Riflessioni semiserie sulla fine di Gilmore Girls (SPOILER! SPOILER! SPOILER!)

Ho visto tutto. Mi è costato un mal di testa epocale e un sacco di ore sul divano alla ricerca della migliore delle posizioni, ma ne è valsa la pena.

Breve riassunto per chi è rimasto fuori dal mondo: sì, sto parlando di Gilmore Girls: A Year In The Life, il seguito (la reunion? il revival? la nuova serie? l’ultima stagione?) di Una mamma per amica.
Non vi nego che è sempre stato il motivo per cui ho fatto e rifatto mesi di prova e poi abbonamenti (due, fin qui) a Netflix. Narcos, Stranger Things – sì certo, bellissimi, ma la mia unica motivazione erano Lorelai e Rory. Io vi do i miei quindici euro e voi mi fate ritornare a Stars Hollow per un pochino. Mi sembra un buon compromesso.

Io non so spiegare cosa sia per me Gilmore Girls. È la mia coperta preferita. Tutti ne abbiamo una e per me è Una mamma per amica.
Nel lontano 2000 e qualcosa erano usciti ogni settimana i dvd con Tv Sorrisi e Canzoni; li ho comprati tutti. Però non avevo tutti i torti: non esisteva lo streaming, scaricare le cose con una linea 56k era impensabile e non avevano ancora inventato La5. Una vita di merda, insomma.

Comunque, noi fan della prima ora questo revival lo aspettavamo da un bel po’. Ci hanno illuso tante volte in questi nove anni, raccontandoci che prima o poi avrebbero fatto un film come per Sex & The City. Poi, una serie. Poi, quattro episodi. Poi, finalmente, una data: 25 novembre.

DA QUI IN POI: SPOILER! SPOILER! SPOILER! NO MARIA IO ESCO! ABBANDONO NAVE! ICEBERG!  VATTINN’! FA ‘MPRESS! SALGA A BORDO CAZZO! MARISSA MUORE!

Allora. Presumo che se stai ancora leggendo vuol dire che hai guardato tutti e quattro gli episodi. Quindi diciamolo pure a gran voce: RORY, MA CHE CAZZO FAI?!
Ma andiamo con ordine.

Respiro profondo.

Partirò con un elenco di cose che da qui in avanti daremo per scontate:
– sì, Lorelai è tirata più di Giorgio Armani
– sì, Luke è gonfio
– sì, sono tutti vecchi
– sì, QUELLO ERA JASON STILES
– sì, Christopher l’hanno imbalsamato, evidentemente, o la sua scena era stata girata già nel 2008
– sì, i pettorali di Logan sono da appendere sul frigo come i magneti delle vacanze
– sì, RORY MA CHE CAZZO FAI?

Io sono incazzata, sì. Sono incazzata ma non sono delusa. Ma forse non sono neanche incazzata. Amiche, è un telefilm, non poteva finire lasciandoci credere che a Stars Hollow tutto è bello e spensierato, senza lasciare questioni in sospeso. Sono pur sempre le Gilmore, e un “final fuor words” così non è un lasciare uno spiraglio per una continuazione, è semplicemente un cerchio che si chiude.
Insomma, ero pronta ad un finale che mi avrebbe lasciato così così. MA. NON. COSì. (Anche se, se fosse stato nove anni fa, forse mi sarebbe piaciuto tantissimo, chissà).
Ne vorrei ancora, vorrei sapere tutto, vorrei che non finisse mai. Ma ok. Andiamo con ordine.

Partiamo dalla cosa che mi ha fatto più strano: Lorelai e Luke.

Sembrano stare insieme da quell’ultima puntata. Sembrano stare davvero bene insieme e, fino a metà di questo Year In The Life, lei non è ancora impazzita. E infatti tac, ad un certo punto, puntale come le tue cose quando devi andare alle terme, Lorelai impazzisce e deve cercare se stessa. Ma stavolta si capiva che era solo questione di prospettiva: è bastata una piccola avventura, un panorama da guardare respirando a pieni polmoni, una telefonata a Emily (una delle migliori scene di sempre, a mio parere) e le cose si sono fatte chiare di nuovo.
Io ho amato Luke e il suo discorso sul perché Lorelai non avrebbe dovuto lasciarlo (“you need the space and I need you” – qui ammetto di aver pianto tutte le mie lacrime, ma è un problema mio) e ho amato il suo sorriso, così confortante e pieno di sicurezza. Ahh, finalmente ci siamo riusciti.

