Riflessioni semiserie sulla fine di Gilmore Girls (SPOILER! SPOILER! SPOILER!)

Ho visto tutto. Mi è costato un mal di testa epocale e un sacco di ore sul divano alla ricerca della migliore delle posizioni, ma ne è valsa la pena.

Breve riassunto per chi è rimasto fuori dal mondo: sì, sto parlando di Gilmore Girls: A Year In The Life, il seguito (la reunion? il revival? la nuova serie? l’ultima stagione?) di Una mamma per amica.
Non vi nego che è sempre stato il motivo per cui ho fatto e rifatto mesi di prova e poi abbonamenti (due, fin qui) a Netflix. Narcos, Stranger Things – sì certo, bellissimi, ma la mia unica motivazione erano Lorelai e Rory. Io vi do i miei quindici euro e voi mi fate ritornare a Stars Hollow per un pochino. Mi sembra un buon compromesso.

Io non so spiegare cosa sia per me Gilmore Girls. È la mia coperta preferita. Tutti ne abbiamo una e per me è Una mamma per amica.
Nel lontano 2000 e qualcosa erano usciti ogni settimana i dvd con Tv Sorrisi e Canzoni; li ho comprati tutti. Però non avevo tutti i torti: non esisteva lo streaming, scaricare le cose con una linea 56k era impensabile e non avevano ancora inventato La5. Una vita di merda, insomma.

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SPRING IN PIANURA PADANA – Cinque cose che non vorrei rivedervi addosso

È piovuto il caldo, ha squarciato il cielo e noi siamo ancora qua a cercare di capire come dobbiamo vestirci prima di mettere il naso fuori di casa.

Non so da voi, ma qui viviamo praticamente in balia degli eventi atmosferici. Alla mattina nove gradi, a mezzogiorno venticinque, alla sera quattordici. La notte non lo so quanti gradi ci siano, ma solo perché mi piace dormire ancora sotto il piumone e sudare via tutti i pensieri così, rannicchiata sotto le coperte fino a che non suona la mia sveglia con cuccuruccucù Paloma.
Comunque, diciamocelo, è un problema: avevo comprato un cappottino grigio perfetto per le mie serate di aprile, bellissimo, in pieno stile Olivia Pope prima della sua svolta colorata, e purtroppo non posso più avvicinarmici neanche in cartolina, perché fa un caldo che vorrei strapparmi la pelle di dosso. Così, mi sono piegata ad un inutile e antiestetico piumino lucido, identico a quello che portano tutti. Sono comodi, per carità, ma l’avevo già detto nella puntata di Autumn in Pianura Padana: imbracciamo i fucili e ribelliamoci, i piumini non devono avere la meglio, mai.

Visto il caldo (o vista la moda, a questo punto) ci stiamo sbizzarrendo di brutto mettendoci delle cose che a mio parere sono davvero oscene. La primavera è incominciata da un po’, e la vedo grigia ad arrivare all’estate stando zitta. Quindi, concedetemi le CINQUE COSE CHE VORREI NON RIVEDERVI ADDOSSO per questa SPRING IN PIANURA PADANA.

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Una pigna a Sanremo 2016 – Ne abbiamo viste di tutte i colori

Un giorno mi dirai – mi sembra di vederlo, mio figlio, mentre mi lamento delle mie fatiche di madre e lui non mi ascolta…
Siamo arrivati alla finale di Sanremo e siamo sopravvissuti alla finale di Sanremo. Siamo sopravvissuti a Juve-Napoli e, a quanto pare, siamo sopravvissuti anche a dei colpi sospetti che verso le 11 ci hanno fatto dubitare di essere finiti dentro una sparatoria. Giuro, non mi sto inventando niente, pensavamo davvero ad una sparatoria. Sarà stato qualcuno che si voleva suicidare per l’estrema lunghezza di Sanremo, chissà.
Hanno vinto gli Stadio, comunque. Ma io lo sapevo già, visto che dopo la prima sera mi è arrivato questo screenshot. E se una canzone piace all’Anna, che sta amando addirittura quella cacata di Ginza, stai sicuro che avrà successo.

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Una pigna a Sanremo 2016 – Eroi metropolitani: i Tipi da Festival

“Spiacente, il numero da lei selezionato non è raggiungibile”.
Niente Sanremo per me ieri sera. I compleanni vanno onorati e festeggiati – mica possiamo renderci schiavi di una cosa così banale come un palinsesto televisivo, eh – perciò libera uscita questo venerdì sera per me. Vino, carne e fanculo alla dieta, una volta tanto.

Non ho visto Sanremo e non ho sinceramente intenzione di recuperare in streaming, come mi aveva inizialmente suggerito Architetto. Ho dormito a spizzichi e bocconi per tre giorni, direi che mi sono meritata una sana e lunga dormita.

(Ah. So che siete in pensiero, ma purtroppo il miracolo non è avvenuto. Non mi sono svegliata con addosso le tette di Madalina come avevo sperato ieri l’altro. È un’ingiustizia).

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Una pigna a Sanremo – “Alabarda spaziale!”

Che fatica. Ve lo dico, amici, che fatica.
Per superare questa serata non solo ci sarebbe voluto un litro di mirto da bere a cena, in via preventiva. Ci vuole l’analista per riprendersi.

Non ho aggettivi per descrivere questa serata di giovedì, se non lenta, poco efficace e da programma di Carlo Conti. Fare le cover a Sanremo movimenta un po’ il menu, ti sembra non sia la solita minestra, ma sembrava di stare ad un gigantesco karaoke. Avendo la consapevolezza, però, che certe canzoni le canto meglio io.

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