The day after Alpini.

Non ve ne andate! Vi vogliamo tutte le settimane! Grazie Alpini! A presto!
Su Facebook, tra ieri sera e stamattina, non si parla d’altro: Piacenza è sopravvissuta alla 86° adunata nazionale degli Alpini.

I primi – come dicevo la scorsa settimana – sono arrivati fra lunedì e martedì mattina; di fianco a casa mia il giardinetto è stato attrezzato con wc chimici, tavoloni e frigoriferi giunti fin qui a bordo di un bilico. Le vie brulicavano di camper, roulotte, tende messe giù alla bell’e meglio: sulle aiuole, nei parchetti di quartiere, sugli sputi di erba a ridosso dell’area rossa interdetta al traffico, sul praticello davanti a Palazzo Farnese. Ovunque, o quasi.
La zona ristoro del Cheope era stata chiusa da giorni; al posto del solito parcheggio è stata montata una struttura gigantesca che ha ospitato stand gastronomici e tavoli da birreria al coperto. Kebab, panini con la salamella, patatine fritte, piadine, polli allo spiedo, spaghetti allo scoglio, ma soprattutto vino, sopratutto birra.

Sì, ci sono state polemiche. Sì, alcuni si sono turati il naso. Sì, lo so: molti se ne sono andati dalla città e sono scappati al mare, spaventati dalla confusione.
Sì, è vero, c’era tanta gente, ma cosa vi siete persi, non lo potete neanche immaginare.

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Alpini, Spotted e "Gli zingheri, sono stati, gli zingheri!"

Sembra che la mia città ormai non sia nient’altro. Se la si dovesse giudicare dal di fuori, la si potrebbe ridurre a due parole: ALPINI e SPOTTED.

Per quanto riguarda Spotted, sono sicura di non dire niente di nuovo.
Su Facebook spopolano da qualche mese le pagine che si occupano di riportare a tutti gli utenti i messaggi che gli amministratori ricevono, in forma più o meno anonima. In realtà, lo sapete, sono nate con tutt’altro scopo, ma ora pullulano di frasi capaci di far venire l’orticaria pure a San Francesco, per vari motivi.
Biondina che hai appena fatto benzina al distributore di Via XY, con la 500 bianca, sei bellissima! Esci con me?
PG sei davvero un coglione!
L.M. sei bona da far paura trasudi sesso ti sbatterei in ogni angolo.

E mi fermerò qui, lascio a voi la scoperta delle perle rare nascoste fra soprannomi, iniziali puntate e serate al Comoedia.

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Un paio di considerazioni brevi sulle #elezioni2013

Gli italiani sono andati a votare.
Come tutti gli anni, mi sono adoperata affinché le vostre generalità fossero trascritte perfettamente, le vostre schede imbucate nell’urna giusta e le matite copiative restituite all’ufficio elettorale. Ho fatto in modo che i verbali fossero riempiti in tutte le loro parti, che le vostre richieste di rifiuto della scheda fossero messe nero su bianco, che il numero di voti validi più le bianche più le nulle combaciasse col numero di votanti.

Che fatica però.

Il primo giorno di votazione – domenica – è stata la giornata di pellicce e Louis Vuitton al braccio, di neve ai lati delle strade e di colbacchi neanche abitassimo in Russia. Il secondo giorno è stato invece quello delle badanti e della casa di riposo: mentre il seggio si riempiva di anziane signore accompagnate dalla signora Maria come l’anno scorso, io ero intenta a far votare trenta vecchietti di un ospizio. C’era il signor Franco che leggeva il giornale senza alzare gli occhi, la signora Emma che si sentiva morire, il signor Giacomo che continuava a mangiare caramelle, la signora Adele che mi strizzava l’occhio e mi diceva che ero tanto bella. E la sorella di un noto cantante famoso ancora oggi che, non appena ci ha visti, ci ha detto che eravamo meravigliosi. Ma proprio meravigliosi ma come non ti accorgi che sei meravigliosa la la la, cantava.

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Cento di questi giorni.

La fine dell’anno arriva sempre, prima o poi.
Odio fare bilanci, trarre conclusioni, stilare valutazioni: di solito è come se tenessi a mente un file excel e lo completassi di volta in volta, spesso mentre fisso il soffitto da dentro il mio pigiama di Snoopy. Verba volant, dicono, quindi figuriamoci i pensieri.

Ci sono volte in cui però la scripta si rende necessaria. Dà un che di ufficialità, di sacro, di permanente. E per una volta, per una strana congiunzione astrale o un insolito allineamento dei pianeti, la fine dell’anno coincide con il centesimo articolo pubblicato qui. C’è da festeggiare.

