#italyinaday – Basta schiacciare "REC".

L’obiettivo della fotocamera (sia l’obiettivo in quanto oggetto fisico sia il fine, lo scopo) è quello di immortalare qualcosa degno di essere ricordato.

Noi siamo abituati a registrare tutto; è molto più facile scattare una foto per tenere qualcosa a mente, piuttosto che farsi un appunto o sforzarsi. E poco importa se una foto viene brutta o un video è registrato storto, basta schiacciare “elimina” e ciao. Inquadri, click, tutto come nuovo.
Mia zia ha più di ottant’anni e ogni volta che sposto la macchina fotografica verso di lei mi dice di piantarla perché sciupo la pellicola. Come se non si sentisse all’altezza di essere impressa.

Forse bisognerebbe essere più selettivi, non so.
Io stessa dovrei esserlo: pensavo di farne tante, di foto, poi ho conosciuto il mio fidanzato e beh, credetemi, nessuno riuscirebbe a farne più di lui. Dice che altrimenti non si ricorda le cose; lui deve vedere, visualizzare, rivivere le immagini.
Non c’è da stupirsi, quindi, se proprio lui mi ha fatto conoscere il progetto Italy in a day.

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#MenneaDay – Sono solo venti secondi.

Oggi si celebra il Mennea Day. 

Sì, lo so che la parola vi ricorda  soltanto il “mayday” che si sente nei film quando un aereo precipita o una barca sta per andare a picco come il Titanic, ma non è niente di tutto questo. Anche se, dal mio punto di vista, riguarda comunque qualcosa di catastrofico.

Dovete sapere che ultimamente il mondo dell’atletica è popolato da strane creature, quasi dei missili umani; spesso hanno la pelle nera e due cose strane, più simili a dei prosciutti crudi di Parma che a cosce normali, dentro ai pantaloncini. Non solo Bolt, anche quegli altri americani che sono stati squalificati quest’estate.. Dei mostri.
Pensate che però nel 1979 il record dei 200 metri piani è stato siglato da un italiano. Mennea, appunto.
Nella mia testa non ho mai avuto un’immagine chiara di Mennea. Per me era vestito di azzurro, con i pantaloncini bianchi corti che andavano di moda in quegli anni, ma la faccia era di quel calciatore che esulta alla fine dei mondiali dell’82.

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The day after Alpini.

Non ve ne andate! Vi vogliamo tutte le settimane! Grazie Alpini! A presto!
Su Facebook, tra ieri sera e stamattina, non si parla d’altro: Piacenza è sopravvissuta alla 86° adunata nazionale degli Alpini.

I primi – come dicevo la scorsa settimana – sono arrivati fra lunedì e martedì mattina; di fianco a casa mia il giardinetto è stato attrezzato con wc chimici, tavoloni e frigoriferi giunti fin qui a bordo di un bilico. Le vie brulicavano di camper, roulotte, tende messe giù alla bell’e meglio: sulle aiuole, nei parchetti di quartiere, sugli sputi di erba a ridosso dell’area rossa interdetta al traffico, sul praticello davanti a Palazzo Farnese. Ovunque, o quasi.
La zona ristoro del Cheope era stata chiusa da giorni; al posto del solito parcheggio è stata montata una struttura gigantesca che ha ospitato stand gastronomici e tavoli da birreria al coperto. Kebab, panini con la salamella, patatine fritte, piadine, polli allo spiedo, spaghetti allo scoglio, ma soprattutto vino, sopratutto birra.

Sì, ci sono state polemiche. Sì, alcuni si sono turati il naso. Sì, lo so: molti se ne sono andati dalla città e sono scappati al mare, spaventati dalla confusione.
Sì, è vero, c’era tanta gente, ma cosa vi siete persi, non lo potete neanche immaginare.

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