I libri da tenere sulla scrivania

Ci sono tante teorie sulla disposizione dei libri, tante quanti sono più o meno i volumi che hai deciso di riporre dentro la libreria. Puoi mettere giù i libri per colore, per casa editrice, in ordine alfabetico, per proprietario, per argomento… Ognuno a casa sua ha il proprio, e guai a dimostrare che un modo è meglio di un altro.
In casa mia i libri sono divisi abbastanza arbitrariamente secondo l’elenco dei proprietari e, ovviamente, secondo alcuni macro-argomenti. Ciò significa che là a sinistra ci sono i miei libri, lì quelli di cucina di mamma, là gli Harry Potter e i vari Tolkien, lì sotto i Topolini, là in alto quelli dell’università, là dietro la mia bellissima collezione dei volumi delle Ragazzine.. Non c’è uno schema mentale, visto che ultimamente su alcuni ripiani vige l’anarchia e il “questo l’ho comprato per ultimo e non ho sbatti di trovargli un posto intelligente”. Ma va bene così.

Capita però che io voglia tenere a portata di mano alcuni volumetti. Quelli che voglio sfogliare, quelli a cui sono affezionata, quelli che consulto come se fossero il Libro delle Risposte. Quelli che quando sono triste mi piace tenere fra le mani e aprire a caso, perché c’è sempre qualcosa che mi possono dire; quelli, quindi, che mi fanno fare lo sforzo di andare oltre alle parole.

Visto che sono una persona estremamente pigra – dai, chi ha voglia di arrampicarsi, salire sulla scala, cercare, e soprattutto poi di rimettere a posto?! – ho ricavato, vicino ai quaderni e alle cose che tengo a portata di mano, un posticino per I libri da tenere sulla scrivania. Questi sono i miei.

FAVOLE AL TELEFONO, Gianni Rodari

Ho già parlato una volta di questo libro, contandolo fra quelli a cui non farei mai la piega alle pagine, quindi sarò brevissima.
I libri di Gianni Rodari mi mettono allegria; in prima media avevamo letto C’era due volte il barone Lamberto e me lo ricordo con una grande tenerezza. Questo, poi, mi fa venire in mente i quaderni di scuola e la bella calligrafia con cui scrivevi le poesie sulla Primavera; mi fa pensare al ragionier Bianchi che telefona a sua figlia tutte le sere e a quei colori dell’infanzia nelle foto degli anni sessanta – quelle che anche se sono in bianco e nero, sono colorate lo stesso.

Certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova.

CENTO POESIE D’AMORE A LADYHAWKE, Michele Mari

Leggere le poesie e immaginarmi la faccia burbera di Michele Mari durante l’orario di ricevimento, quando usciva dal suo studio in università e veniva nell’atrio, mi regala sempre una sensazione strana. In più, non amo particolarmente la poesia come genere: mi annoia, a volte trovo tutto banale e sole-cuore-amore e mi sembra di non riuscirla a capire. Tant’è che, però, quando ho letto le sue poesie a Ladyhawke – che in cento pezzettini raccontano una storia d’amore lunga, vissuta, sofferta, consumata in non so quanti anni – ci sono rimasta secca.

Alcune sono talmente ‘di maniera’ da rasentare la stucchevolezza (salvo poi finire con una frase che non ti aspetteresti), altre sono quasi perfette citazioni della letteratura che si studia a scuola. Poi giri la pagina e te ne trovi una super banale nella sua verità, e poi un’altra semplicissima ma pesante come un macigno… Io di solito apro e leggo a caso. A volte mi fa bene, altre volte no.

Io muto
tu sorda
entrambi ciechi
Tangibile realtà
dev’essere il mio amore
se alla fine
ci hai sbattuto contro
e ti sei fatta male

ASCOLTA IL MIO CUORE, Bianca Pitzorno

Probabilmente avevo letto questo libro prendendolo in prestito alle elementari, durante quell’anno in cui avevamo fatto la biblioteca di classe. L’ho cercato per anni senza mai trovarlo, così qualche tempo fa l’ho ricomprato. La signorina alla cassa mi aveva chiesto “lo hanno dato da leggere in qualche scuola? È il secondo o il terzo che vendiamo oggi”, e io fra il serio e il faceto le ho dovuto dire che no, signorina, veramente questa copia è per me.

