Una pigna a #Sanremo2017 – Apriamo il televoto per Giorgia, grazie

Insomma, Maurizio, mica tanto.

Io ieri sera ho fatto un po’ fatica, ma sono stoicamente arrivata fino alla fine (e fino anche al Dopofestival, e ho anche visto un pochino di Marzullo, sì). Fra tutti ho preferito il Dopofestival, specialmente quando un forse un po’ brillo Gigi D’Alessio ha strizzato l’occhio a Nicola Savino dicendo “questo programma è proprio inutile”. Mi ha addirittura strappato una sana e fragorosa risata partenopea, che ha dell’incredibile.

Proprio per questo vado dritta al punto: dei cantanti di stasera non ci ho capito molto.
Non ho bevuto niente. Forse dovevo. Forse un goccino d’alcol aiuta a stimolare le orecchie, non so. Le poche cose che mi sono davvero piaciute sono oggettivamente delle canzonette che di solito snobberei – puah, questa è una canzone di merda – rimettendomi gli occhiali sul naso. Perché io faccio parte della categoria degli snobboni della musica, cioè quelli che storcono sempre il naso quando la radio in macchina indugia su una merda passata da RTL e poi vanno ad ascoltare, di nascosto da tutti, perfino da Spotify, le playlist dei peggiori bar di Caracas. Ce li avete anche voi, degli amici così. E se mi stai dicendo che no, tu non ne conosci neanche uno, sappi che lo snobbone sei tu. (Infatti, sono io).

Domani ci sono le cover. Credo me ne starò zitta, dichiarando un generalissimo no comment perché un po’ va bene ma poi va a finire che dico le solite stronzate per allungare il brodo, come i giudici di X Factor a due puntate dalla fine.
Domani ci sono le cover quindi non riascolteremo le canzoni di Sanremo (tranne quelle provvisoriamente escluse) fino almeno a venerdì. Non so perché ma ne sono quasi sollevata.

BIANCA ATZEI – Ora esisti solo tu 
Mah. Non capisco: lei ci piace? Non ci piace? È solo molto sfortunata e siamo noi a non capirla? Forse è la sua canzone più decente dal ’91, nonostante abbia questo grave handicap di essere stata scritta da Kekko dei Modà, ma è a rischio eliminazione. Boh.

MARCO MASINI – Spostato di un secondo 
Quando c’è Marco Masini in salotto parte un mash-up fra Vaffanculo e L’uomo volante. Comunque ero troppo impegnata a segnare con una X le otto differenze fra lui e Paolo Bargiggia per ascoltare la canzone.

NESLI E ALICE PABA – Do retta a te
NO.

SERGIO SYLVESTRE – Con te 
Una canzone molto Eurovision Song Contest. Chiaramente fatta per essere cantata in inglese, però dai, carina. Lui è così tenero, dal suo due-metri-e-zero-otto, e ha una così bella voce che potrebbe pure cantarci Mare profumo di mare e ci piacerebbe comunque moltissimo. (O quella o la sigla della Famiglia Addams, è uguale).

GIGI D’ALESSIO – La prima stella
Giuro, nel mio quadernino degli appunti mi ero pure dimenticata di segnarmelo. Coincidenze? Non credo.

MICHELE BRAVI – Il diario degli errori 
Edward Cullen che canta.

PAOLA TURCI – Fatti bella per te 
Lei una figa spaziale. Mi piaceva da dio. Com’era vestita, la canzone, il ritmo, tutto. Ma mi piaceva proprio tanto, ho detto “bon, questa è la mia prefe, ciao”. Però, mh, senti, quel “ohohohoh” mi ricorda qualcosa… Un minuto e mezzo, tac: Princess Of China dei Coldplay. Uguale. Plagio. Roba che neanche Micheal Jackson che prende I cigni di Balaka di Al Bano e li fa diventare Will You Be There.

FRANCESCO GABBANI – Occidentali’s karma
Ero già a fare il ballettino come la scimmia. Mi è piaciuta, nonostante il suo maglione arancione di H&M. Sì, mi vado a nascondere.

MICHELE ZARRILLO – Mani nelle mani 
Abbiamo letto il titolo sulla tv, “Mani nelle mani”. Sono partita con “Le tue mani son piene di fiori, dove li portavi fratello mio”. Abbiamo intonato un coretto, poi mi hanno chiesto “ah è la sua?”. Ho riso per tutta la durata della canzone, quindi non l’ho sentita.

CHIARA – Nessun posto è casa mia 
Secondo me molto bella da cantare. Da ascoltare, non so. Di certo c’è che a metà credevo che il batterista si fosse addormentato.