Procediamo con il personaggio migliore: Emily.

Io credo che il confrontarsi con una grave perdita doveva per forza essere un tema da affrontare, perché fa parte della vita. Il personaggio di Emily è sempre stato controverso, ma dopo queste puntate mi sono resa conto di come il suo ruolo sia (e sia sempre stato) cruciale: invecchiata benissimo, pungente al punto giusto, sempre brillante.
Ammetto di aver sentito delle strette allo stomaco nel guardare i suoi occhi vuoti; ammetto anche di aver pensato che più si invecchia più si diventa incapaci di ascoltare gli altri. Ma Emily è Emily, e la sua rivoluzione doveva per forza passare per queste strade. Il rendersi conto che tutto è superfluo, lo staccarsi dalle cose materiali, il realizzare qualcosa con tranquillità e solo con se stessa… Sì. Bellissimo.
L’ho già detto, poi, che quella telefonata era tutto? Era tutto.

Ci sono stati poi momenti in cui ho riso tantissimo. Sono stati inseriti un sacco di rimandi al 2016 – esattamente come quelli che, nelle vecchie stagioni, si riferivano ai primi anni duemila. Il trono di Spade, Marie Kondo… Non me le sono segnate tutte, perché avrebbe voluto dire che devo andare in terapia, ma mi sono piaciute.
Ho amato anche le comparsate dei personaggi di Parenthood. Quando mi sono trovata davanti Peter Krause ho studiato attentamente il viso di Lauren (lui è Adam Braverman, suo fratello nel telefilm, ma è anche il suo fidanzato nella realtà) e come una quindicenne ho guardato ogni sfumatura nei suoi occhi. Idem per l’altro guardiano del parco e per Amber, incontrata per caso a New York. Certo, comparsate fini a se stesse, ma carine.

E poi (schiaccio il pulsante “random”) il signor Kim, e Paris che è sempre Paris, e Kirk che inventa OOO-ber, e Mourey che ha la stessa maglietta con scritto “a film by kirk”, e le password del wi-fi di Luke, e Taylor che non si accorge del Secret Bar, e Michel che “your name is Molly, why?”… È tutto così esilarante.

Passiamo poi alle cose mèh. Perché sì, qualcosa che non mi è piaciuto c’è.

Erano davvero necessarie tutte quelle canzoni del musical? (Anche se sentire Babette ripetere “She was Kinky Boots!” mi ha fatto molto ridere).
Perché Berta ha così tanti parenti? (È un concetto che abbiamo capito dopo la seconda battuta sui bambini che spuntano da non si sa dove, ma alla fine tutta quella gentaglia era un po’ superflua, no?).
Perché mettere Sookie solo alla fine e non includerla, anche solo in un fotogramma, nel momento del matrimonio? (Anche se ora mangia il terreno ed è stata via per un sacco di tempo, doveva esserci lei).
Perché inserire Tristin senza metterci Chad Micheal Murray? (Abbiamo tutte gli occhiali, dai).
Come mai, visto che tutto il mondo sapeva che lei aveva seguito nel 2008 la campagna elettorale, Rory non ha mai parlato di Obama, oppure ora di Hillary Clinton, o di Trump? E com’è possibile che Rory abbia tre telefoni senza avere un lavoro fisso? Com’è possibile che si possa permettere di andare e tornare da Londra così spesso e senza concludere niente se non trombare a casa di Logan? (Forse le veniva tutto pagato dalla moglie del Dottor Greene di ER – non l’ho riconosciuta solo io, vero? – però insomma, magari un part time job non era una cattiva idea). E poi, la domanda delle domande, RORY SEI IMPAZZITA?

Ok. Caffè. È arrivato il momento di affrontare il capitolo Rory.

Rory, mannaggia a te.
All’inizio sembravo incazzata, ma non lo sono. I feel you, sister. E ti voglio bene. Che è la cosa che dovrebbe dirti un’amica se fosse vicino a te adesso.

