#GoodNatal, da domani

Mi dispiace, probabilmente vi starà venendo l’orticaria solo al pensiero ma ci siamo. Anche quest’anno, puntuale come la mia amica Alessia, siamo stati catapultati in quel periodo in cui viaggiamo a grandi passi, velocemente e inesorabilmente, verso il Natale.

Devo essere sincera, stavolta lo sento in particolar modo. Sono mesi che ripeto che, cavolo, mentre voi vi ingozzavate di panettone arachidi e mandarini io ero delirante sul divano con 40 di febbre; niente che una Tachipirina 1000 non ha potuto risolvere, ma  l’anno scorso mi è sembrato di non festeggiare. Questo weekend con mio fratello (che ricordo, per chi non sapesse, che di anni ne ha meno di dieci) abbiamo fatto l’albero e tutto, ma sono settimane che parliamo della letterina.. Vedi, è per questo che mi piace il Natale. Sono la più banale tra le banali, ma è così. Mi piace il Natale perché è l’unico momento in cui mangio senza pensare a quanti km di corsa dovrò fare per smaltire, è l’unico momento in cui mi sembra che tutto vada com’è sempre andato. E’ l’unico momento dell’anno in cui posso pensare come se fossi un bambino di nove anni.

Read More

"Fatti, non pugnette" – Italia paese di allenatori, opinionisti e criminologi

Mi ero ripromessa di tacere, di non parlare di queste cose visto che già in giro non si sente altro e che due palle se ne parli anche tu, ma oggi sono un po’ incazzata.

Era bello quando parlavamo solo di mondiali di calcio. Era snervante, sì, eravamo tutti giornalisti e allenatori, ma era più bello. Ora sembra che tutti si siano fossilizzati su un solo argomento: il caso di quel bambino, Loris, ucciso da non si sa bene chi e ritrovato da un cacciatore poco dopo la sua scomparsa.
Non solo la tv, nonostante sia apparentemente quella con più forza mediatica – la tv è arrivata ovunque, adesso ce l’hanno messa perfino sui binari del treno, nelle stazioni della metropolitana, come se non guardassimo già di nostro uno schermo per la maggior parte della nostra giornata – anche i social network, i giornali, le testate online, Twitter.. E’ un continuo. Basta accendere il televisore o scrivere “caso Loris” su Google e si trovano centinaia di articoli, servizi, approfondimenti. Spazzatura. E ognuno di questi ha il suo colpevole, ognuno ha il suo movente, ognuno ha la sua strategia difensiva. Si invita il vicino di casa, l’avvocato della madre (della stessa madre che diceva che era sulla macchina ma che forse non c’era e che aveva lasciato il bambino a 500 metri da scuola e poi invece no, forse l’aveva addirittura riportato a casa). E’ la fiera dell’ESCLUSIVO!, si legge in sovrimpressione, fra poco la zia di Loris, ESCLUSIVO!, parla la nonna e dice che la madre è una disagiata, era violenta già da piccola, “è un’alienata” (articolo dell’Huffington Post che mi è capitato in homepage su Facebook stamattina, non mi sto inventando niente). E’ “informazione”, è legittimo sapere.

Read More

#EARTHDAY – perché la terra è più bella vista da lontano

Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]
Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]

Io a momenti non so prendermi cura di me stessa, figurati se riesco a prendermi cura del pianeta.

La terra vista dall’alto, dice? E’ bellissima. Perfino un alieno vorrebbe scendere per venire a visitarla. Io spero di farlo il più possibile: adesso vorrei viaggiare per toccare con mano tutti i posti che ho visto e fotografato da lassù.

