Una pigna a #Sanremo2017 – Bulli e pupe (e gente che deve star zitta)

Finalmente ci siamo: la mia settimana preferita dell’anno è incominciata bella spedita.

Più o meno.

C’avevo l’ansia di Sanremo stavolta. Non solo perché c’è Maria, e Maria è un’istituzione per noi cresciuti a pane e Saranno Famosi, ma un po’ per tutto. E alla fine di Sanremo credevo di aver cambiato operatore, credevo mi avessero hackerato il cellulare, credevo di avere addirittura la birra sponsorizzata dalla Tim. Invece tutto a posto. Tranne quando mi sono incazzata, verso la fine. Ma andiamo per gradi.

Quest’anno – ormai lo sanno anche i sassi – conducono Maria De Filippi e Carlo Conti.
Secondo me Carlo Conti ha sparato in alto per il suo ultimo anno, forse per evitare l’effetto replay delle scorse edizioni (che è dietro l’angolo), forse per accaparrarsi quella fetta di pubblico di fedelissimi che seguirebbero Maria anche quando la mamma ti chiede “e se Maria salta giù dal balcone tu cosa fai, salti giù dal balcone anche tu?”… In ogni caso sticazzi, ha fatto più del 50% di share con 11 milioni di spettatori, tanti auguri Carlo che stamattina è Natale.
Se devo essere sincera ho trovato tutto un po’ loffio, in generale, ma per me ci sono stati comunque dei momenti altissimi, neanche fossimo davvero davanti a C’è posta per te e ai vari “Sì Maria ha accettato l’invito ed è qui con noi”. Cioè, si è addirittura seduta sullo scalino. Da lì ad avere Danielona che urla “FALZA! FALZA!” il passo è breve.

Lei bellissima in un vestito molto Maria De Filippi (avrebbe fatto ridere in un abito haute couture come le vallette degli altri anni), lui sempre elegante e serio come in qualsiasi suo programma. Che gli vuoi dire a Carlo Conti di male? Ormai neanche il colore del suo fondotinta ci fa più strano.

Quest’anno comunque niente vallette. Niente tette che sfidano la forza di gravità, niente scalinate fatte soltanto per far vedere l’abito, niente papere nel leggere il gobbo. Niente intoppi, quindi. Tranne lui.

Non si sa bene perché l’abbiano invitato, comunque ad un certo punto (abbastanza all’inizio, ahinoi) è arrivato sul palco Raoul Bova. Inutile dire che dal nostro parterre è partito subito “sono bello come Raoullo”, giusto per continuare il coro di “Swag Maria-defì” che avevamo concluso due minuti prima (sì, in casa citiamo sempre Bello Figo, ieri abbiamo anche mangiato la pasta col tonno, fai te).
Inutile dire che il video che annunciava il suo ingresso sembrava veramente quello di C’è posta per te prima che arrivi l’ospite in studio – l’ho cercato, quello di C’è posta, credo sia questo ma la tecnologia mi odia e non sono riuscita a guardarlo (sono abbastanza sicura sia lui, comunque). Inutile dire quindi che Raoul Bova è davvero inutile: bello, per carità, ma cosa ci significava? Allora ridateci Garko dell’anno scorso, che le battute sugli zigomi del vecchio Dario Oliviero ci venivano molto ma molto meglio.

Il peggio lo abbiamo raggiunto verso la fine: è arrivata Rocio Munoz Morales, la sua donna, con tutta una leccata di mucca fra i capelli e un vestito d’argento che neanche Bloom delle Winx; gli ha portato una rosa bianca e ci hanno fatto assistere ad un teatrino fatto di “mi ha dato dei buoni consigli”,”no me li hai dati più tu”, “no tu”, “no tu” che, dopo la mezzanotte, anche no. Get a room o get a fiorista, che a Sanremo ce ne sono tanti, e scambiatevi i fiori e le effusioni da un’altra parte, grazie.

