Chiude il cinema, e la colpa è anche un po’ mia

Se mi conosci un pochino, sai che ho poche certezze nella vita: mi piacciono tantissimo i lamponi, il verde è il mio colore preferito e tra le cose che amo di più c’è l’andare al cinema.

Questa cosa del cinema ha radici profonde, che nascondono una storia che inizia molto tempo fa, prima ancora che io nascessi. In più, abito in una città relativamente piccola, che però conta (contava, più che altro) un numero abbastanza alto di sale e di teatri. Fino a poco tempo fa, potevi percorrere un paio di km nel centro e ti imbattevi in cinque cinema diversi. Due hanno già chiuso, anni fa. Fra una settimana chiuderà ufficialmente anche l’Iris, e la colpa è anche un po’ mia.

Mio nonno, oltre a occuparsi di una piccola sala in campagna (ma parliamo di un’epoca in cui io non era neanche lontanamente un’idea), lavorava come ragioniere per questi cinema; mi hanno sempre raccontato che il suo ufficio era proprio lì, dove ora ci hanno fatto quella minuscola saletta in alto, quella dove ci abbiamo visto Manchester by the sea pochi mesi fa.
La mia passione per il cinema nasce probabilmente proprio grazie a loro: era spesso la nonna che mi portava a vedere i film Disney. Capitava anche che me li facesse vedere due volte, perché eravamo entrate tardi e ci eravamo perse l’inizio. E capitava che mi portasse a vederli anche se la volta prima le avevo detto che “nonna, sai che tu assomigli ad Ursula della Sirenetta?”. Se aveva tempo mi preparava i pop corn (perché i pop corn della nonna sono più buoni), ma poi mi comprava comunque qualcosa al bar.
Al cinema ci ho visto tantissime cose: ho pianto quando è morto Charlie (non dirmi che non hai visto Charlie – Anche i cani vanno in paradiso che ti insulto), ho avuto paura quando sono scesi gli gnu nel Re Leone e ho mosso la testa a ritmo con i dalmata guardando La carica dei 101 versione film.

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Una pigna a #Sanremo2017 – Dai che la sappiamo già tutti a memoria: namaste, alè!

Mi tocca gongolare.

Lo sappiamo tutti, ovviamente: ha vinto Francesco Gabbani, con quella canzoncina che ti entra in testa e che prevede una coreografia da gioco aperitivo in spiaggia (forse la gente ne ha le balle piene delle canzoni tristi e impegnate, no?). Secondo posto per Fiorella Mannoia, che sì, bravissima, però la canzone al quarto ascolto rompe anche un po’ le balle. In terza posizione chi? Scusate, non ho capito, chi?

Io sono contenta. E non solo perché Albano e Gigi D’Alessio non sono neanche arrivati in finale, ma perché alla fine le prime tre canzoni sono diverse e significative per un qualcosa.

“Occidentali’s karma” è perfetta da cantare in macchina intanto che aspetti il verde; “Che sia benedetta” è da condividere su Facebook immaginandosi di sventolare l’accendino; “Vietato morire” è tutto: è ben scritta (nonostante sia simile alle altre sue canzoni), il testo scorre bene, il ritornello ti entra in testa, ha un messaggio chiaro. Poi ognuno c’ha i suoi gusti, era più bella quella no a me piaceva di più Paola Turci eh ma invece Zarrillo tanta roba. Pace bene e andiamo a berci una birra tutti insieme. O a ballare.

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Una pigna a #Sanremo2017 – Apriamo il televoto per Giorgia, grazie

Insomma, Maurizio, mica tanto.

Io ieri sera ho fatto un po’ fatica, ma sono stoicamente arrivata fino alla fine (e fino anche al Dopofestival, e ho anche visto un pochino di Marzullo, sì). Fra tutti ho preferito il Dopofestival, specialmente quando un forse un po’ brillo Gigi D’Alessio ha strizzato l’occhio a Nicola Savino dicendo “questo programma è proprio inutile”. Mi ha addirittura strappato una sana e fragorosa risata partenopea, che ha dell’incredibile.

