Le Fisse #3 – Brunori Sas, The Affair e un’altra cosa

La vita di tutti i giorni ci riserva soltanto schifo, fra terremoti, attentati e presidenti degli Stati Uniti, quindi nel mio tempo libero cerco di circondarmi di cose che poi così tanto schifo non fanno. In questa tornata delle “fisse del periodo” abbiamo una musica, un telefilm e un negozio online. Poteva andarci peggio: potevo per esempio limitarmi a parlare dei Nascondini, i nuovi biscotti del Mulino Bianco creati dal demonio e probabilmente tagliati con la droga, tanta è la dipendenza che danno, ma per questo abbiamo già Banderas.

1 – Sulla musica ognuno c’ha le sue fisse. Io potrei anche star qui a dire giorno e notte che l’album di Brunori Sas è bellissimo, ma se ti piacciono i Modà o Gigi D’Alessio ti continueranno a piacere i Modà o Gigi D’Alessio e difficilmente ascolterai altro. Quindi lungi da me dal plasmare i tuoi gusti musicali; vengo in pace. Però secondo me il nuovo album di Brunori Sas è davvero bellissimo.

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Le fisse #2

Prosegue la rubrica più amata dagli italiani, ovvero quel momento in cui tu, caro lettore fedele, fingi di interessarti a quella manciata di cose su cui mi sono fissata nell’ultimo periodo. Quel momento in cui ti vedi costretto ad annuire sommessamente mentre ti dico che “le fisse potrebbero servire anche a te”, che magari fare quella-cosa-lì potrebbe darti lo spunto per le pigre serate estive che verranno. Perché ce ne saranno, credimi, ce ne saranno. Soprattutto se le vacanze sono così lontane che neanche le vediamo col binocolo. 

– In tv ultimamente non danno niente e io, dopo la mia pausa apatica dai telefilm, mi sono ributtata a capofitto nel tunnel. Dopo un inizio traballante con House of cards (lo sto lasciando decantare un po’, in attesa che il mio compagno di puntate abbia voglia di ricominciare a guardarlo), un rifiuto categorico verso Game of Thrones e una risalita con 1992, mi sono rimessa in carreggiata con Orange is the new black e Wayward Pines.

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Le fisse

Sono famosa per avere delle fisse. Passeggere, veloci, perché fortunatamente dopo qualche giorno (alla peggio qualche settimana) si affievoliscono fino a lasciare il posto ad altre. Per esempio prima di Natale avevo la fissa di giocare di continuo con l’app Solitari italiani (era peggio di Candy Crush, una droga), del mangiare solo crackers Doria o melanzane cucinate in qualsiasi modo, o di usare soltanto una borsa a tracolla color gutturnio. (Ora le melanzane mi sono venute un pelo a noia e la borsa color gutturnio la tengo sempre a portata di mano ma ne uso anche altre; i crackers Doria però continuo a sgranocchiarli, anche adesso, quelli sì che sono davvero una droga).

1. Quando mi vesto per uscire sembro a lutto. Ormai ho una divisa, alternata alla ormai consolidata combo leggings-vestito a sacco: maglione (possibilmente nero ma non disdegno anche altri colori) largo ma non troppo, jeans scuri e stivaletti. Ma non stivali da donna, un po’ femminili, no: neri, materiali, larghi, da uno che spala la neve. Sì lo so, non sono molto originale, saremo in ottomila a vestirci così tutte le mattine. Ma solo io ho degli stivali che assomigliano a quelli del Vecchio Marley di Mamma ho perso l’aereo.

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