RAIGE E GIULIA LUZI – Togliamoci la voglia
Mi è nrrghngpiaciuta, anche se è oggettivamente una canzone di merda. Mi vado a nascondere. Anzi vado a googlare, che se lei riesco a ricondurla ai Cesaroni lui proprio non so chi sia. (Comunque sono a rischio eliminazione pure loro, pericolo scampato)

Per il resto, vorrei puntare l’attenzione su quei pochi particolari che hanno reso questa serata abbastanza interessante. Perché il problema, Carlo, è che mancano i contenuti a questo Sanremo; si vede che hai esaurito le idee, sembra un festival sciapo di Pippo Baudo. Ok, ci hai dato Maria, ma ora capisco la tua mossa: ci hai dato Maria per sopperire ad un evidente vuoto autoriale.

Abbiamo avuto il signore dipendente del Comune di Catania che in quarant’anni di onorato servizio non ha mai fatto un giorno di ferie o di malattia, e che ha lanciato un’invettiva contro i furbetti della pubblica amministrazione. Abbiamo avuto Maria che a inizio Festival ha distribuito i portachiavi fatti a forma di Carlo Conti – tra l’altro vestita malissimo, ma abbiamo fatto finta di niente.
Abbiamo ascoltato i Tyco Brahe, no aspetta, i Biffy Klyro, e abbiamo sopportato le classiche attrici che fanno lo sceneggiato Rai che va in onda la settimana dopo Sanremo. Dimmi che domani ci sarà  l’immancabile Beppe Fiorello e abbiamo chiuso il cerchio.
Abbiamo sentito Keanu Reeves suonare il basso, un’ottima mossa per distoglierci dal fatto che la sua faccia sia uguale dal 1993. Abbiamo anche guardato il fantasmagorico trio Brignano-Insinna-Cirilli su cui vorrei stendere un velo pietoso. Sarebbe stato quasi meglio vedere Gabriele Cirilli fare il Gangnam Style o “chi è Tatiana”, dico la verità. Almeno erano tutti e tre insieme, ce li siamo tolti subito.

Qualcosa che mi è piaciuto però c’è, ovviamente. Perché se no davvero mettevamo su un dvd di Alberto Angela e buonanotte ai suonatori.

Number three, Giorgia.
Non mi piace molto di solito, la trovo sempre artificiosa arzigogolata ampollosa, ma stavolta è stata incredibile. Se non lo avete sentito, recuperate il pezzo che ha fatto perché è un qualcosa di celestiale.

Number two, Francesco Totti.
All’inizio sembrava tutto composto, con la giacchettina abbottonata e i capelli tirati all’indietro come un bambino che va a fare la cresima. Poi – a parte l’imbarazzante momento in cui si sono messi a tirare pallonate dal palco verso la galleria (giuro) e a Giletti, per una strana legge del contrappasso, è arrivato un pallone addosso – son bastati dieci minuti ed è arrivato il più bel momento comico di questo Sanremo. Nel fare il lancio di una canzone è riuscito a sbagliare il nome del direttore d’orchestra e a dire, al posto di Cheope, “SCIOPÉ”. Pura poesia.

Number one (e qui mi rendo conto che sto per tirare fuori la quindicenne che è in me), Robbie Williams. Sempre più bello, sempre più vigoroso (su Twitter han detto che s’è magnato pure Gary Barlow, ma a noi piace pure con la panza), sempre più coi capelli grigi, sempre più da guardare come quando eravamo in 2B.

Il mio aneddoto preferito su Robbie Williams è ovviamente la storia dei limoni ai suoi concerti (intorno ai primi anni del 2000 era solito tirare su una tizia dal parterre e baciarla in modo più o meno appassionato, qui il mio video preferito). È un aneddotto che tiene banco come neanche I’m blue dabadee dabadaa alle migliori feste di paese. Maria lo ha ricordato, anche perché a Robbie Williams che gli vuoi chiedere? Hai trovato traffico? Come sta la regina Elisabetta? No, gli ha detto molto tranquillamente so che tu sei solito dare dei baci alle tue fan. Sembrava una di quelle domande utilissime che fanno a C’è posta per te prima di consegnare la busta – so che sei nata ad agosto, vero? E che ti piace la pizza, vero? E che al mattino ti lavi i denti, vero? Allora sei proprio tu quella che sto cercando! Elementare, Watson.

Beh, comunque Maria non ha neanche fatto in tempo a finire la frase che subito Robbie aridanghete, bacio in diretta.

Vorrei dire al direttore di Rai1 che il prossimo anno, se Robbie torna, lo presento io il Festival. Ok?

Foto di tvblog, gif di Maurizio Costanzo di Trashitaliano, gif di Robbie che limona duro Maria presa dal twitter del Festival di Sanremo.

UNA PIGNA A SANREMO 2017 – 1 – Bulli e pupe (e gente che deve star zitta)