Passiamo alla gara? Passiamo alla gara. Dopo un’introduzione veramente ma veramente lunga (noi fedelissimi ci sciroppiamo pure il collegamento dal terrazzino con Mollica, ma questa era veramente lunghissima), siamo partiti con la gara. I primi cantanti sono usciti a bomba, via uno via l’altro via via via (Giusy Ferreri manco ha avuto il tempo di bere un goccio d’acqua, infatti) e poi l’ultimo, il mio amico Ermal Meta, lo hanno fatto esibire a mezzanotte, quando metà Italia era già a letto che domani ghe da lavurà. Ma non ha toccato minimamente la classifica. Giusy, la prima, infatti è in stand-by.

Stasera hanno cantato in 11. Ne salvo solo un paio, ve lo dico in anticipo (AL BANO! CIOÈ AL BANO! Dobbiamo ridere o piangere?), ma per essere breve e lapidaria ho preso appunti sul mio quadernino.
Pronti partenza via.

GIUSY FERRERI – Fa talmente male
Lei vestita come una youtuber del makeup (rossetti e bocche ovunque, ma perché?). Ha portato una canzone abbastanza orecchiabile e radiofonica, che però non è passata. Gente, avete fatto passare Al Bano, non fate tanto gli schizzinosi.

FABRIZIO MORO – Portami via 
Fabrizio Moro è sempre uguale a se stesso, quindi se ti piaceva nel 2000 e qualcosa ti piace pure oggi. Dopo la prima strofa+rit la sapevamo già a memoria, dal mio divano. O siamo noi dei geni fuori dal comune oppure era abbastanza banalotta.

ELODIE – Tutta colpa mia 
Non so chi sia Elodie (non guardo Amici da un paio d’anni e ne sono molto fiera), ma i suoi capelli me li farò quando sarò vecchia. Comunque la canzone gridava “Emma” da tutti i pori.

LODOVICA COMELLO – Il cielo non mi basta 
Allora, già mi dicono che tu c’entri con Violetta. Già non mi stai molto simpatica perché mi hai più o meno rubato il posto a Singing in the car (lo sapete vero che il mio sogno è condurre l’equivalente italiano del Carpool Karaoke di James Corden?)… Mi dispiace Lodovica ma no.

FIORELLA MANNOIA – Che sia benedetta 
Bella. Niente di nuovo, ma bella. Lo dico? Lo dico. Fiorella per te Miss Italia continua, e lo vinci pure.

ALESSIO BERNABEI – Nel mezzo di un applauso
Alessio, porello, non te l’hanno detto? La serata delle cover è giovedì. Portalo giovedì questo pezzo uguale all’anno scorso, dai su.

AL BANO – Di rose e di spine 
Già dal titolo sembra di stare nel ’63. Credevo fosse un mio problema, io Al Bano non riesco più ad ascoltarlo per questioni mie, ma no. AL BANO RITIRATI, i tuoi campi a Cellino San Marco han bisogno di te.

SAMUEL – Vedrai 
Gli voglio molto bene, da molti anni. Riconosco Samuel anche solo da come in una canzone dice “cosa”, con la o stretta di Torino. Però Samuel, sì canzone carina eh per carità, ma perché non hai portato Rabbia?

RON – L’ottava meraviglia 
Gli occhiali da sole, caro Rosalino, soltanto hai l’uveite e devi andare in Parlamento.

CLEMENTINO – Ragazzi fuori 
Nel ritornello secondo me ci stava da dio la voce di Neffa. Comunque non è passato. Quando ricanterà mi aspetto che cambi un pezzo del testo e ci infili dentro “mo ce ripigliamm’ tutt’ chell ch’è ‘o nuost”.

ERMAL META – Vietato morire 
Ve l’avevo detto qui che Ermal Meta sarebbe stato il top. Premio della critica subito. Poi se non vince pazienza, che io sono gelosa delle mie cose, ma per me è top.

