Una pigna a Sanremo 2016 – Eroi metropolitani: i Tipi da Festival

“Spiacente, il numero da lei selezionato non è raggiungibile”.
Niente Sanremo per me ieri sera. I compleanni vanno onorati e festeggiati – mica possiamo renderci schiavi di una cosa così banale come un palinsesto televisivo, eh – perciò libera uscita questo venerdì sera per me. Vino, carne e fanculo alla dieta, una volta tanto.

Non ho visto Sanremo e non ho sinceramente intenzione di recuperare in streaming, come mi aveva inizialmente suggerito Architetto. Ho dormito a spizzichi e bocconi per tre giorni, direi che mi sono meritata una sana e lunga dormita.

(Ah. So che siete in pensiero, ma purtroppo il miracolo non è avvenuto. Non mi sono svegliata con addosso le tette di Madalina come avevo sperato ieri l’altro. È un’ingiustizia).

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Sul celolunghismo e altre paturnie maschili

E’ la notizia del giorno, e la cosa più incredibile è che, oggi, questa sia davvero una notizia.

C’è un’università inglese – e non un’università di uno staterello qualsiasi dell’America che cerca i suoi quindici minuti di popolarità, no, proprio una roba tipo King’s College – che ha condotto uno studio sulla misura del pene. Apparentemente, non era mai stata fatta una cosa del genere: è stato creato un “nomogramma” capace di rilevare le misure del vostro ciaffaro e definire meglio le dimensioni medie a seconda dell’età e dell’etnia. Non chiedetemi cosa sia un nomogramma, nella mia testa ho solo l’eco di ologramma argentato ed il marchio Univideo presenti sulla confezione (ding!), la voce delle care vecchie videocassette Disney.

Comunque, è emerso che le dimensioni medie del vostro arnese devono essere più o meno così:

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Scherzavo. Ma ho visto il terrore nei vostri occhi.

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Vent’anni dopo

I don’t think it’s the cost of a stamp why we don’t write letters.
Inizia così il video di Bruce Farrer. “Non credo sia per il costo del francobollo”, dice. Anche se, caro Bruce, in Italia i francobolli crescono di prezzo ogni volta che cambia il vento.

La storia di Bruce Farrer (qui l’articolo) mi ha come portato in un’altra dimensione. Insegnante di lettere, canadese, in pensione da una decina d’anni, un sacco di studenti traghettati dall’infanzia verso la vita, quella vera. Un giorno assegna un compito, quasi banale: “scrivi una lettera all’uomo, o alla donna, che sarai fra vent’anni”. Lunga dieci pagine. (Forse un po’ troppo, prof; oggi quasi nessuno si metterebbe a dare un compito di dieci pagine, si ritroverebbe file e file di genitori altezzosi che lamentano una forte distrazione muscolare alle braccia dei propri figli).

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Ogni pollice opponibile, un piccolo mondo: tipi da Whatsapp

Non il maltempo, non il Jobs Act, non la disoccupazione. La grande questione delle scorse settimane sembrava essere una sola: le spunte blu di Whatsapp. La reale conferma che il tuo interlocutore ha letto il tuo messaggio e che, probabilmente, sta pensando a cosa risponderti. Una svolta incredibile, a quanto pare.

A me tutto questo ha provocato una fase di incredulità iniziale, durata sì e no quattro minuti e mezzo (il tempo di scriverlo alle mie amiche e ad Architetto, “oh ma anche a te son diventati blu o è il mio telefono che è radioattivo?”). Non ho gridato allo scandalo: che Zuckerberg e compagnia bella siano particolarmente inclini allo stalking già si sapeva da anni, quindi non scomponiamoci e andiamo avanti a scriverci e a mandarci cuoricini come facevamo ieri. E sticazzi della tecnologia e di tutti quelli che si fanno ‘sti problemi, quelli che si tormentano sul serio, ha letto e non mi ha risposto, ODDIO, PANICO, ultimo accesso due minuti fa, perché?!?!
Magari avevo semplicemente da fare, magari non avevo tempo, o magari non volevo risponderti. In ogni caso la risposta, caro amico che ti tormenti, è dentro di te. Ogni pollice opponibile è un piccolo mondo. Lo stesso pollice opponibile che negli ultimi anni ha ticchettato avanti e indietro per comporre sms (così corti e costosi, con alla fine l’onnipresente risp sul mio, che era un po’ perentorio ma sottintendeva anche stai tranqui e risp un po’ quanto ti pare) e che ora, ticchettando, contribuisce a creare un “tipo da Whatsapp”.
Tutti siamo un tipo – io stessa sono un tipo, o anche due insieme a volte. Qui di seguito i principali. O meglio, quelli che stanno ancora aspettando una mia risposta.

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"Sa, signora?" – L’arte del vendere porta a porta

Ieri sono tornata a casa e nel mio salotto, senza un apparente motivo, c’era una camera da letto.

Di solito i venditori porta a porta con me non abboccano. Mi hanno suonato in tantissimi: Enel, Bimby, Folletto, olio, Save the children.. Una volta mi ha suonato pure Santa Lucia, ma di quello vi racconterò più avanti.
Se sono io ad aprire la porta faccio presto a farli desistere, perché mi vedono troppo piccola e io li assecondo, recitando la parte della liceale che non sa neanche dove stanno i coltelli in cucina. E’ quando apre mamma iPhabi che cambiano le cose. Tant’è che si è lasciata convincere ad ospitare una dimostrazione di materassi. Ecco perché, ieri, nel mio salotto c’era una camera da letto.

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