Se io profano con la mia mano indegna

Ti ho sognato stanotte, sembravamo essere finiti in un film di Wes Anderson e alla fine ci davamo un bacio. Un bacino così, piccolo piccolo, come questo. Forse non ce n’era motivo, o forse sì. Eravamo insieme ad altri davanti ad un bar, no non lo so quale, so solo che io avevo la mia giacca verde scuro con il pelo dentro, quella che metto di solito quando non fa così tanto freddo come in questi giorni. Stavamo parlando, non mi ricordo di cosa, ma tirava un po’ d’aria anche se c’era molta luce (magari era mezzogiorno, l’una, un orario del genere) e mi hai detto ‘cosa dici se andiamo dentro’, me lo hai detto così, senza il punto interrogativo e mi hai preso la mano in modo leggero ma deciso. Se io profano con la mia mano indegna questo santuario è un peccato gentile. Non avevi più il broncio. Dentro al locale c’erano dei personaggi che sembravano davvero usciti da un film di Wes Anderson e io ti ho proprio detto ‘ehi hai visto? Sembrano usciti da un film di Wes Anderson’, ‘Wes Anderson ma perché’ e io ho pensato cavolo parla e sembra sempre che non ci sia mai la punteggiatura, ma sono stata zitta perché se no magari mi dicevi ecco, ha parlato la professoressa. Allora ti ho detto una cosa del tipo ‘cos’hai contro Wes Anderson, la gente rompe i coglioni con Tarantino e io non posso dire che Wes Anderson è il mio Tarantino?’ – che poi a me Tarantino piace anche, voglio dire, chissenefrega di chiudere sempre le nostre convinzioni dentro a delle scatole per catalogare le cose come il migliore o il preferito o quello che ti piace di più, a me Pulp Fiction è piaciuto e Le Iene bah insomma ho ricordi confusi e non lo so però ecco guarderò altro e poi valuterò ma di sicuro non voglio convincerti che Wes Anderson fa dei capolavori se per te non lo sono. Oh. Ma alla fine poi cosa ce ne frega di Wes Anderson e di Tarantino dai ognuno guardi quel che gli pare basta che non mi fai spendere soldi nei cinepanettoni.

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Il senso gravitazionale che non c’è

“Un orizzonte degli eventi è, nell’accezione più diffusa, un concetto collegato ai buchi neri, una previsione della relatività generale. Secondo questa teoria, lo spazio ed il tempo formano un unico complesso con quattro dimensioni reali (detto spazio-tempo), il quale viene deformato dalla presenza di massa (o di energia).”

Ok.

“È definita come la superficie limite oltre la quale nessun evento può influenzare un osservatore esterno. Nel caso di un buco nero di Schwarzschild, l’orizzonte degli eventi si crea nel momento in cui, in un corpo autogravitante, la “materia” (concetto utilizzato qui per identificare insieme la massa e l’energia, che secondo la relatività generale sono la stessa cosa) è così concentrata che la velocità di fuga assumerebbe valori pari o addirittura superiori alla velocità della luce”.

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Atavico Blefaroplastica Caduco Diafana Esecrabile

Di solito dormo a pancia in giù, guardando verso destra.

Per addormentarmi ci metto ore, a volte, ma non mi pesa più ormai. Mi giro verso la porta, metto le braccia un po’ piegate vicino al cuscino, con le mani all’altezza della faccia. Ma non ruoto le spalle, no, perché sento che non è ancora il momento.

Le braccia mi pesano durante la notte. Io mi giro raramente mentre dormo e alla mattina mi ritrovo sempre con tutto indolenzito. È per questo che cerco di tenere le spalle il più dritto possibile, anche se mi fa male la schiena dopo un po’, sia a tenerle così che a stare gobba e piegata su me stessa.

Ho paura di rimanere immobile e di ritrovarmi le braccia senza forza, secche, come i rami dopo che han perso tutte le foglie.

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Chissà cosa sognano i pesci rossi

Il diciannove marzo è nato mio fratello. Io non avevo ancora compiuto sei anni, ero andata a vederlo in ospedale con la nonna e il nonno. Forse era un sabato o una domenica mattina, non ricordo. Quello che è certo è che c’era una gran confusione sul piazzale davanti alla chiesa da cui si va verso l’ospedale.
C’era confusione perché c’era la Fiera di Primavera, che io confondevo sempre con il “ballo dei bambini”, quel momento imbarazzante in cui i frati della chiesa prendono in braccio i bambini e danno loro una benedizione facendoli volare in aria, senza un apparente motivo. È sempre stata una cosa che mi faceva ridere e vergognare allo stesso tempo. Più o meno come quando a Natale da piccolo ti costringono a fare la fila e andare a baciare la statua del bambinello, e la devi baciare lì, proprio lì, esattamente dove prima di te lo hanno baciato dieci cento mille persone, ogni Natale, da chissà quanti anni.

Mio fratello è nato il diciannove marzo che è anche la festa del papà, ed è stata una coincidenza fortunata e singolare. Mi avevano accompagnato all’ospedale e l’avevo visto, tutto rosso in faccia, con pochissimi capelli biondi e lo sguardo perso nel vuoto. Non me lo ricordo nitidamente perché ero piccola (a sei anni non ti ricordi neanche chi erano i tuoi compagni di asilo), ma soprattutto perché dopo di lui avrei provato per altre due volte la stessa sensazione, e i ricordi sbiadiscono e si intrecciano facilmente quando non hai l’unicità del momento.

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