A intervallare queste canzoni (non di un livello altissimo, se posso dirlo… confiderei in domani, se non ci fosse Gigi D’Alessio), ci sono stati due momenti degni di nota. Poi mi sono incazzata.
Il primo momento, manco a dirlo, Tiziano Ferro. Il Festival era incominciato con la sua facciotta in bianco e nero mentre cantava “Mi sono innamorato di te” di Tenco – grandissima canzone, che però ogni volta che canto in casa mia viene bistrattata dalla parodia di Aldo in “Chiedimi se sono felice” – e poi è proseguito con quel pezzo con tantissimi passati remoti (“ho passato tutto il giorno a ricordarti, con la canzone che però non ascoltasti”, ottima per noi del nord che il passato remoto non lo usiamo neanche nel tema alla maturità). C’è stato anche un duetto con Carmen Consoli per “Il conforto”, la loro nuova canzone. Io avrei preferito un mega medley da cantare a squarciagola, ma Carlo Conti ci ha fatto un altro regalo: Ricky Martin. Sì, ok, un dos tres un pasito bailante Maria e la copa de la vida alè alè alè gran pezzo con cui buttarsi in pista, ma sembrava di stare a lezione di zumba.

Sì, ci sono stati anche i Clean Bandit, il momento di ringraziamento ai soccorritori impegnati nella tragedia di Rigopiano, Ubaldo Pantani che ha preso per il culo Bob Dylan, Paola Cortellesi (bravona!) e Albanese per il loro (sinceramente dimenticabile) film in uscita, un siparietto con due sportivi alti trecento metri che faceva molto Show dei record… Ma il meglio deve ancora venire.

Vi spiego in poche parole perché mi sono incazzata. E qui sono seria.
Ad un certo punto è scesa Diletta Leotta. Bellissima. Ok, in viso sicuramente un po’ sciupata, si intravede qualche punturina e qualche ritocco ma ovviamente una figa spaziale. Roba che se domani mi svegliassi così, potrei accompagnare solo.
È scesa con un vestito sicuramente importante, da profana lo definirei un “bikini da sera”; provocante, sì, ma niente che non abbiamo mai visto.

Ieri era la giornata contro il bullismo. Carlo Conti aveva già invitato poco prima sul palco due ragazzi impegnati in un’iniziativa contro il bullismo nella loro scuola; qui ha approfittato della presenza di Diletta per ricordare di quando le hanno hackerato il telefono e hanno diffuso delle sue foto private. Foto, video, immagini, sinceramente non so, perché io non le ho viste. Non le ho manco cercate, mi dà un fastidio che non hai un’idea. Ma non è stata ovviamente Diletta a farmi incazzare, né la giornata contro il bullismo.

Lei ha raccontato brevemente l’accaduto, puntando l’attenzione sulla forza e sulla voglia di reagire di fronte a queste cose, di essere in qualche modo più forte del dramma che ti è capitato. Voglio dire, c’è gente che ci è morta per queste cose (Tiziana Cantone vi dice niente?), ma non devo mica star qui a fare la retorica del dolore come Barbara D’Urso e tirar fuori delle banalità.
No, invece evidentemente devo farlo.

Alle 00:10 la Balivo ha twittato questa cosa, che in tre minuti è diventata virale. Credo che la faccia di tutti nel leggerlo sia stata a metà fra lo sgomento e l’incredulo. Anzi, non tutti, perché qualcuno le ha anche dato ragione.
Non che il parere della Balivo sia particolarmente rilevante, ma da una che sta in tv due ore al giorno tutti i giorni ci aspettiamo un livello un po’ più alto, sinceramente.
Alcuni commenti che sono seguiti (non li ho letti tutti, si è fatta una certa e ad un certo punto vado a letto anche io) non sono molto simpatici lo stesso: “vuoi un tutorial su come accendere il cervello”, “ma che sei scema o cosa”, “sei solo invidiosa” etc. Insomma, la giornata contro il bullismo sicuramente non è stata onorata da nessuno, ieri. Ma nulla a che vedere con il sottotesto di questo tweet, perché insomma, abbiamo capito no? Puoi parlare di cose intelligenti soltanto se hai il chador addosso, e “se esci con la minigonna e ti succede qualcosa te la sei cercata”, no?
Caterina, NO.

Caterina, prima cosa da fare oggi: cambiare le tue password, che non si sa mai ti succeda la stessa cosa e poi chi lo sente più Google, che magari ti capita (o ti è già capitato) di metterti un vestito simile.
Seconda cosa: chiama una buona consulente di digital pr, che ne hai bisogno.
Terza cosa: prossima volta taci.

Le foto sono prese da Tvblog.it (tranne le gif che sono, ovviamente, di Trashitaliano)