Avrei voluto scrivere cose bellissime, cose che potevano rendere orgoglioso il mio professore di scienze. Avrei voluto scriverle oggi, perché oggi è la Giornata Internazionale della Terra, l’Earth Day. La giornata in cui sfoderiamo il nostro sorriso migliore e ci impegniamo ad innaffiare il basilico e il gelsomino sul balcone, a dividere l’umido dai rifiuti normali e a chiudere l’acqua mentre bofonchiamo con lo spazzolino tra i denti.
La realtà è che di solito sono una frana. Non sono proprio il tipo giusto per dare buoni consigli su come vivere a impatto zero o su come ridurre l’emissione di quelle robe lì nell’atmosfera. Tendo ad usare la macchina anche per andare da qui a due strade più in là e non ho il pollice verde neanche per far crescere una pianta grassa. Faccio solo attenzione con l’acqua, perché cerco di contenermi con la doccia e tutto quanto, ma poi quando mi tocca lavare i piatti faccio un lago in cucina e ciao, poi mi tocca pure asciugarlo, e allora la mia doccia al cronometro non è servita proprio a niente.

Read More

Anche quest’anno Babbo Natale legge le mail

Inspiegabilmente, questo weekend quasi tutti abbiamo fatto l’albero di Natale.
Io ho una scusa: l’anno scorso la maggior parte dei rametti dell’albero ci ha abbandonato – era un abete finto; quando ero piccola una volta avevo costretto i miei a prenderlo vero, il giorno della Befana l’abbiamo piantato in campagna ed è ancora lì, sarà alto quasi tre metri, ma è impensabile farlo ogni volta.
Qualche giorno fa sono andata per negozi, volevo comprarmi una giacca pesante (non so nel resto dell’Italia, ma qui fa talmente freddo che sto pensando di riempire il mio armadio di tute da sci e maglie termiche di Decathlon e vestirmi così ogni giorno). Della giacca neanche l’ombra, ovviamente. Di alberi di Natale in compenso ne ho trovati a quintali e mio fratello, otto anni compiuti da poco, mi ha obbligato a comprarlo. Siamo arrivati a casa e non l’abbiamo portato in cantina – “tanto l’8 Dicembre lo facciamo, ci conviene tenerlo qui”.
E’ stato nello scatolone soltanto mezza giornata: sabato pomeriggio, in estremo anticipo, lo abbiamo addobbato.

Dicevo, però, che non sono stata l’unica. Ci siamo fatti prendere tutti dallo spirito natalizio e dalla noia della domenica, probabilmente. Da ieri sui balconi si vede già qualche luce che lampeggia e su Instagram sono spuntati i primi scatti con aghi di pino e palline colorate. Spero che qualcuno apra una pagina Facebook con le foto degli alberi più trash che si trovano sul web; io vi prometto che mi impegnerò a fotografare (o a raccontare) le luminarie più brutte che trovo in circolazione. 

Read More

Tre tendenze per i mesi che verranno (Contest BWWY di Grazia.it)

Piove, ho praticamente terminato il cambio degli armadi e mi sono già bevuta il tè. In più, è passato il compleanno della mia amica Bea e, qualche settimana fa, pure quello del mio fidanzato, perciò ci siamo: stiamo traghettando a velocità sostenuta verso l’inverno.
Sì, lo so che tecnicamente è autunno fino al compleanno dei Maya, il 21 Dicembre, ma in questa parte di Italia così fredda e nebbiosa badiamo più agli indumenti che al calendario. Di solito a fine ottobre c’è il cappottino; a metà novembre si inizia a stratificare con qualche maglioncino (o con la canottiera) e poi è la volta del piumino. Qualche volta è necessario pure un Woolrich bello pesante per sconfiggere il gelo che ti si conficca nelle ossa quando fuori siamo sotto zero. Non si è molto femminili, con addosso quella coperta da letto con due braccia, ma è il prezzo da pagare per arrivare sani e salvi, qualche mese dopo, a vedere di nuovo le gemme e gli alberi in fiore come ogni primavera.

E’ inutile negarlo, ci impigriamo un po’ tutti nei mesi più freddi. Basta mangiare due castagne e addio, inizia il lento declino: dvd, plaid sul divano, tè fumante o cioccolata e un’incredibile voglia di andare in letargo. Siamo costretti dal meteo a stare al chiuso e, volente o nolente, per noi diventa tutto più morbido, lento, raccolto. Viviamo le nostre giornate all’insegna della sedentarietà, ma non per questo dobbiamo farci prendere dalla pigrizia e dalla noia. Parola di lupetto.

Read More