Mi aspettavo di trovare una Rory più che trentenne, giornalista tv oppure redattore-capo-whatever con un ufficio al ventisettesimo piano che dà su tutta New York, più un fidanzato perfetto (qualsiasi suo fidanzato sarebbe stato perfetto), delle amiche perfette, magari un matrimonio da organizzare, un premio da andare a ritirare, un figlio in arrivo.

Per tutte le stagioni di Una mamma per amica ci hanno raccontato di quanto Rory fosse speciale, di quanto potesse essere in grado di fare qualsiasi cosa e di come potesse avere tutto il mondo ai suoi piedi. Bene. Forse era davvero speciale, a sedici anni, ma poi le cose si sono complicate ed è andata così.
Io ho trovato questa “nuova” Rory super confortante. La sua evoluzione è, credo, la cosa più realistica mai trovata in un telefilm per teenager: anche le ragazze brave e calme perdono la testa e fanno delle cazzate e riescono ad incasinarsi la vita da sole. Bella lì, Rory, qua la mano. E poi non bastano due occhi azzurri e tanta forza di volontà per mettere insieme i pezzi, perché ci sono situazioni in cui la vita continua a masticarti e tu non puoi fare altro che essere risputata fuori e andare avanti. Ma è semplicemente successa una cosa sola: si cresce.

Certo, in questi casini lei ci ha messo del suo.
Da quanto andava avanti ‘sta storia con Logan, eh? Si vergognava perfino di ammetterlo davanti a sua madre (perché dover ammettere di vivere fra parentesi fa male), probabilmente perché andava avanti da sempre, o comunque da anni? Forse bastava dirgli “non sposarti, Logan, stai con me” e lui lo avrebbe fatto. Forse bastava non fare la civettina e andare con lui anche quell’ultima volta (per poi pentirsene la mattina dopo e metterci una pezza), forse bastava pensarci un po’ di più. Ma, oh, cosa ci volete fare, io sto dalla parte di Rory. Ha fatto delle cazzate, succede. È umana anche lei. Voi non sbagliate mai, cazzo?!

Al di là di questo, comunque, sono sempre più schierata nel Team Jess. Ma non perché li voglio insieme, semplicemente perché Jess secondo me è Il Personaggio con la lettera maiuscola.

Non voglio partire all’arrembaggio e convincervi a lasciare la vostra squadra – chissenefrega, alla fine, dai. Ma una cosa la voglio dire: in tre scene Jess, come sempre, riesce a capire Rory più di chiunque altro. Forse ancora più di Logan in tutti questi anni di tira e molla.
In quattro parole (e non mi riferisco alle final four words, ma alle altre quattro parole importanti, “scrivi la tua storia”) Jess sembra risolvere tutti i dubbi di Rory e lei è come se capisse qual è la sua strada.
Forse non hanno il carattere giusto per stare insieme, forse i tempi non sono ancora maturi o forse non sono destinati a stare insieme (il destino, il caso, la vita, l’orgoglio – inserite parole a caso e andranno comunque tutte bene), ma va bene lo stesso. Credo che Jess sia comunque, tra i tre, la presenza più giusta per lei.
È Rory a comportarsi in modo da non volere nessuno e complicare le cose? Boh. Alla Sherman-Palladino l’ardua sentenza.

A me, comunque, tornare a Stars Hollow è piaciuto un sacco. Grazie Netflix, di cuore. Mi sono sentita davvero meno sola. Sono stata assalita dai ricordi. E, anzi, vi dirò di più: nella mia fantasia Rory ora partorirà un Huntzberger e lo crescerà da sola cercando aiuto nelle sue forze (e in quelle di Lorelai). Il suo libro verrà pubblicato dalla casa editrice di Jess, che gli curerà anche tutta la parte di editing comunicazione e compagnia bella, e forse poi diventerà un film sceneggiato da Doyle, e Jess sarà sempre lì attorno per parlare di diritti editoriali e balle varie, e quindi alla fine, Jess is the new Luke. Perché finirà così, vero? VERO???

Sì. Anche io mi sono dimenticata di Paul. CAZZO!