Le Fisse #3 – Brunori Sas, The Affair e un’altra cosa

La vita di tutti i giorni ci riserva soltanto schifo, fra terremoti, attentati e presidenti degli Stati Uniti, quindi nel mio tempo libero cerco di circondarmi di cose che poi così tanto schifo non fanno. In questa tornata delle “fisse del periodo” abbiamo una musica, un telefilm e un negozio online. Poteva andarci peggio: potevo per esempio limitarmi a parlare dei Nascondini, i nuovi biscotti del Mulino Bianco creati dal demonio e probabilmente tagliati con la droga, tanta è la dipendenza che danno, ma per questo abbiamo già Banderas.

1 – Sulla musica ognuno c’ha le sue fisse. Io potrei anche star qui a dire giorno e notte che l’album di Brunori Sas è bellissimo, ma se ti piacciono i Modà o Gigi D’Alessio ti continueranno a piacere i Modà o Gigi D’Alessio e difficilmente ascolterai altro. Quindi lungi da me dal plasmare i tuoi gusti musicali; vengo in pace. Però secondo me il nuovo album di Brunori Sas è davvero bellissimo.

Ho un debole per i cantanti italiani sfigatini (ho anche un debole per questa ondata di indipendenti che credono di essere negli anni Ottanta, TheGiornalisti, I Cani, Ex-Otago, Calcutta, Cosmo… continua a volermi bene lo stesso, ti prego) quindi è pane per i miei denti, ma il nuovo album di Brunori – A casa tutto bene – secondo me è davvero bello. “La verità” mi ha conquistato già quando era uscito come singolo, ora che ho sentito l’album ne sono ancora più convinta. Dagli una chance.

(Dai una chance anche ad altri cantautori italiani sfigatini come Diodato, che probabilmente conosciamo in sette, oppure Ermal Meta, che sarà a Sanremo e sarà bravissimo e mi costringerà a dirti che te l’avevo detto. Insomma spegni RTL, santo cielo).

2 – Sono usciti tantissimi telefilm degni di nota nell’ultimo periodo, ma mi sembra che quasi nessuno si sia soffermato su un prodotto su cui vale la pena soffermarsi: The Affair. No, dico, siamo ancora qui a sciropparci Grey’s Anatomy e la sua quarantesima stagione, non vogliamo dare spazio a queste cose?

The Affair è una serie relativamente nuova della Showtime che non riesco ad incasellare in nessun genere “predefinito” se non drammatico, che è un termine assolutamente riduttivo, secondo me.

Nella prima stagione tutto ruota intorno alla relazione extraconiugale intrattenuta da Noah Solloway, mediocre omuncolo di New York che vorrebbe diventare uno scrittore di successo, e Alison Lockhart, bella e misteriosa ragazza di Montauk. Ma non c’è soltanto la relazione, in The Affair: c’è il dolore, il lutto, il senso della perdita, l’abitudine, la mediocrità, la famiglia, il ruolo genitoriale, il ruolo dei figli, la verità – soprattutto la verità. E man mano che si va avanti con le stagioni si aggiungono altre tematiche interessanti: le varie sfumature dell’amore (quello nuovo e travolgente e quello caldo e rassicurante di una vita), la fiducia, la dipendenza, l’indipendenza, e di nuovo la verità. Il tutto condito da alcune tinte noir che ora che siamo alla fine della terza stagione (l’ultima fino ad adesso) ci han dato molta soddisfazione.

Tutti dovremmo guardare The Affair per un motivo molto semplice: non ho mai visto un telefilm che giocasse coi punti di vista in questo modo. Ogni puntata è raccontata per metà secondo il punto di vista di Noah, per l’altra metà secondo quello di Alison. Nelle stagioni successive i punti di vista aumentano, fino a diventare tanti occhi che guardano la stessa cosa e che raccontano ciò che vedono – raccontano quello che è vero, o che credono che sia vero, o che vogliono credere che sia vero. Perché The Affair ti spinge a guardare tutto quello che succede con occhio critico, a notare le differenze (è Alison ad essere una tentatrice oppure è stato Noah a fare il marpione? Com’è possibile che, vista da Noah, lei sia bellissima, coi capelli freschi di parrucchiere e il vestito cortissimo, mentre “in realtà” portava una felpa e i jeans e i capelli raccolti in una coda malfatta? Chi ha parlato per primo dei due? Che cosa si sono detti veramente?) e ti spinge a dedurre da solo l’oggettività dei fatti. Con The Affair metti in discussione tutto, perché capisci che le cose dipendono soprattutto dal punto di vista di chi le guarda, e che spesso vediamo solo ciò che vogliamo vedere.

Insomma, ti ho convinto? Si è pure beccata un Golden Globe nel 2015, quindi forse non sono tutte stronzate quelle che dico.

E invece sì.
In realtà non è vero niente.
Guardo The Affair solo perché Cole Lockart è interpretato da Peacy di Dawson’s Creek. Ho una cotta che neanche a quindici anni.

No, dai, scherzi a parte, la storia dei punti di vista e della verità non è una stronzata, è così sul serio. Certo, non è un telefilm leggero: per me guardarlo è stato doloroso ma anche terapeutico, sotto certi punti di vista, e soprattutto mi ha fatto pensare molto. E io amo le cose che mi fanno pensare molto.

Avevo una terza cosa da consigliare, un negozio online super carino, ma ne parleremo più avanti. Mi sono persa un attimo a cercare “Joshua Jackson” su Google…