Una pigna a Sanremo – La seconda serata, per un mercoledì da leoni

Avvertite la Sciarelli, non abbiamo bisogno di Chi l’ha visto, l’allarme è rientrato.
Erano le 21.45, doveva cantare Patty Pravo ma non appena Carlo Conti ha detto le due paroline magiche abbiamo levato un grido al cielo che neanche all’ultimo rigore dei mondiali.

Beppe Vessicchio Sanremo

(Da quel momento in poi comunque li ha diretti tutti lui. Beppe Prezzemolo Vessicchio. Ti amiamo tantissimo).

La serata, dopo aver riportato la pecorella smarrita all’ovile, è scivolata via come se niente fosse.
All’inizio Carlo ci ha regalato due sfide in pieno stile Amici di Maria de Filippi e ci ha presentato i quattro giovani in gara. Tutti con piercing, orecchini strani e nomi improponibili che non vorrebbe neanche Moccia per i protagonisti dei suoi libri.
Da notare Cecile, la seconda, una cantante di colore alta più o meno due metri e zero cinque, che ha proposto un brano intitolato “N.E.G.R.A.”. Sì. Negra. Il testo diceva qualcosa come  “cazzo, sono negra, sì, ma quando sono nuda non te ne fotte un cacchio”, e il bello è che “fotte” lo ha detto davvero. Per tre minuti e mezzo il tempo si è fermato; ci siamo guardati tutti in faccia senza capire cosa stesse succedendo. Non per rimarcare sempre il solito fatto, ma non eravamo così sbigottiti da quando nel 2006 Povia ha vinto il Festival facendo il verso di un uccello. E ho detto tutto.

Cecile Sanremo 2016

Passiamo ai cantanti in gara, la seconda tornata per questo mercoledì da leoni. Andiamo via veloce, che alla fine a noi delle canzoni cazzocene, che tanto da qui a “Noi siamo infinito” le sentiremo più o meno un miliardo di volte.

Dolcenera – Con una canzone molto nera (o si deve dire N.E.G.R.A.?), un vestito bianco e n.e.g.r.o. pronto per tifare Juve e due coriste n.e.g.r.e. assurde.

Clementino – Speravo che ascoltandolo da fuori provincia di Napoli si perdessero le frequenze, un po’ come per Rocco Hunt. No dai. Niente campanilismi fuori dalla Campania, grazie.

Patty Pravo – Non è umanamente possibile che sia ancora viva. La settimana prossima Mistero ci farà sicuramente un servizio.

Patty Pravo Sanremo 2016

Valerio Scanu – Credo sia entrato in seminario. Altrimenti non si spiega questo repentino cambio di look (barba, frangione, camicia alla coreana…). Comunque guarda il labiale Valerio: enne o.

Francesca Michielin – A parte essersi fatta i vestiti con le tende come Maria in Tutti insieme appassionatamente, è un nì.

Alessio Bernabei, cioè quello dei Dear Jack senza i Dear Jack – Un brano che sembra qualsiasi altra canzone che è passata alla radio dal 2014 ad oggi. Ha anche un titolo che sembra pure un film, “Noi siamo infinito”. Tira. Andrà da dio. Fa cagare, ma andrà da dio.

Elio e le storie tese – una canzone fatta solo di ritornelli. Una canzone volutamente brutta, ma brutta forte, che però ribadisce a gran voce il nostro amore infinito per gli Elii da sempre e per sempre, nei secoli dei secoli amen.

Elio e Le storie tese Sanremo

Neffa – Riponevo tantissima fiducia in Neffa. A parte questa cosa del clavicembalo che mi ha fatto scendere un brivido lungo la schiena (questioni di conservatorio e di sonate antiche), continuerò a riporre tantissima fiducia in Neffa ascoltando le canzoni vecchie.

Annalisa – Da grande voglio essere come Annalisa. Più come Miriam Leone, in realtà, e in seconda battuta come Annalisa. La canzone è lenta (specialmente il ritornello), ma potrebbe avere del potenziale. Ho anche sentito le parole “aperitivo” e “buffet”, credevo di essere io ad avere fame e invece le ha dette davvero. Ma lo sapete che da grande voglio essere come Annalisa?

Zero Assoluto – Io questa mania degli Zero Assoluto di cantare sussurrando usando una voce post-amplesso non l’ho mai capita. Di là c’è il nonno che dorme? Tuo figlio si è appena addormentato? O volete fare la voce sexy? Non siete sexy, siete solo  tutturuturu tuttù. E basta.

Non sono mancati gli ospiti anche stasera. Il primo è stato Eros Ramazzotti, secondo mia mamma “sofferente, dimagrito, invecchiato” – le è piaciuto, insomma. Ha fatto un medley di canzoni che sinceramente non volevamo ascoltare, un’intervista che in confronto un programma di Marzullo trasmetteva più vitalità e poi di nuovo una canzone da encefalogramma piatto. No, io mi rifiuto. Su WhatsApp la mia amica Lucia si è lasciata scappare alcune rivelazioni scottanti che forse non mi aveva mai confessato in quindici anni, ma io su Eros sono irremovibile.