Proprio per questo vado dritta al punto: dei cantanti di stasera non ci ho capito molto.
Non ho bevuto niente. Forse dovevo. Forse un goccino d’alcol aiuta a stimolare le orecchie, non so. Le poche cose che mi sono davvero piaciute sono oggettivamente delle canzonette che di solito snobberei – puah, questa è una canzone di merda – rimettendomi gli occhiali sul naso. Perché io faccio parte della categoria degli snobboni della musica, cioè quelli che storcono sempre il naso quando la radio in macchina indugia su una merda passata da RTL e poi vanno ad ascoltare, di nascosto da tutti, perfino da Spotify, le playlist dei peggiori bar di Caracas. Ce li avete anche voi, degli amici così. E se mi stai dicendo che no, tu non ne conosci neanche uno, sappi che lo snobbone sei tu. (Infatti, sono io).

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Una pigna a #Sanremo2017 – Bulli e pupe (e gente che deve star zitta)

Finalmente ci siamo: la mia settimana preferita dell’anno è incominciata bella spedita.

Più o meno.

C’avevo l’ansia di Sanremo stavolta. Non solo perché c’è Maria, e Maria è un’istituzione per noi cresciuti a pane e Saranno Famosi, ma un po’ per tutto. E alla fine di Sanremo credevo di aver cambiato operatore, credevo mi avessero hackerato il cellulare, credevo di avere addirittura la birra sponsorizzata dalla Tim. Invece tutto a posto. Tranne quando mi sono incazzata, verso la fine. Ma andiamo per gradi.

Quest’anno – ormai lo sanno anche i sassi – conducono Maria De Filippi e Carlo Conti.
Secondo me Carlo Conti ha sparato in alto per il suo ultimo anno, forse per evitare l’effetto replay delle scorse edizioni (che è dietro l’angolo), forse per accaparrarsi quella fetta di pubblico di fedelissimi che seguirebbero Maria anche quando la mamma ti chiede “e se Maria salta giù dal balcone tu cosa fai, salti giù dal balcone anche tu?”… In ogni caso sticazzi, ha fatto più del 50% di share con 11 milioni di spettatori, tanti auguri Carlo che stamattina è Natale.
Se devo essere sincera ho trovato tutto un po’ loffio, in generale, ma per me ci sono stati comunque dei momenti altissimi, neanche fossimo davvero davanti a C’è posta per te e ai vari “Sì Maria ha accettato l’invito ed è qui con noi”. Cioè, si è addirittura seduta sullo scalino. Da lì ad avere Danielona che urla “FALZA! FALZA!” il passo è breve.

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Le Fisse #3 – Brunori Sas, The Affair e un’altra cosa

La vita di tutti i giorni ci riserva soltanto schifo, fra terremoti, attentati e presidenti degli Stati Uniti, quindi nel mio tempo libero cerco di circondarmi di cose che poi così tanto schifo non fanno. In questa tornata delle “fisse del periodo” abbiamo una musica, un telefilm e un negozio online. Poteva andarci peggio: potevo per esempio limitarmi a parlare dei Nascondini, i nuovi biscotti del Mulino Bianco creati dal demonio e probabilmente tagliati con la droga, tanta è la dipendenza che danno, ma per questo abbiamo già Banderas.

1 – Sulla musica ognuno c’ha le sue fisse. Io potrei anche star qui a dire giorno e notte che l’album di Brunori Sas è bellissimo, ma se ti piacciono i Modà o Gigi D’Alessio ti continueranno a piacere i Modà o Gigi D’Alessio e difficilmente ascolterai altro. Quindi lungi da me dal plasmare i tuoi gusti musicali; vengo in pace. Però secondo me il nuovo album di Brunori Sas è davvero bellissimo.

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