Il paese con l’esse davanti (perché ogni pensiero è superfluo)

Di fronte agli ultimi fatti di Parigi, di fronte a tutto questo parlare sparlare e straparlare, io ho deciso di fare silenzio. E di aprire la mia copia delle Favole al telefono.

Giovannino Perdigiorno era un grande viaggiatore. Viaggia e viaggia, capitò nel paese con l’esse davanti. – Ma che razza di paese è? – domandò a un cittadino che prendeva il fresco sotto un albero. Il cittadino, per tutta risposta, cavò di tasca un temperino e lo mostrò bene aperto sul palmo della mano.
– Vede questo?
– È un temperino.
– Tutto sbagliato. Invece è uno «stemperino», cioè un temperino con l’esse davanti. Serve a far ricrescere le matite, quando sono consumate, ed è molto utile nelle scuole.
– Magnifico, – disse Giovannino. – E poi?

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"Fatti, non pugnette" – Italia paese di allenatori, opinionisti e criminologi

Mi ero ripromessa di tacere, di non parlare di queste cose visto che già in giro non si sente altro e che due palle se ne parli anche tu, ma oggi sono un po’ incazzata.

Era bello quando parlavamo solo di mondiali di calcio. Era snervante, sì, eravamo tutti giornalisti e allenatori, ma era più bello. Ora sembra che tutti si siano fossilizzati su un solo argomento: il caso di quel bambino, Loris, ucciso da non si sa bene chi e ritrovato da un cacciatore poco dopo la sua scomparsa.
Non solo la tv, nonostante sia apparentemente quella con più forza mediatica – la tv è arrivata ovunque, adesso ce l’hanno messa perfino sui binari del treno, nelle stazioni della metropolitana, come se non guardassimo già di nostro uno schermo per la maggior parte della nostra giornata – anche i social network, i giornali, le testate online, Twitter.. E’ un continuo. Basta accendere il televisore o scrivere “caso Loris” su Google e si trovano centinaia di articoli, servizi, approfondimenti. Spazzatura. E ognuno di questi ha il suo colpevole, ognuno ha il suo movente, ognuno ha la sua strategia difensiva. Si invita il vicino di casa, l’avvocato della madre (della stessa madre che diceva che era sulla macchina ma che forse non c’era e che aveva lasciato il bambino a 500 metri da scuola e poi invece no, forse l’aveva addirittura riportato a casa). E’ la fiera dell’ESCLUSIVO!, si legge in sovrimpressione, fra poco la zia di Loris, ESCLUSIVO!, parla la nonna e dice che la madre è una disagiata, era violenta già da piccola, “è un’alienata” (articolo dell’Huffington Post che mi è capitato in homepage su Facebook stamattina, non mi sto inventando niente). E’ “informazione”, è legittimo sapere.

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#EARTHDAY – perché la terra è più bella vista da lontano

Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]
Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]

Io a momenti non so prendermi cura di me stessa, figurati se riesco a prendermi cura del pianeta.

La terra vista dall’alto, dice? E’ bellissima. Perfino un alieno vorrebbe scendere per venire a visitarla. Io spero di farlo il più possibile: adesso vorrei viaggiare per toccare con mano tutti i posti che ho visto e fotografato da lassù.

Avrei voluto scrivere cose bellissime, cose che potevano rendere orgoglioso il mio professore di scienze. Avrei voluto scriverle oggi, perché oggi è la Giornata Internazionale della Terra, l’Earth Day. La giornata in cui sfoderiamo il nostro sorriso migliore e ci impegniamo ad innaffiare il basilico e il gelsomino sul balcone, a dividere l’umido dai rifiuti normali e a chiudere l’acqua mentre bofonchiamo con lo spazzolino tra i denti.
La realtà è che di solito sono una frana. Non sono proprio il tipo giusto per dare buoni consigli su come vivere a impatto zero o su come ridurre l’emissione di quelle robe lì nell’atmosfera. Tendo ad usare la macchina anche per andare da qui a due strade più in là e non ho il pollice verde neanche per far crescere una pianta grassa. Faccio solo attenzione con l’acqua, perché cerco di contenermi con la doccia e tutto quanto, ma poi quando mi tocca lavare i piatti faccio un lago in cucina e ciao, poi mi tocca pure asciugarlo, e allora la mia doccia al cronometro non è servita proprio a niente.

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Alla fine basta tenere a mente il Re Leone.

Ci sono cose che non capisco.
E con “cose” non intendo le regole del gioco d’azzardo cinese di Barney in How I met your mother o i numeri complessi in matematica – ho un vago ricordo della mia prof che ci spiegava che questa “i” alla seconda faceva -1, e pretendeva pure che lo accettassimo all’istante. Come se non avessimo passato i tre anni precedenti a sentirla sbraitare dalla lavagna che un numero elevato al quadrato è sempre positivo.
Parlo di quegli atteggiamenti (lasciamo la matematica nel posto dove stava fino a due minuti fa, ovvero a poltrire sotto strati di polvere nel mio cervello) che mi lasciano basita, ogni giorno.

Oggi, e secondo me non lo hanno scelto a caso, è la giornata mondiale della gentilezza. Anche l’anno scorso lo avevo ricordato, fotografando un post-it e una frase che avevo lasciato sulla scrivania dove lavoravo.

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Stessa storia stesso posto stesso bar.

L’avete sentito il botto, ieri?
Verso metà pomeriggio. Io ero proprio qui, seduta al tavolo, davanti al computer, tutt’un tratto mi giro e bum, l’ho sentito.
MAX PEZZALI SI RITIRA DALLE SCENE DOPO MAX20.

Ieri è stata una giornata un po’ triste per il mondo della musica, in effetti, c’era da aspettarselo. Nessun funerale, per fortuna, ma dichiarazioni da cardiopalma anche per un’altra realtà della discografia italiana: Paola e Chiara.
Il duo, infatti, ha annunciato tramite Facebook di non voler più continuare la carriera musicale: “basta, non siamo capite”. Lamentano la poca dedizione dei produttori verso il loro genere, il pop italiano, e quindi, dopo “Giungla” e dopo diciassette anni dedicati alla musica (e dico diciassette), si ritireranno dalle scene. Hai capito? Fanno uscire il nuovo album e poi ti saluto Colombina, andranno in esilio in un casale con vista mare a coltivare rose; magari fra qualche anno accoglieranno i giornalisti della Vita in diretta o faranno qualche servizio per Chi. Un futuro desolante.

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