Le Fisse #3 – Brunori Sas, The Affair e un’altra cosa

La vita di tutti i giorni ci riserva soltanto schifo, fra terremoti, attentati e presidenti degli Stati Uniti, quindi nel mio tempo libero cerco di circondarmi di cose che poi così tanto schifo non fanno. In questa tornata delle “fisse del periodo” abbiamo una musica, un telefilm e un negozio online. Poteva andarci peggio: potevo per esempio limitarmi a parlare dei Nascondini, i nuovi biscotti del Mulino Bianco creati dal demonio e probabilmente tagliati con la droga, tanta è la dipendenza che danno, ma per questo abbiamo già Banderas.

1 – Sulla musica ognuno c’ha le sue fisse. Io potrei anche star qui a dire giorno e notte che l’album di Brunori Sas è bellissimo, ma se ti piacciono i Modà o Gigi D’Alessio ti continueranno a piacere i Modà o Gigi D’Alessio e difficilmente ascolterai altro. Quindi lungi da me dal plasmare i tuoi gusti musicali; vengo in pace. Però secondo me il nuovo album di Brunori Sas è davvero bellissimo.

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Una telefonata con Adele

Hello.
Eccola. Pronto.
It’s me. 
Ciao. Ancora?

Io non lo so. Sarà la nebbia. Sarà che siamo tutti più tristi: dobbiamo metterci il piumino nel letto, sentiamo freddo e ci accoccoliamo sul divano con la felpona e le calze di lana, ma così è troppo.
Qualche giorno fa è uscito il singolo di Adele. (Lo dico anche se dubito qualcuno ne sia rimasto all’oscuro, ormai sento la sua voce anche quando apro il frigorifero). La furbona aveva mandato una pubblicità di trenta secondi durante X Factor UK e l’universo era impazzito. L’universo tranne noi.

It’s me.
Eh. Dimmi.

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Una pigna a Sanremo – s03e03 – Push up, fiori e anestetici

Oggi siamo tutti “sotto anestetico”, viste le ore piccole che ci ha costretto a fare Carlo Conti. Ci siamo addormentati ascoltando Se telefonando, avendo ben presente la faccia di Nek e ci siamo svegliati con l’immagine di Maurizio Costanzo che scrive il testo. Terribile.
A parte questo piccolo incidente di percorso, tutto bene da quel di Sanremo: ieri sera c’è stata la serata delle cover, una piccola gara in cui i cantanti hanno interpretato un brano della tradizione italiana. Si sono sfidati a gruppetti di quattro, al più televotato la gloria e l’onore di aver vinto, più un bellissimo premio. Vi dirò in seguito quale.

E’ miracoloso questo Sanremo, comunque. Carlo Conti il Re Mida della tv: milioni i telespettatori di ieri sera e quasi al 50% lo share, nonostante la serata delle cover (o dei duetti) sia da sempre quella un po’ snobbata da tutti. Io, come al solito, dopo un bicchierino di Amaro del capo mi sono messa comoda e ho cercato con tutte le mie forze di prendere la forma del divano. Non si poteva non guardare, ma se vi siete messi a fare dell’altro vi capisco. Se volete recuperare, qui LE DIECI COSE DA SAPERE SULLA TERZA SERATA.

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Una pigna a Sanremo – s03e02 – Parrucchieri, calzini e il mio prossimo marito

Siamo sopravvissuti anche alla seconda puntata. Vero che col #bevisanremo è andata meglio?

Biagio Twitter

Prima di tutto vi devo dire una cosa. Questa volta Arisa aveva un reggiseno come Dio comanda (non ve l’avevo detto ma ieri l’altro c’era stato un, diciamo, cedimento strutturale). Il primo vestito di ieri era strano, con dei pantaloni così larghi da sembrare una gonna, ma sono sicura che non ve ne siete manco accorti, tutti presi dalla sua scollatura quasi underboobs. Seconda cosa: Ro-ssìo ieri sera era figa. Ma sul serio. Non aveva la testa acconciata da telenovela argentina ma era davvero bona come il pane abbrustolito con la marmellata. E incredibilmente – non che ci voglia un dottorato in linguistica, sia chiaro – parla l’italiano quasi meglio di Emma.

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Una pigna a Sanremo – s03e01 – Influencer e apparecchio per i denti

Ho lanciato un hashtag, ieri. Ora va di moda dire così, ho lanciato un hashtag, e dato che funziona con Renzi ho pensato potesse andare bene anche a me.

Anche Arisa vestita da Cardinale prega che il mio hashtag funzioni [Vanityfair.it]
Anche Arisa vestita da Cardinale prega che il mio hashtag funzioni [Vanityfair]

Non l’ha raccolto quasi nessuno, questo hashtag, e vuol dire che la mia strada per diventare influencer è ancora lunga e tortuosa (un po’ come Siani con la comicità, insomma). Il mio hashtag era un tranquillissimo #bevisanremo, visto che ormai non si guarda il Festival senza affidarsi almeno ad un alcolico o due, ma quasi nessuno mi ha seguita. Peccato, ma stasera cercate di rimediare, grazie. Questa è la terza volta della rubrica che ha fatto commuovere il web, la famosa Pigna che va a Sanremo, e a questo punto dovreste essere preparati: mi piace Sanremo perché asseconda il mio lato trash e giustifica la mia necessità quasi fisiologica di parlare di cagate per una settimana. (A questo punto annuiremo tutti e faremo finta che durante il resto dell’anno io sia una persona seria e composta, dedita a parlare solo di fisica delle particelle e politica estera internazionale. Su, fatelo, annuite).

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