Forse cercavi

È un po’ come stare sulle montagne russe. Chissà perché poi si chiamano così.
Perché le ha volute Caterina di Russia: dicono che le prime erano fatte di ghiaccio.
Caterina, anche mia mamma si chiama Caterina.
Lo so. Erano a San Pietroburgo. Come in Anastasia.
Ah sì. Anastasia l’ho guardato tempo fa su Netflix ma mi sono addormentata subito, forse avrei dovuto guardarlo da piccola. Però la canzone la so a memoria. Il mio inizio sei tu.
Sì. Fiorello e Tosca.
Ma loro le chiameranno lo stesso russe?
Loro chi?
I russi.
Non so.
Una volta ho visto una puntata della Parodi, c’era un periodo in cui ero fissata con i programmi di cucina e alle 12:30 mi mettevo lì a guardare ogni cosa che faceva. Aveva invitato Natasha Stefanenko che aveva cucinato l’insalata russa. Aveva raccontato una storia strana sul fatto che in Russia non si chiamasse “insalata russa”, ma mi ricordo solo la domanda e non la risposta.
Eh.

Come sempre, del resto, la mia memoria funziona così: mi ricordo solo le cretinate e non le cose serie. Per esempio, mi sarei potuta ricordare la risposta, invece che la domanda o semplicemente gli occhi della Stefanenko mentre mescola le verdure.
Comunque in Russia la chiamano insalata alla Olivier o della capitale.
Ah. Non lo sapevo. Della capitale quale?
No dico, “della capitale”.
Sì ho capito ma quale?
Non sai qual è la capitale della Russia?
Mh. Non ti rispondo neanche.
Comunque in Danimarca, e a volte anche in Germania, viene chiamata “insalata all’italiana”.
È Mosca no?
Sì, Mosca.
Vedi che lo sapevo. È che c’era tutta quella storia della capitale a Pietrogrado, San Pietroburgo, tutte quelle cagate lì.
Non sono cagate, sono importanti.
Sì, come Costantinopoli, Bisanzio e Istanbul. E lo spostamento del papato ad Avignone, e lo scisma d’occidente, e che palle.
Le prime montagne russe erano fatte per scivolarci sopra con lo slittino.
Quando ero piccola sono andata una volta al Luna Park. Ci sono andata credo una o due volte, non di più. Una volta mi ricordo che ero con la mia amica Daniela, con sua sorella e il fidanzato che era veramente grandissimo, mi sembrava vecchio ma probabilmente aveva qualcosa come venti, ventidue anni. Eravamo andate sul Kiss Express, te lo ricordi il Kiss Express?
No, io mi ricordo soltanto il Polipo, e poche altre cose.
Sì, il Kiss Express era un percorsino tipo montagne russe, ma tranquillo, e per qualche secondo tiravano su una capotta sopra ai sedili e dicevano che ti potevi baciare senza farti vedere.
Bello.
Sì. Beh. Ero alle medie. Mi sembrava la cosa più bella del mondo, all’epoca.
Perché, e il castello degli specchi? E il simulatore?
Beh no, cioè sì, me li ricordo, ma in realtà non è che a me il Luna Park sia mai piaciuto più di tanto.
No?
No. Non sono neanche mai andata a Gardaland.
Comunque le montagne russe in Russia non lo dice come si chiamano. Mi dice solo che in inglese si chiamano roller coaster.
Come la canzone di Ronan Keating. Life is a roller coaster nana nanana.
Sì. Festivalbar 2000.
È un po’ come le melanzane alla parmigiana, comunque. O le lumache, com’erano? Alla parigina?
Alla parigina.
Le lumache. Oddio. Le ho assaggiate pochi giorni fa.
Lo so. Hai cercato informazioni sulle lumache lunedì 4 aprile.
“Viscida, ma saporita!”.
Il Re Leone.
Sì.
Ti sono piaciute?
Mica tanto.
Ah no, ecco. Si chiamano “montagne americane”.
Vedi, “i russi, i russi, gli americani”.
Lucio Dalla.
Sì.
E dipende tutto da come le guardi le cose. Ti sposti di pochissimo e le cose si chiamano in un altro modo.
“Da che punto guardi il mondo tutto dipende”, insomma.
Sì. Ma anche quella cosa di Shakespeare, del “che cosa c’è in un nome?”, se la rosa la chiamiamo con un altro nome e blablabla.
“Ciò che chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”.
Ah.
Cosa?
Me la ricordavo più bella.
Sì.
C’era anche una canzone di Tricarico, “se mangio una pesca e poi levo la parola pesca, quello che rimane è meraviglia”.
La Pesca, Francesco Tricarico, 2001.
Sì. Era proprio “La Pesca”. Sembra tanto una canzone deficiente, invece se ci vai a guardare… Dice che “bisogna stare attenti alle parole”.
Beh. Io ci sto attenta alle parole.
Lo so. Tu parli e io cerco. Peso ogni tua parola. (Silenzio). Ma stacci comunque più attenta.