Se io profano con la mia mano indegna

Ti ho sognato stanotte, sembravamo essere finiti in un film di Wes Anderson e alla fine ci davamo un bacio. Un bacino così, piccolo piccolo, come questo. Forse non ce n’era motivo, o forse sì. Eravamo insieme ad altri davanti ad un bar, no non lo so quale, so solo che io avevo la mia giacca verde scuro con il pelo dentro, quella che metto di solito quando non fa così tanto freddo come in questi giorni. Stavamo parlando, non mi ricordo di cosa, ma tirava un po’ d’aria anche se c’era molta luce (magari era mezzogiorno, l’una, un orario del genere) e mi hai detto ‘cosa dici se andiamo dentro’, me lo hai detto così, senza il punto interrogativo e mi hai preso la mano in modo leggero ma deciso. Se io profano con la mia mano indegna questo santuario è un peccato gentile. Non avevi più il broncio. Dentro al locale c’erano dei personaggi che sembravano davvero usciti da un film di Wes Anderson e io ti ho proprio detto ‘ehi hai visto? Sembrano usciti da un film di Wes Anderson’, ‘Wes Anderson ma perché’ e io ho pensato cavolo parla e sembra sempre che non ci sia mai la punteggiatura, ma sono stata zitta perché se no magari mi dicevi ecco, ha parlato la professoressa. Allora ti ho detto una cosa del tipo ‘cos’hai contro Wes Anderson, la gente rompe i coglioni con Tarantino e io non posso dire che Wes Anderson è il mio Tarantino?’ – che poi a me Tarantino piace anche, voglio dire, chissenefrega di chiudere sempre le nostre convinzioni dentro a delle scatole per catalogare le cose come il migliore o il preferito o quello che ti piace di più, a me Pulp Fiction è piaciuto e Le Iene bah insomma ho ricordi confusi e non lo so però ecco guarderò altro e poi valuterò ma di sicuro non voglio convincerti che Wes Anderson fa dei capolavori se per te non lo sono. Oh. Ma alla fine poi cosa ce ne frega di Wes Anderson e di Tarantino dai ognuno guardi quel che gli pare basta che non mi fai spendere soldi nei cinepanettoni.

‘Però hai ragione effettivamente sembra di stare proprio in un film del genere sai’.
Mi sono girata e ho visto un tipo seduto con una tuta Adidas tutta gialla, simile a quelle che avevamo alle medie e che sfoggiavamo con onore anche fuori dalle ore di ginnastica, e c’erano le pareti colorate e più in là c’era una signora con degli occhiali rossi e un vestito azzurro e una borsa di pelle rigida a mano (bellissima tra l’altro, chissà dove l’avrà comprata?) e il barista aveva i baffi lunghissimi e portava una camicia a fantasia anni settanta con il colletto a punta. (Nella mia testa ho composto una melodia bellissima mentre li osservavo). Abbiamo parlato anche di altre cose che adesso sinceramente non ricordo, perché ero impegnata a non ridere e piangere nello stesso momento. Non chiedermi il perché. Ma sicuramente non era per tutto questo discorso sconclusionato su Wes Anderson. Ne sono certa.
Abbiamo bevuto un robo e mangiato due noccioline, eravamo seduti a metà del locale (non lo so se eravamo da soli, forse no) e dopo un po’ siamo usciti dal bar. Ho preso dalla tasca il burrocacao e me lo sono messo. Avevo le mani gelate. Questo è il bacio dei santi. 

Poi mi sono svegliata. Sì, prima ci siamo dati un bacio, minuscolo; è successo perché hai cercato di scaldarmi le mani mettendomele nella tasca della tua giacca. Questo è il bacio dei santi.

Comunque a parte questo io sto bene, e tu? Certo che però è strano, eh, mi ricordo ogni dettaglio di quello che ci siamo detti (ogni parola, specie su Wes Anderson, e anche le virgole anche se non le ho scritte) e poco del bacio. Rendimi il mio peccato. Allora aspetta che riprovo.