagna le note della canzone di Mamma ho perso l’aereo (sol mi sol mi do sol), “tieni Fabiola intanto trascrivi questo alla lavagna per i tuoi compagni”, per poi impararla con il flauto.
La casa “vicino alla chiesa” me la ricordo buia, un locale unico per cucina salotto e sala da pranzo, con un tavolo in legno chiaro e la panca attorno per sedersi, un classico da montagna. Su quel tavolo io e la nonna cercavamo i pezzi del puzzle, con la luce del lampadario che proveniva dall’alto e io che le facevo ombra con le spalle.

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Come un cerchio che si chiude

Non ho mai dato grande importanza alle date, fino a quando non ho capito che, purtroppo, mi capita di ricordarle tutte.
Un mio compagno di classe ha compiuto undici anni il 9 settembre del 1999. La mia mano che scrive 9/9/99, i miei occhi che si alzano e la mia voce che dice “ehi Gabriele guarda” – non so dirti perché, ma ho tutto stampato nella testa, vivido, come se fossi ancora seduta al mio banco nella 5^D.
Mi ricordo cosa ho fatto un lontano 25 luglio, e mi ricordo anche cosa ho fatto il 25 luglio dell’anno successivo. Mi ricordo il 4 di ottobre, quando stringevo una mano su una Panda azzurra, e quella notte poi è nato mio fratello. Mi ricordo i miei compleanni con gli striscioni, con il temporale, con la borsa bianca di pelle, con un vestito fucsia. Mi ricordo un primo maggio in piazza ad ascoltare i Modena City Ramblers. Mi ricordo il 7 agosto, il 5 dicembre, il 7 gennaio. Mi ricordo il 18 maggio. Mi ricordo un 11 settembre del 2001 e io che ritorno dal campo giochi e accendo la televisione e mia mamma che stava imbiancando tutti i muri di casa e io che faccio la bambina grande e le spiego cos’era successo. Mi ricordo il 5 novembre. Mi ricordo il 19 marzo, e poi il 20, e poi il 21 e il 22 e il 23, il 24 il 25 e ogni giorno forse c’è qualcosa da cancellare.

O da ricordare.

O da ricordare e poi cancellare.

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Le cose che ho imparato nell’ultimo periodo

I jeans strappati sono di moda e si possono mettere tranquillamente anche superati i venticin-s-otto anni. Devi solo superare questa cosa del voler continuamente prendere ago e filo per cucire due toppe proprio lì, nei tagli sulle ginocchia, ma si possono mettere.

A vivere nella paura (oltre a vivere male) ci si nutre soltanto di illusioni.

Quando hai un brufolo in faccia, non spendere soldi in fondotinta correttore e trucchi vari per nasconderlo: punta sulle tette.

Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta. E per nostra sfortuna, rimarranno sempre quattromilaottocentocinquanta.

L’orgoglio ti rovina la vita. Ne vale la pena?

Non so andare al cinema da sola. Vorrei farlo, perché andare al cinema è una delle cose che preferisco, ma andarci da sola mi mette l’ansia.

Riesco a dire (riesco anche solo a pensarle, in realtà) le cose peggiori solo alle persone a cui voglio bene.

Perché nel 2017 guardiamo ancora Grey’s Anatomy?

Chi ha più testa ce la metta, in tutto. E se nessuno ce la vuole mettere? Risponditi da solo.

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Le Fisse #3 – Brunori Sas, The Affair e un’altra cosa

La vita di tutti i giorni ci riserva soltanto schifo, fra terremoti, attentati e presidenti degli Stati Uniti, quindi nel mio tempo libero cerco di circondarmi di cose che poi così tanto schifo non fanno. In questa tornata delle “fisse del periodo” abbiamo una musica, un telefilm e un negozio online. Poteva andarci peggio: potevo per esempio limitarmi a parlare dei Nascondini, i nuovi biscotti del Mulino Bianco creati dal demonio e probabilmente tagliati con la droga, tanta è la dipendenza che danno, ma per questo abbiamo già Banderas.

1 – Sulla musica ognuno c’ha le sue fisse. Io potrei anche star qui a dire giorno e notte che l’album di Brunori Sas è bellissimo, ma se ti piacciono i Modà o Gigi D’Alessio ti continueranno a piacere i Modà o Gigi D’Alessio e difficilmente ascolterai altro. Quindi lungi da me dal plasmare i tuoi gusti musicali; vengo in pace. Però secondo me il nuovo album di Brunori Sas è davvero bellissimo.

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