Alla fine basta tenere a mente il Re Leone.

Ci sono cose che non capisco.
E con “cose” non intendo le regole del gioco d’azzardo cinese di Barney in How I met your mother o i numeri complessi in matematica – ho un vago ricordo della mia prof che ci spiegava che questa “i” alla seconda faceva -1, e pretendeva pure che lo accettassimo all’istante. Come se non avessimo passato i tre anni precedenti a sentirla sbraitare dalla lavagna che un numero elevato al quadrato è sempre positivo.
Parlo di quegli atteggiamenti (lasciamo la matematica nel posto dove stava fino a due minuti fa, ovvero a poltrire sotto strati di polvere nel mio cervello) che mi lasciano basita, ogni giorno.

Oggi, e secondo me non lo hanno scelto a caso, è la giornata mondiale della gentilezza. Anche l’anno scorso lo avevo ricordato, fotografando un post-it e una frase che avevo lasciato sulla scrivania dove lavoravo.

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The day after Alpini.

Non ve ne andate! Vi vogliamo tutte le settimane! Grazie Alpini! A presto!
Su Facebook, tra ieri sera e stamattina, non si parla d’altro: Piacenza è sopravvissuta alla 86° adunata nazionale degli Alpini.

I primi – come dicevo la scorsa settimana – sono arrivati fra lunedì e martedì mattina; di fianco a casa mia il giardinetto è stato attrezzato con wc chimici, tavoloni e frigoriferi giunti fin qui a bordo di un bilico. Le vie brulicavano di camper, roulotte, tende messe giù alla bell’e meglio: sulle aiuole, nei parchetti di quartiere, sugli sputi di erba a ridosso dell’area rossa interdetta al traffico, sul praticello davanti a Palazzo Farnese. Ovunque, o quasi.
La zona ristoro del Cheope era stata chiusa da giorni; al posto del solito parcheggio è stata montata una struttura gigantesca che ha ospitato stand gastronomici e tavoli da birreria al coperto. Kebab, panini con la salamella, patatine fritte, piadine, polli allo spiedo, spaghetti allo scoglio, ma soprattutto vino, sopratutto birra.

Sì, ci sono state polemiche. Sì, alcuni si sono turati il naso. Sì, lo so: molti se ne sono andati dalla città e sono scappati al mare, spaventati dalla confusione.
Sì, è vero, c’era tanta gente, ma cosa vi siete persi, non lo potete neanche immaginare.

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Un paio di considerazioni brevi sulle #elezioni2013

Gli italiani sono andati a votare.
Come tutti gli anni, mi sono adoperata affinché le vostre generalità fossero trascritte perfettamente, le vostre schede imbucate nell’urna giusta e le matite copiative restituite all’ufficio elettorale. Ho fatto in modo che i verbali fossero riempiti in tutte le loro parti, che le vostre richieste di rifiuto della scheda fossero messe nero su bianco, che il numero di voti validi più le bianche più le nulle combaciasse col numero di votanti.

Che fatica però.

Il primo giorno di votazione – domenica – è stata la giornata di pellicce e Louis Vuitton al braccio, di neve ai lati delle strade e di colbacchi neanche abitassimo in Russia. Il secondo giorno è stato invece quello delle badanti e della casa di riposo: mentre il seggio si riempiva di anziane signore accompagnate dalla signora Maria come l’anno scorso, io ero intenta a far votare trenta vecchietti di un ospizio. C’era il signor Franco che leggeva il giornale senza alzare gli occhi, la signora Emma che si sentiva morire, il signor Giacomo che continuava a mangiare caramelle, la signora Adele che mi strizzava l’occhio e mi diceva che ero tanto bella. E la sorella di un noto cantante famoso ancora oggi che, non appena ci ha visti, ci ha detto che eravamo meravigliosi. Ma proprio meravigliosi ma come non ti accorgi che sei meravigliosa la la la, cantava.

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