Come un cerchio che si chiude

Non ho mai dato grande importanza alle date, fino a quando non ho capito che, purtroppo, mi capita di ricordarle tutte.
Un mio compagno di classe ha compiuto undici anni il 9 settembre del 1999. La mia mano che scrive 9/9/99, i miei occhi che si alzano e la mia voce che dice “ehi Gabriele guarda” – non so dirti perché, ma ho tutto stampato nella testa, vivido, come se fossi ancora seduta al mio banco nella 5^D.
Mi ricordo cosa ho fatto un lontano 25 luglio, e mi ricordo anche cosa ho fatto il 25 luglio dell’anno successivo. Mi ricordo il 4 di ottobre, quando stringevo una mano su una Panda azzurra, e quella notte poi è nato mio fratello. Mi ricordo i miei compleanni con gli striscioni, con il temporale, con la borsa bianca di pelle, con un vestito fucsia. Mi ricordo un primo maggio in piazza ad ascoltare i Modena City Ramblers. Mi ricordo il 7 agosto, il 5 dicembre, il 7 gennaio. Mi ricordo il 18 maggio. Mi ricordo un 11 settembre del 2001 e io che ritorno dal campo giochi e accendo la televisione e mia mamma che stava imbiancando tutti i muri di casa e io che faccio la bambina grande e le spiego cos’era successo. Mi ricordo il 5 novembre. Mi ricordo il 19 marzo, e poi il 20, e poi il 21 e il 22 e il 23, il 24 il 25 e ogni giorno forse c’è qualcosa da cancellare.

O da ricordare.

O da ricordare e poi cancellare.

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Le cose che ho imparato nell’ultimo periodo

I jeans strappati sono di moda e si possono mettere tranquillamente anche superati i venticin-s-otto anni. Devi solo superare questa cosa del voler continuamente prendere ago e filo per cucire due toppe proprio lì, nei tagli sulle ginocchia, ma si possono mettere.

A vivere nella paura (oltre a vivere male) ci si nutre soltanto di illusioni.

Quando hai un brufolo in faccia, non spendere soldi in fondotinta correttore e trucchi vari per nasconderlo: punta sulle tette.

Le cose che abbiamo in comune sono quattromilaottocentocinquanta. E per nostra sfortuna, rimarranno sempre quattromilaottocentocinquanta.

L’orgoglio ti rovina la vita. Ne vale la pena?

Non so andare al cinema da sola. Vorrei farlo, perché andare al cinema è una delle cose che preferisco, ma andarci da sola mi mette l’ansia.

Riesco a dire (riesco anche solo a pensarle, in realtà) le cose peggiori solo alle persone a cui voglio bene.

Perché nel 2017 guardiamo ancora Grey’s Anatomy?

Chi ha più testa ce la metta, in tutto. E se nessuno ce la vuole mettere? Risponditi da solo.

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Una pigna a #Sanremo2017 – Dai che la sappiamo già tutti a memoria: namaste, alè!

Mi tocca gongolare.

Lo sappiamo tutti, ovviamente: ha vinto Francesco Gabbani, con quella canzoncina che ti entra in testa e che prevede una coreografia da gioco aperitivo in spiaggia (forse la gente ne ha le balle piene delle canzoni tristi e impegnate, no?). Secondo posto per Fiorella Mannoia, che sì, bravissima, però la canzone al quarto ascolto rompe anche un po’ le balle. In terza posizione chi? Scusate, non ho capito, chi?

Io sono contenta. E non solo perché Albano e Gigi D’Alessio non sono neanche arrivati in finale, ma perché alla fine le prime tre canzoni sono diverse e significative per un qualcosa.

“Occidentali’s karma” è perfetta da cantare in macchina intanto che aspetti il verde; “Che sia benedetta” è da condividere su Facebook immaginandosi di sventolare l’accendino; “Vietato morire” è tutto: è ben scritta (nonostante sia simile alle altre sue canzoni), il testo scorre bene, il ritornello ti entra in testa, ha un messaggio chiaro. Poi ognuno c’ha i suoi gusti, era più bella quella no a me piaceva di più Paola Turci eh ma invece Zarrillo tanta roba. Pace bene e andiamo a berci una birra tutti insieme. O a ballare.

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Una pigna a #Sanremo2017 – Apriamo il televoto per Giorgia, grazie

Insomma, Maurizio, mica tanto.

Io ieri sera ho fatto un po’ fatica, ma sono stoicamente arrivata fino alla fine (e fino anche al Dopofestival, e ho anche visto un pochino di Marzullo, sì). Fra tutti ho preferito il Dopofestival, specialmente quando un forse un po’ brillo Gigi D’Alessio ha strizzato l’occhio a Nicola Savino dicendo “questo programma è proprio inutile”. Mi ha addirittura strappato una sana e fragorosa risata partenopea, che ha dell’incredibile.

Proprio per questo vado dritta al punto: dei cantanti di stasera non ci ho capito molto.
Non ho bevuto niente. Forse dovevo. Forse un goccino d’alcol aiuta a stimolare le orecchie, non so. Le poche cose che mi sono davvero piaciute sono oggettivamente delle canzonette che di solito snobberei – puah, questa è una canzone di merda – rimettendomi gli occhiali sul naso. Perché io faccio parte della categoria degli snobboni della musica, cioè quelli che storcono sempre il naso quando la radio in macchina indugia su una merda passata da RTL e poi vanno ad ascoltare, di nascosto da tutti, perfino da Spotify, le playlist dei peggiori bar di Caracas. Ce li avete anche voi, degli amici così. E se mi stai dicendo che no, tu non ne conosci neanche uno, sappi che lo snobbone sei tu. (Infatti, sono io).

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Una pigna a #Sanremo2017 – Bulli e pupe (e gente che deve star zitta)

Finalmente ci siamo: la mia settimana preferita dell’anno è incominciata bella spedita.

Più o meno.

C’avevo l’ansia di Sanremo stavolta. Non solo perché c’è Maria, e Maria è un’istituzione per noi cresciuti a pane e Saranno Famosi, ma un po’ per tutto. E alla fine di Sanremo credevo di aver cambiato operatore, credevo mi avessero hackerato il cellulare, credevo di avere addirittura la birra sponsorizzata dalla Tim. Invece tutto a posto. Tranne quando mi sono incazzata, verso la fine. Ma andiamo per gradi.

Quest’anno – ormai lo sanno anche i sassi – conducono Maria De Filippi e Carlo Conti.
Secondo me Carlo Conti ha sparato in alto per il suo ultimo anno, forse per evitare l’effetto replay delle scorse edizioni (che è dietro l’angolo), forse per accaparrarsi quella fetta di pubblico di fedelissimi che seguirebbero Maria anche quando la mamma ti chiede “e se Maria salta giù dal balcone tu cosa fai, salti giù dal balcone anche tu?”… In ogni caso sticazzi, ha fatto più del 50% di share con 11 milioni di spettatori, tanti auguri Carlo che stamattina è Natale.
Se devo essere sincera ho trovato tutto un po’ loffio, in generale, ma per me ci sono stati comunque dei momenti altissimi, neanche fossimo davvero davanti a C’è posta per te e ai vari “Sì Maria ha accettato l’invito ed è qui con noi”. Cioè, si è addirittura seduta sullo scalino. Da lì ad avere Danielona che urla “FALZA! FALZA!” il passo è breve.

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