Ocio agli Oscar 2015 (Tre film che più diversi non si può)

Sono andata un po’ a rilento, questa settimana, ma ce l’ho fatta. Avevo in programma di vedere tantissimi film, per portarmi un po’ avanti col lavoro, ma è andata a finire che mi è venuta un pelo di influenza – giuro che non è colpa della nuova moda di girare con le caviglie scoperte, io ho quasi sempre gli stivali da becchino – e non riuscivo a mettermi a guardare niente di più impegnativo di una replica di Una mamma per amica. Ieri sera infatti c’era Il gladiatore e io mi sono addormentata alle dieci e venti. Architetto non me lo perdonerà mai.

In questa tornata di Ocio agli oscar ci sono tre film che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Uno sicuramente lo avete già visto, uno è quello che boh, mi hanno detto che è un po’ angosciante e uno probabilmente non lo avete mai sentito nominare. Bene. Iniziamo con quello.

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Ocio agli Oscar 2015 (perché anche stavolta dobbiamo darci un tono)

Gennaio potrebbe quasi diventare il mio mese preferito. Non solo per quest’aria frizzantina nelle giornate di sole, non solo perché proprio in quella pagina nel calendario che ha fatto a mano la mia amica Bea c’è una mia foto in bella vista, no. Perché a gennaio devo per forza buttare un “ocio” agli Oscar.

Premettiamo subito una cosa: non sono una grandissima esperta di cinema. Forse lo sono un pelo di più rispetto alla media, per tantissime ragioni che non importano a nessuno (ricordiamoci che in Italia i film più visti rimangono quelli di Checco Zalone..) ma il mio non è un punto di vista poi così autorevole. Mi piace questo Ocio agli Oscar perché vorrei creare un angolino tutto chiacchiere e distintivo nel quale ognuno possa sentirsi libero di dire quello che vuole, dal “che palle Wes Anderson” al “vai a cagare perché non hai capito niente di American Sniper”.
L’anno scorso ci siamo buttati a capofitto perché c’era Sorrentino in gara, e se non avevi una tua opinione sulla Grande bellezza non eri nessuno. Quest’anno non c’è neanche un italiano in lista. Ma tranquilli, sono sicura che Maccio Capatonda avrà una chance nel 2016.

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#GOODNATAL, i film

Volevo andare al cinema, stasera, ma guardando la programmazione mi è venuto male. Che cosa abbiamo fatto di male per meritarci dei film del genere, quest’anno? L’unico che (forse) mi ispira è quello della Disney, Big Hero 6: un cartone animato non delude mai, soprattutto se porti con te un bambino di nove anni che uscito dalla sala sarà felice anche solo per il tempo che gli hai dedicato.
In questo periodo sento proprio l’esigenza di guardare cose “confortanti”. Oppure di terminare i telefilm che ho lasciato a metà, soprattutto Grey’s Anatomy, che ho vigliaccamente messo in standby dopo la prima puntata dell’ultima stagione, e True Detective (ci sto riprovando, io vi giuro che mi ci sto impegnando, ma mannaggia quanto mi fa dormire, è peggio di un sonnifero). La televisione per noi comuni mortali, figurati, ripropone più o meno sempre i soliti titoli da vigilia (Una poltrona per due, qualche classico Disney, Miracolo sulla 34a strada..); Sky ha un po’ più di scelta con i suoi mille canali tematici, ma insomma, se l’alternativa sono i 30 anni di cinepanettoni Dio ce ne scampi e liberi. Piuttosto guardatevi The Lady.

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Cinque buoni motivi per guardare cose in lingua originale

Sicuramente l’avrò già detto, ma voi fate sì con la testa, come si fa con la nonna anziana e un po’ rincoglionita.
Architetto, da un po’ di tempo a questa parte, si è fissato che deve imparare le lingue. Questa bella idea non gli è venuta quando era il momento di studiarle davvero le lingue, visto che alle superiori in inglese era una capra fatta e finita (è di sua proprietà l’ormai famoso “good Natal”, che non mi stancherò mai di raccontare). No, tutto adesso.

Per assecondarlo in questa sua nuova mania (nuova ma neanche troppo strana, devo dire, perché mi poteva capitare di peggio) mi sono attivata per tempo, o quanto meno prima che mi costringesse a parlare inglese anche mentre siamo in giro a guardare le vetrine. Qualche mese fa gli ho proposto di vedere un telefilm relativamente facile, Parenthood, uno sceneggiato della NBC con una trama così banale che a confronto i Cesaroni sono Inception.
In ogni caso, col passare del tempo (ve la faccio breve perché altrimenti facciamo notte e io stasera ho un appuntamento con X-factor) anche lui si è affezionato ai Braverman, ma soprattutto al vedere le cose in lingua. Con gli episodi siamo in pari con l’America e quindi, visto che lui è un fiero adepto della filosofia “UN TELEFILM PER VOLTA, UNO ALLA VOLTA, PER CARITA'” (sì, è un pazzo), ci siamo dati ai film.

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Storia di gente che va alle anteprime dei film – Tutto può cambiare

“Ehm, salve. Penso di aver prenotato un film.. non so, Tutto può succedere, tutto può cambiare, boh”.
“Direttamente di sopra, sala numero tre”.

Giuro, io pensavo fosse una presa per il culo. Una sorta di pesce d’aprile. Con quel mio fare dubbioso mi sono presentata alla signorina delle casse dell’UCI ieri sera e lei, da dietro il vetro, mi ha mandata dritta alla sala numero tre, nonostante io non sapessi neanche il titolo del film.

E’ successo così: lunedì mattina, mentre scorrevo gli aggiornamenti di Facebook, tra una foto di un cappuccino e l’altro ho letto sul quotidiano della mia città che si regalavano ingressi omaggio per due persone per l’anteprima di un film. Un film non ancora nelle sale, un film che puoi vedere in anteprima come se fossi un vip. Ancora pochi posti disponibili, affrettatevi! e vuoi che io non ne approfitti? Ho scritto subito alla redazione e mi sono fatta mettere in lista. Come un vip.
Ieri sera quindi, puntuale, otto e trenta, dritta alla sala numero tre.

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