La storia di Ascolta il mio cuore non è poi niente di troppo speciale, ma io a Prisca voglio molto bene. Coraggiosa, tenace, intelligente, con il suo grembiule e il suo fiocco rosa a pallini celeste e i suoi regali di Natale e i suoi battiti del cuore quando vede lo zio Leopoldo. A volte, mentre lo sfoglio, mi fermo a immaginarmi Prisca da grande. Che lavoro fa? Com’è diventata? Elisa e Rosalba?

A questo punto Prisca avrebbe dovuto sentire una pugnalata al cuore. Invece, con sua grande meraviglia, si sentì invadere da una gioia profonda, da un senso di completezza. I due esseri che amava di più al mondo si volevano bene. Cos’altro poteva desiderare dalla vita?

LETTERE A UN GIOVANE POETA, Rainer Maria Rilke 

Ovviamente non sono così colta come sembro: abbiamo conosciuto questo libro grazie a Sister Act II, altrimenti forse non saprei neanche scrivere correttamente il nome di Rilke. La mia amica Lucia me lo ha regalato tantissimo tempo fa, proprio per poter completare in bellezza la citazione del “leggi il libro. E non alzare gli occhi al cielo riguardo alle Ice Capades, erano super!”.

Comunque, le risposte di Rilke a volte sono talmente filosofiche da farmi venire sonno – lo ammetto: già mi faceva fatica sottolineare il manuale di filosofia al liceo, figurati leggere qualcosa per puro piacere di leggerlo. Però le sue lettere, lunghe non più di una manciata di pagine, a volte nascondono delle riflessioni che mi fanno svoltare la giornata. Tipo questa, la settimana scorsa; non sapevo bene dove sbattere la testa, l’ho aperto e questa frase era lì, mi aspettava.

Essere artisti vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire. Ché l’estate viene. Ma viene solo ai pazienti, che attendono e stanno come se l’eternità giacesse davanti a loro, tanto sono tranquilli e vasti e sgombri d’ogni ansia.

Bonus.
STORIA DI UNA GABBIANELLA E DEL GATTO CHE LE INSEGNÒ A VOLARE, Luis Sepùlveda

Non volevo inserirlo, perché volevo cancellarlo dalla mia mente, e perché non mi piacciono le storie dove gli animali parlano. (Ok, avrei dovuto inserire Il Piccolo Principe, anche solo per dovere di cronaca, ma ormai è diventato mainstream pure quello, come i Thegiornalisti, e ho cambiato idea. Lo tengo chissà dove in alto nella libreria e non lo sfoglio mai, perché sono anni che ormai siamo invasi da citazioni del Piccolo Principe. Ho una copia “personalizzata” nel comodino, a cui tengo tantissimo, ma va da sé che non è né il luogo né il momento di parlarne).
Al di là delle chiacchiere, La gabbianella e il gatto è un libro che va letto almeno una volta con gli occhi da adulto e che, nonostante sia una favoletta che si legge in mezz’ora, ti può insegnare molto. La tolleranza, il concetto di diversità, lo spingersi oltre i propri limiti, il coraggio, il vola solo chi osa farlo – soprattutto il vola solo chi osa farlo! – li ho trovati soltanto lì dentro, spiegati così, in quel modo semplice come li spiegheresti ad un bambino.

Perché, purtroppo, non c’è cosa più vera del fatto che vola solo chi osa farlo. Mi dispiace solo per chi ancora non l’ha capito.


PS.
Arriverà un giorno, forse, in cui trovare ancora qualcosa di sottinteso in questi libri sarà davvero difficile, e questi saranno I libri a cui sei affezionato che però devono far spazio ad altri sulla scrivania. Se li hai, regalami i tuoi titoli. Perché il Libro delle Risposte è bellissimo, sì, ma io ho un debole per le metafore, e vorrei continuare a riflettere grazie a loro.

  • Giulia Frazzei

    “la ragazza delle arance” di jostein Gaarder e “l’Arte di ascoltare i battiti d cuore” J.P. Sendker… prova..