25 Aprile – Polenta, pannocchie e sandaletti con le cinghie

Chissà quante volte ho sbuffato, prima di ascoltarla veramente.

Sai quando lo hanno trovato, cosa mi han detto? 

Ha girato molte case, quando era piccola. Avevano paura che la rapissero o che le succedesse qualcosa, suo padre doveva essere stato un uomo importante – doveva firmare dei fogli, dei documenti, che permettevano alle persone di andare in città senza che fossero fermati dai fascisti. Nel ’45 non aveva ancora compiuto otto anni. Era la più piccola della famiglia (l’ottava, quattro sorelle e quattro fratelli, quasi da manuale) e sua mamma aveva deciso di affidarla a degli zii, in giro per la campagna emiliana.

Read More

Je suis internet

Forse dovremmo fermarci un secondo.

Ieri non ho parlato, a proposito dei fatti di Parigi e dell’ondata Charlie Hebdo. Ho letto. Ho fatto su e giù fra i vostri status di Facebook, ho aperto articoli, ho guardato le prime pagine dei quotidiani online, ho visto le vostre immagini di #JeSuisCharlie. Ho letto a proposito della volgarità delle vignette, ho letto che i giornalisti un po’ se la sono cercata, ho letto di complotti, di Oriana Fallaci, di qualunquismo sui musulmani e (perché no, intanto che ci siamo) anche sugli immigrati.

Read More

"Fatti, non pugnette" – Italia paese di allenatori, opinionisti e criminologi

Mi ero ripromessa di tacere, di non parlare di queste cose visto che già in giro non si sente altro e che due palle se ne parli anche tu, ma oggi sono un po’ incazzata.

Era bello quando parlavamo solo di mondiali di calcio. Era snervante, sì, eravamo tutti giornalisti e allenatori, ma era più bello. Ora sembra che tutti si siano fossilizzati su un solo argomento: il caso di quel bambino, Loris, ucciso da non si sa bene chi e ritrovato da un cacciatore poco dopo la sua scomparsa.
Non solo la tv, nonostante sia apparentemente quella con più forza mediatica – la tv è arrivata ovunque, adesso ce l’hanno messa perfino sui binari del treno, nelle stazioni della metropolitana, come se non guardassimo già di nostro uno schermo per la maggior parte della nostra giornata – anche i social network, i giornali, le testate online, Twitter.. E’ un continuo. Basta accendere il televisore o scrivere “caso Loris” su Google e si trovano centinaia di articoli, servizi, approfondimenti. Spazzatura. E ognuno di questi ha il suo colpevole, ognuno ha il suo movente, ognuno ha la sua strategia difensiva. Si invita il vicino di casa, l’avvocato della madre (della stessa madre che diceva che era sulla macchina ma che forse non c’era e che aveva lasciato il bambino a 500 metri da scuola e poi invece no, forse l’aveva addirittura riportato a casa). E’ la fiera dell’ESCLUSIVO!, si legge in sovrimpressione, fra poco la zia di Loris, ESCLUSIVO!, parla la nonna e dice che la madre è una disagiata, era violenta già da piccola, “è un’alienata” (articolo dell’Huffington Post che mi è capitato in homepage su Facebook stamattina, non mi sto inventando niente). E’ “informazione”, è legittimo sapere.

Read More

#EARTHDAY – perché la terra è più bella vista da lontano

Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]
Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]

Io a momenti non so prendermi cura di me stessa, figurati se riesco a prendermi cura del pianeta.

La terra vista dall’alto, dice? E’ bellissima. Perfino un alieno vorrebbe scendere per venire a visitarla. Io spero di farlo il più possibile: adesso vorrei viaggiare per toccare con mano tutti i posti che ho visto e fotografato da lassù.

Avrei voluto scrivere cose bellissime, cose che potevano rendere orgoglioso il mio professore di scienze. Avrei voluto scriverle oggi, perché oggi è la Giornata Internazionale della Terra, l’Earth Day. La giornata in cui sfoderiamo il nostro sorriso migliore e ci impegniamo ad innaffiare il basilico e il gelsomino sul balcone, a dividere l’umido dai rifiuti normali e a chiudere l’acqua mentre bofonchiamo con lo spazzolino tra i denti.
La realtà è che di solito sono una frana. Non sono proprio il tipo giusto per dare buoni consigli su come vivere a impatto zero o su come ridurre l’emissione di quelle robe lì nell’atmosfera. Tendo ad usare la macchina anche per andare da qui a due strade più in là e non ho il pollice verde neanche per far crescere una pianta grassa. Faccio solo attenzione con l’acqua, perché cerco di contenermi con la doccia e tutto quanto, ma poi quando mi tocca lavare i piatti faccio un lago in cucina e ciao, poi mi tocca pure asciugarlo, e allora la mia doccia al cronometro non è servita proprio a niente.

Read More

Dico #noallaviolenzasulledonne, ma anche no alla Giornata Internazionale.

Oggi è il 25 Novembre.
Sembra una data apparentemente inutile, se non fosse che sbirciandola poco fa sul display del cellulare ho visto che manca esattamente un mese a Natale. Ma in realtà ne parliamo per un motivo: ricorre oggi la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Ho appena letto un articolo – ma potevo leggerne un altro, dicono più o meno tutti le stesse cose – dove si parlava delle iniziative delle istituzioni per onorare al meglio questo 25 novembre. […] Tutte iniziative bellissime, davvero. Ma io, questa giornata, non la voglio. Non la voglio, e anzi, spero anche di non averla l’anno prossimo.
Lo so che sto dicendo una banalità estrema, forse ancora più banale e strappa-applauso di qualsiasi commento di Barbara D’Urso, ma è la verità. È profondamente triste e ingiusto che al mondo accadano queste cose, ma è ancor più triste che i contenitori televisivi (la tv: praticamente l’unico mezzo accessibile a tutti, purtroppo veicolo di gran parte dell’opinione pubblica) siano pieni di inchieste che, più che del fenomeno, vogliono parlare e scavare nella vita privata delle vittime.

Ho provato vergogna quando al telegiornale dopo il terremoto a L’Aquila intervistavano gli sfollati mettendo loro un microfono in faccia e chiedendo “come ci si sente ad abbandonare la propria casa?”; provo vergogna per l’indugiare sulle persone in ospedale con le fasciature e i punti di sutura in primo piano, qualunque sia la loro storia, ma provo ancora più vergogna quando la morte di una donna diventa, più che una disgrazia e un qualcosa da cui imparare, lo spunto per costruire l’affare giudiziario dell’anno.
Non guardo spesso la televisione dove la morte e la violenza vengono spettacolarizzate, perché mi sembra che ogni episodio di cronaca dia il la per costruire un teatrino che, incessantemente, va in onda ventiquattr’ore su ventiquattro; non solo femminicidi ma morti per qualsiasi causa – strangolamenti, gente che cade nei fiumi, malasanità. Ditemi che differenza c’è fra il TG5 (o qualsiasi altro programma che volete) e le ultime pagine del quotidiano della mia città dove, corredati di foto, ci sono soltanto i necrologi. Anzi, ve lo dico io: fra le pagine dei morti c’è più rispetto, perché si fa silenzio.

Read More