L’unica volta che ho ascoltato seriamente Eros Ramazzotti ero in macchina e abbiamo rischiato un incidente in autostrada. Mi ricordo anche di un’altra volta, c’era sempre “Più bella cosa non c’è / Più bella cosa di teeee”; alla mia amica Francesca è scivolato il piatto dalle mani e mi è finito tutto il tiramisù addosso. Ora capirete perché io ed Eros non andiamo molto d’accordo. Se non uccide, fortifica.

Altra ospite musicale della serata Ellie Goulding, vestita come se dopo poco fosse dovuta andare ad aiutare suo padre a fare il pane. Carlo Conti tra l’altro ha sfoderato un inglese che neanche mio fratello che fa la quinta elementare, credendo di fare il simpatico dicendo ad un’anglofona “the cat is on the table”. Chissà cos’avrà capito, poveretta.
Alla fine ci sono stati anche Antonino Cannavacciuolo Nicole Kidman. Non insieme, chiaramente. Nicole Kidman in particolare mi ha messo addosso una voglia incredibile di rivedere Moulin Rouge, che quindi mi ha messo addosso un’incredibile nostalgia di David Bowie. Roba che a furia di pensare alle canzoni di Bowie non l’ho neanche guardata bene in faccia: quanto le diamo, su una scala da uno a Patty Pravo?

Nicole Kidman

Il resto è stato ordinaria amministrazione, ma andiamo con ordine.
Garko non pervenuto (visto l’abito credevo che fosse pronto per andare a girare l’ennesima stagione dell’Onore e il rispetto, ma purtoppo ce lo siamo dovuti tenere fino alla fine, guardandolo mentre fa l’occhiolino alla telecamera cercando di sviare il fatto che non sa neanche leggere dal gobbo in platea). Virginia Raffaele stavolta molto convincente, con un’imitazione di Carla Fracci da manuale, che però dopo un quarto d’ora aveva già stufato. Pure la Madalina molto meglio di ieri, anche se stasera si è presentata con un abito che, oltre a gridare “tette, tette, tante tette”, era chiaramente da Carnevale. Non so se era vestita da Elsa di Frozen come ha detto, da Barbie Sirena o da Ballerina Volante, ma insomma ci siamo capiti.

Madalina Ghenea Sanremo

La serata si è conclusa strascinandosi un po’ dietro i piedi, con Nino Frassica che ha una comicità che piace soltanto ad Architetto (credo che a quel punto mezza Italia si sia strascinata dietro i piedi per andare a letto, si era fatta una certa) e Antonino Cannavacciuolo, che ci ha dato il colpo di grazia spiegando a Garko con un’occhiataccia quanti minuti ci vogliono per fare un uovo alla coque o un uovo sodo. Tanto abbiamo urlato di gioia quando hanno fatto vedere Vessicchio, tanto abbiamo urlato STICAZZI a quel punto della notte. Ma per fortuna le nostre preghiere sono state esaudite: dieci minuti, il tiggì in versione ridotta, gli ultimi quattro meno televotati e arrivedervela a tutti i quanti col DopoFestival e tanti cari saluti. (Io sono andata a letto, comunque. Ho una certa età e soprattutto una faccia credibile da dover indossare alle otto del mattino, che non è detto sia più sveglia di quella che ho in questo momento addosso).

La classifica, gli esclusi, le canzoni e gli altri abiti frangi-tette di Madalina ve li trovate nei siti seri, se vi interessa. Qui ci sono soltanto altre due cose da dire: domani, solita ora, ci ritroviamo sul divano col pigiama e le nostre migliori intenzioni. Perciò portatevi un bicchiere di amaro da sorseggiare, che questo giovedì ci sono quello smaronamento mondiale delle cover, sì, ma ci sono anche i Pooh.

PS. No, non me lo sono dimenticato.
Questa serata in realtà ci ha regalato un momento che difficilmente dimenticherò. Carlo Conti ha portato sul palco Ezio Bosso, che probabilmente tutti abbiamo conosciuto in quel momento lì, cercando la sua pagina Wikipedia e leggendo la sua storia, per non fare proprio la figura degli sprovveduti. Ezio Bosso è un musicista, compositore e direttore d’orchestra, è su una sedia a rotelle ed è malato di SLA. È vero che è molto facile commuoversi attraverso una malattia, è vero, ma non sono mai stata così contenta di guardare la televisione come in quei dieci minuti.

Ezio Bosso Sanremo

Ha detto cose come “bisogna perdersi per imparare a seguire” – ha detto cose più semplici degli aneddoti dell’oroscopo di Rob Brezsny, ma se possibile ancora più illuminanti. Ci sarebbe stato da trascrivere tutto il suo discorso. Ha anche suonato un pezzo che, con quelle notine così scivolate e urlate una a una, ci ha trasmesso di più di chiunque sia passato per Sanremo in 66 anni.

Se ve lo siete persi, guardatelo. Merita davvero il tempo che ci mettete. Grazie Ezio. È vero che “la musica siamo noi”, ma noi non saremmo niente se non ci fossero al mondo persone come te.
“Noi mettiamo le mani, ma la musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”.

Leggi la puntata di ieri: Una pigna a Sanremo – La prima puntata non si scorda mai

[Le foto sono prese da Tvblog].