Potrei prendere un foglio, a questo punto, e tracciare una linea. Cose da tenere del 2012, cose da buttare. Cose positive, cose negative. Cose che ho fatto, cose che non ho fatto. Servirebbe? Solo a far abbattere altri alberi.
Certe persone avrebbero davvero bisogno di guardarsi indietro e farsi qualche domanda. Io di sicuro non posso farlo al posto loro, ho già da rispondere alla più importante delle domande di questo periodo. “Cosa fai a capodanno?”.

La ciliegina sulla torta: odio anche fare i buoni propositi. Sbircio sempre l’oroscopo globale del Leone per l’anno che verrà, ma alla fine prima del 25 gennaio me lo sono già dimenticato.
Un tempo scrivevo i buoni propositi nelle ultime pagine dell’agenda, su quella nuova: puntualmente arrivavo al 31 dicembre e mi sentivo peggio di uno schifo.
Dimagrire, dire meno parolacce, imparare l’arabo, leggere più libri, fare sempre la raccolta differenziata, donare il sangue, la pace nel mondo..
Questa volta non ci casco.
C’è solo una cosa che vorrei, per l’anno prossimo: vorrei avere più tempo. Tempo per ignorare le persone che non meritano più di uno sguardo o una scrollata di spalle, e tempo da dedicare a me stessa, che sia per fare una telefonata a qualcuno o mettermi un impacco sui capelli. Tempo per godermi il sorriso della nonna, per mettere a posto il mio armadio o per uscire a prendere un caffè con un amico.
Tanto ad imparare l’arabo ci penserò quando andrò in pensione.

Ps. Non sono una grande fan dei ringraziamenti e degli applausi, ma devo per forza approfittare di questo spazio per presentare al grande pubblico coloro che contribuiscono, giorno per giorno, a farmi pubblicare articoli (e cretinate).
Gran parte dell’ispirazione mi arriva dai vari personaggi che ho come amici di Facebook e della vita reale, molti dei quali sanno riconoscersi fra le righe e prendersi in giro con ironia.
L’altro 28% dei riferimenti lo prendo dai racconti delle amiche vestite di lilla; è la miglior finestra dalla quale potersi affacciare e guardare il mondo. Siete preziose, tutte, e lo sapete. PinkyCassy compresa.
Il restante 3% non sa/non risponde.
Il moroso si deve sorbire le paranoie e le idee strampalate sugli sfondi ed è il più puntiglioso degli editor, ma mi offre spunti preziosi anche solo sbattendo le ciglia o sbadigliando. O mangiando, cosa che fa volentieri.
Una manciata di amiche mi legge e mi condivide sempre e ovunque; c’è chi mi commenta via sms e chi mi telefona, e c’è chi c’è, semplicemente.
C’è chi mi legge a voce alta perché mi trova talmente divertente da arrivare allo sfottò, e chi mi legge credendo di rimanere nell’ombra, nell’anonimato – credendo, appunto: le due categorie spesso coincidono, ma loro ancora non lo sanno.
A tutti questi, un fragoroso e sincero grazie.
iPhabi non è tutta farina del mio sacco, io sono solo bravina a riordinare le lettere dell’alfabeto. Aizerg, e obnu anon.

I menù di Benedetta.

Ho una domanda.
Avete presente, no, il programma di Benedetta Parodi. Lei cucina, e mette il dito nelle torte, stende la pasta frolla pronta, prepara biscotti.. A me piace, perché mi trasmette l’idea che se ci arriva lei, alla fine della ricetta, posso tentare di concluderla anche io senza farmi sequestrare la cucina dai Nas.
Ma non volevo dire questo.

Lei cucina, dicevo, ogni giorno su La7 alle sei di sera e in replica da mezzogiorno e mezza in avanti. Quest’anno ha il pubblico, e capita che di tanto in tanto le telecamere indugino sulle facce. E sono mesi che vedo sempre la stessa gente: una signora coi capelli bianchi sparati in aria e un uomo anziano. Benedetta li chiama anche per nome: Agnese e Red.
Prendono il microfono e intervengono sempre. “Benedetta ci hai messo il sale?”, “Benedetta posso mettere un altro formato di pasta?”, “Benedetta a che temperatura la cuoci?”, “Benedetta come si chiamano quelle pere?”.

Ormai guardare la tv e intanto cucinare il pranzo, come faccio di solito ultimamente, è un supplizio.
Vi prego, ditemi: ma chi sono? Personaggi della tv del passato, parenti della Parodi, vicini di casa, genitori del regista, chi?! Datemi le generalità di questi signori che voglio andare a farci due chiacchiere. Li vado a trovare a casa, nel loro salotto. E poi ce li chiudo dentro.