Lettera U – iPost del cuore.

Nel gioco di nome cose città scrivevo sempre le stesse cose. Nome: Ugo. Città: Udine. Animale: Upupa.
Stavolta mi è venuta in mente una frasina di una canzone di qualche anno fa, vinse perfino Sanremo. Lei era vestita come una bambolona di porcellana e truccata da clown e si apprestava a diventare la più trash del panorama musicale italiano (ma anche una delle voci più interessanti, a mio modesto parere). Sì, è Arisa. Sei-falsa-simona-cazzo. Proprio lei.

Sincerità / un elemento imprescindibile. Faceva così.

L’abbiamo tutti criticata. Ma come ha fatto a conciarsi così e salire sul palco, dicevamo. Non sa camminare, non sa cantare, ha scritto una filastrocca, ero capace di cantarla anch’io. Tutto vero.
Molte parti del testo sono di una banalità incredibile, e fare e rifare l’amore, per ore per ore per ore, aver poche cose da dirsi, e io, coi miei sbalzi d’umore, e tu, con le solite storie. E’ quasi peggio di Valeria Rossi e sole-cuore-amore.

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Lettera T – iPost del cuore.

Faccio outing: nei miei trascorsi da adolescente studiosa, al pomeriggio l’appuntamento era fisso. Canale 5, ore 14.45.

– Buongiorno, facciamo entrare Gianni e Tina.
Uomini e Donne era il mio programma d’accompagnamento post pranzum. E non vi nego che ha causato anche una sorta di depressione, Post Pranzum. Ma ve ne parlerò fra poco.

Sono figlia della tv che si è sviluppata con Maria de Filippi. Non lo nego né mi vergogno: alle medie guardavo Amici, alle superiori guardavo Amici, ora se capita guardo Amici. E’ un po’ il mio modo per sentirmi sempre dodici anni, il motivo per continuare a guardare i Cesaroni. Se la Rai trasmettesse ancora Solletico, di sicuro mi farei registrare le puntate come succedeva alle elementari.
Per Uomini e Donne il discorso è un pelo diverso: è un programma fondamentalmente becero, pieno di luoghi comuni, di pretesti per il litigio facile, di gossip di basso – bassissimo – livello. Ma se lo si prende per quello che è, ovvero un talk show dai colori fluo e dal volume parecchio alto, è un ottimo rimedio per farsi due risate.

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Lettera S – iPost del cuore.

Di sicuro l’avete sentito, al telegiornale: Sallusti, il giornalista che fino a qualche tempo fa spopolava nei talk show sta rischiando il carcere.

Riassumo – in modo magari impreciso, ma comprensibile anche agli alunni di terza elementare che mi leggono – per gli smemorati.
Nel 2007 Sallusti era il direttore del quotidiano Libero e perciò responsabile di quanto pubblicato in un articolo che parlava della decisione di un giudice nei riguardi di un aborto (una tredicenne costretta ad abortire, costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l’ha buttato via, si legge – cercate la fonte, si trova online un po’ ovunque). L’articolo reca la firma Dreyfus, quindi le vie possibili potevano essere due: o il querelante si appellava alla responsabilità del Direttore, oppure sporgeva denuncia contro il signor Giampiero Dreyfus. Forse faceva prima a querelare Batman.
Cavilli legali a parte (o capelli legali, quelli che Sallusti ha perso nel corso della sua lunga carriera di giornalista), il nocciolo della questione è che il Direttore è stato condannato ad una pena pecuniaria e alla reclusione per un anno e qualche mese in carcere.
Il resto è cronaca. Il Parlamento si mobilita, in Senato si discute ma poi ci si esprime col voto segreto e si boccia.. Insomma, tutti si danno da fare per aggiustare una legge (quella di diffamazione a mezzo stampa) che probabilmente anche a noi comuni cittadini sembra un pelo too much, per dirla alla fashion blogger.

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Lettera R – iPost del cuore.

Potrei stare qui a parlarci ore, del Rispetto.
Potrei portare esempi, aneddoti, storie; potrei fare un discorso stile Barbara D’urso e convincervi imbambolandovi la testa di frasi fatte e facce tristi. Potrei spiegare quanto ci si senta amati e rispettati in certe occasioni, quanto sia importante circondarsi di gente capace di provare le stesse cose, siano essi amici, conoscenti, colleghi, fidanzati o parenti. Potrei pontificare sulla mancanza di tatto riguardo al commento bisbigliato e sentito per sbaglio, o sull’alzata di occhi al cielo dell’altro giorno, o sulla rispostaccia di ieri sera. O su tante altre cose.
Potrei, in effetti, ma risulterei pesante quanto quattro gomme da neve da spostare a mano, tutte impilate l’una sull’altra. Soprattutto mi ascolterebbero in pochi, e potrei generare un dibattito alla stregua di quello dell’XTRA Factor di ieri, sei falsa, non ti puoi permettere di dire certe cose, e tanti cari saluti ai miei buoni propositi del “dare rispetto per avere rispetto“.

Quindi potrei parlarne, ma non ne parlerò.

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Lettera Q – iPost del cuore.

Alzino la mano quanti di voi bevono abitualmente caffè. Tanti, presumo.
I sondaggi – tutti, compresi quelli di Mannheimer e di Mentana del lunedì sera – dicono che il caffè sia la terza bevanda più consumata al mondo, dopo acqua e vino.
In Italia innanzitutto abbiamo l’espresso, diversamente dagli altri paesi dove si beve quella brodaglia allungata al sentore di caffè, servita in un bicchiere grande quanto un vaso da fiori. Che, fra parentesi, a me piace pure.
Qui, poi, il caffè lo prendiamo in determinati momenti della giornata e non come accompagnamento ai pasti – a meno che a voi non piaccia mandar giù un boccone di carbonara e berci dietro una tazzina di Lavazza Qualità Oro. Ci gustiamo il caffè solitamente alla mattina, per svegliarci, o verso le 10, per riprendere la concentrazione; oppure dopo una lauta mangiata, prima di un dito di limoncino, o durante una sessione intensiva di studio.
Insomma, il mondo è a misura di caffè e la vita dell’italiano medio è scandita dal rumore sordo della macchinetta per l’espresso. Non a caso i pionieri del “non mi piace il caffè” sono rimasti in pochi, sulla terra, e sono costretti a subire ancora oggi gravi disagi sociali. (Giuro, i sondaggi dicono anche questo).

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