Una pigna a #Sanremo2017 – Dai che la sappiamo già tutti a memoria: namaste, alè!

Mi tocca gongolare.

Lo sappiamo tutti, ovviamente: ha vinto Francesco Gabbani, con quella canzoncina che ti entra in testa e che prevede una coreografia da gioco aperitivo in spiaggia (forse la gente ne ha le balle piene delle canzoni tristi e impegnate, no?). Secondo posto per Fiorella Mannoia, che sì, bravissima, però la canzone al quarto ascolto rompe anche un po’ le balle. In terza posizione chi? Scusate, non ho capito, chi?

Io sono contenta. E non solo perché Albano e Gigi D’Alessio non sono neanche arrivati in finale, ma perché alla fine le prime tre canzoni sono diverse e significative per un qualcosa.

“Occidentali’s karma” è perfetta da cantare in macchina intanto che aspetti il verde; “Che sia benedetta” è da condividere su Facebook immaginandosi di sventolare l’accendino; “Vietato morire” è tutto: è ben scritta (nonostante sia simile alle altre sue canzoni), il testo scorre bene, il ritornello ti entra in testa, ha un messaggio chiaro. Poi ognuno c’ha i suoi gusti, era più bella quella no a me piaceva di più Paola Turci eh ma invece Zarrillo tanta roba. Pace bene e andiamo a berci una birra tutti insieme. O a ballare.

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Una pigna a #Sanremo2017 – Apriamo il televoto per Giorgia, grazie

Insomma, Maurizio, mica tanto.

Io ieri sera ho fatto un po’ fatica, ma sono stoicamente arrivata fino alla fine (e fino anche al Dopofestival, e ho anche visto un pochino di Marzullo, sì). Fra tutti ho preferito il Dopofestival, specialmente quando un forse un po’ brillo Gigi D’Alessio ha strizzato l’occhio a Nicola Savino dicendo “questo programma è proprio inutile”. Mi ha addirittura strappato una sana e fragorosa risata partenopea, che ha dell’incredibile.

Proprio per questo vado dritta al punto: dei cantanti di stasera non ci ho capito molto.
Non ho bevuto niente. Forse dovevo. Forse un goccino d’alcol aiuta a stimolare le orecchie, non so. Le poche cose che mi sono davvero piaciute sono oggettivamente delle canzonette che di solito snobberei – puah, questa è una canzone di merda – rimettendomi gli occhiali sul naso. Perché io faccio parte della categoria degli snobboni della musica, cioè quelli che storcono sempre il naso quando la radio in macchina indugia su una merda passata da RTL e poi vanno ad ascoltare, di nascosto da tutti, perfino da Spotify, le playlist dei peggiori bar di Caracas. Ce li avete anche voi, degli amici così. E se mi stai dicendo che no, tu non ne conosci neanche uno, sappi che lo snobbone sei tu. (Infatti, sono io).

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Una pigna a #Sanremo2017 – Bulli e pupe (e gente che deve star zitta)

Finalmente ci siamo: la mia settimana preferita dell’anno è incominciata bella spedita.

Più o meno.

C’avevo l’ansia di Sanremo stavolta. Non solo perché c’è Maria, e Maria è un’istituzione per noi cresciuti a pane e Saranno Famosi, ma un po’ per tutto. E alla fine di Sanremo credevo di aver cambiato operatore, credevo mi avessero hackerato il cellulare, credevo di avere addirittura la birra sponsorizzata dalla Tim. Invece tutto a posto. Tranne quando mi sono incazzata, verso la fine. Ma andiamo per gradi.

Quest’anno – ormai lo sanno anche i sassi – conducono Maria De Filippi e Carlo Conti.
Secondo me Carlo Conti ha sparato in alto per il suo ultimo anno, forse per evitare l’effetto replay delle scorse edizioni (che è dietro l’angolo), forse per accaparrarsi quella fetta di pubblico di fedelissimi che seguirebbero Maria anche quando la mamma ti chiede “e se Maria salta giù dal balcone tu cosa fai, salti giù dal balcone anche tu?”… In ogni caso sticazzi, ha fatto più del 50% di share con 11 milioni di spettatori, tanti auguri Carlo che stamattina è Natale.
Se devo essere sincera ho trovato tutto un po’ loffio, in generale, ma per me ci sono stati comunque dei momenti altissimi, neanche fossimo davvero davanti a C’è posta per te e ai vari “Sì Maria ha accettato l’invito ed è qui con noi”. Cioè, si è addirittura seduta sullo scalino. Da lì ad avere Danielona che urla “FALZA! FALZA!” il passo è breve.

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Una pigna a Sanremo 2016 – Ne abbiamo viste di tutte i colori

Un giorno mi dirai – mi sembra di vederlo, mio figlio, mentre mi lamento delle mie fatiche di madre e lui non mi ascolta…
Siamo arrivati alla finale di Sanremo e siamo sopravvissuti alla finale di Sanremo. Siamo sopravvissuti a Juve-Napoli e, a quanto pare, siamo sopravvissuti anche a dei colpi sospetti che verso le 11 ci hanno fatto dubitare di essere finiti dentro una sparatoria. Giuro, non mi sto inventando niente, pensavamo davvero ad una sparatoria. Sarà stato qualcuno che si voleva suicidare per l’estrema lunghezza di Sanremo, chissà.
Hanno vinto gli Stadio, comunque. Ma io lo sapevo già, visto che dopo la prima sera mi è arrivato questo screenshot. E se una canzone piace all’Anna, che sta amando addirittura quella cacata di Ginza, stai sicuro che avrà successo.

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Una pigna a Sanremo 2016 – Eroi metropolitani: i Tipi da Festival

“Spiacente, il numero da lei selezionato non è raggiungibile”.
Niente Sanremo per me ieri sera. I compleanni vanno onorati e festeggiati – mica possiamo renderci schiavi di una cosa così banale come un palinsesto televisivo, eh – perciò libera uscita questo venerdì sera per me. Vino, carne e fanculo alla dieta, una volta tanto.

Non ho visto Sanremo e non ho sinceramente intenzione di recuperare in streaming, come mi aveva inizialmente suggerito Architetto. Ho dormito a spizzichi e bocconi per tre giorni, direi che mi sono meritata una sana e lunga dormita.

(Ah. So che siete in pensiero, ma purtroppo il miracolo non è avvenuto. Non mi sono svegliata con addosso le tette di Madalina come avevo sperato ieri l’altro. È un’ingiustizia).

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