Una pigna a Sanremo 2016 – La prima puntata non si scorda mai

Prima di tutto devo dirvi una cosa: è scomparso. Non lo troviamo da nessuna parte.

Stasera è incominciato il Festival di Sanremo. Io avevo addirittura messo un allarme sull’iPhone per ricordarmelo, visto che avevo paura di morire collassata a letto dopo una giornata infinita come quella di oggi. Ma dimenticarsene sembrava impossibile, visti gli spot e gli hashtag che ci hanno fatto capitombolare all’Ariston come Povia nel 2006, e quindi ce l’abbiamo fatta. La prima serata non si scorda mai, dicono, ed è da qui che incominciamo a cacciare due balle come facciamo sempre, più o meno da quando eravamo piccoli così.

Quest’anno, come l’anno scorso (sul mare col pattino), conduce Carlo Conti. Che si è preso come dama di compagnia Gabriel Garko, senza un apparente motivo. Visibilmente paffuto nelle guance come sempre – le battute sulla sua faccia rifatta sono più vecchie di quelle sul colore di Carlo Conti – ma che nella versione impiegato con gli occhialini quasi quasi non ci dispiace. Se non fosse per una certa somiglianza…

Gabriel Garko Sanremo 2016

Per il fronte femminile quest’anno abbiamo Virginia Raffaele, quella che fa le imitazioni sulla Rai, e una valletta sconosciuta che viene dalla Romania, Madalina Qualcosa. Non capisco se è bella o meno, ma ho deciso di esimermi dal commentare. La sua prima apparizione comunque l’ha fatta vestita con un abito animalier che sembrava adatto più che altro per fare la pubblicità delle Gocciole Pavesi. Che poi ha cambiato, grazie al cielo, due volte. Probabilmente con somma gioia degli uomini all’ascolto.
La Raffaele invece ha passato tutta la serata a imitare la Ferilli. Sì. Tutta la serata. Capisco le necessità del trucco e cose varie, ma la Ferilli? Sul serio?

La cosa più bella, secondo il mio modestissimo parere,  è arrivata alle 00.20, quando è scesa dalle scale Kasia Smutniak, ovvero la bellezza più naturale che ci sia. Il resto, un vero e proprio postribolo televisivo (cit.).

Gli ospiti della serata, due colossi. Prima Laura Pausini – io in piedi sul divano a cantare Simili e a fare il tutorial come a Pinocchio su Radio Deejay, e non avrei mai immaginato di gasarmi così tanto. Incredibile come tutti schifiamo la Pausini (che in realtà sotto sotto è pure simpatica) e poi sappiamo a memoria tutte le sue canzoni. È salita sul palco visibilmente emozionata, ha fatto un medley anni 2000 e poi ha duettato con la se stessa della Solitudine in quel Sanremo che fu, giacca da aviatore compresa. Una cosa che mi ha ricordato quei programmi che guardava mia nonna al pomeriggio, quando Paolo Limiti faceva cantare la figlia di Claudio Villa con suo padre ritratto sullo schermo. Carlo, anche no.

Laura Pausini Sanremo 2016

Alle undici e mezza è arrivato Elton John. O Claudio Lippi, non ho ben capito.
Ha cantato la canzone che faceva con i Blue (Sorry seems to be the hardest word) e poi Your song. Le anime di Christian e di Satine si sono materializzate nel mio salotto e ho iniziato a sospirare come se fossimo tutti nell’elefante a fare le prove di Spectacular Spectacular. Eh. Ho sospirato di nuovo. Poi ho guardato verso la televisione e mi sembrava davvero Claudio Lippi. Carlo, aiuto. Perché?

Elton John Sanremo 2016

Verso la fine della serata poi è arrivato anche quello che canta in francese ma che non è Stromae. E che, visto che non è Stromae, non ci interessa più di tanto.

Comunque sono passate le undici e mezza, è passato Elton John, è arrivato Rocco Tanica (guarderei la sua rassegna stampa per ore), che personalmente porto nel cuore da quel lontano 2008 quando al concerto mi ha fatto l’occhiolinoma di lui nessuna traccia. Era dai tempi di “Che fine ha fatto Carmen Sandiego” che non ero così in pena per qualcuno.

Le canzoni sono state intervallate da un andirivieni di comici che sembrava di essere a Colorado. Abbiamo anche avuto un centenario, un signore che a maggio compirà davvero 100 anni e ci ha dato la ricetta per arrivare alla sua età (farsi i cazzi propri è impossibile ora che abbiamo Facebook, quindi lui ci consiglia l’insalata); abbiamo avuto gli strafalcioni di Garko, i collegamenti con le radio e gli spot a favore della Liguria, ma in particolare questo martedì abbiamo avuto i comici. Sì, mi riferisco anche al momento in cui c’è stata la  carrellata iniziale con tutti (TUTTI) i vincitori di Sanremo dal primo al sessantacinquesimo. I dati Auditel collocano l’apice della comicità sanremese al passaggio del faccione di Povia, quando ci hanno ricordato che nel 2006 ha vinto con la canzone del piccione.

I comici, dicevo.
Non solo la Ferilli-Raffaele (per domani Virginia facce ride un po’ di più, ti prego), non solo quel duo che fa gli speed-date, ma c’erano anche Aldo Giovanni e Giacomo con il loro “Pdor figlio di Kmer”. Che, ve lo devo confessare, è il mio passe-partout per quando qualcuno mi nomina gli innominabili del Signore degli Anelli (“Cavalieri di Rohan!”). Sarà che io le vhs le ho rovinate a furia di piangerci sopra dal ridere, ma erano almeno dieci anni che non sentivo queste battute e sì, sono stati vintage e potevano fare uno sketch nuovo, ma sticazzi. Se hai meno di trent’anni non puoi non ridere con Aldo Giovanni e Giacomo, non puoi. Anche solo per tutti i film, i Mai dire e i Corti che abbiamo guardato e riguardato fino a farci venire il mal di pancia dal ridere.

Aldo Giovanni e Giacomo Sanremo 2016

È passata alla fine anche la mezzanotte e mezza, l’ultima cantante (la figlia di Zucchero, che non è la Gloria ma Irene Fornaciari) è scesa dal palco ma di lui, oh, nessuna traccia.
Cercherò di essere breve, nei giudizi sui titoli in gara, perché sappiamo che al primo ascolto anche la nostra canzone preferita faceva cagare come quella di Rocco Hunt (ops). E soprattutto perché ognuno c’ha i suoi gusti e il mondo e bello perché è vario e tanto lo sappiamo tutti che poi ascoltate Rtl e vi fate plagiare e tanto vale, ma bisognerà pur dire qualcosa sulla musica prima o poi.

Lorenzo fragola – Ha cantato malissimo. Come sempre. Ma tanto non ci importa, perché alla radio la canticchieremo già da domani.

Noemi – Marco masini (l’autore della canzone) un ottimo copywriter. Nel testo sembra non si ripeta mai. Da rileggere e risentire. Non mi dispiace, nonostante la strofa sembri un vocalizzo per scaldare la voce.

Dear Jack – Leiner (per noi da sempre Lynyrd Skynyrd), il nuovo cantante che non volevano manco a X Factor, fa il suo ingresso nei Dear Jack e chiaramente guadagna subito l’uscita.

Debora Iurato e Giovanni Caccamo – Giovanni Caccamo perfetto sempre (ho un debole per i tenerelli indifesi dal cuore d’oro come lui), Debora Iurato bruttina e vestita male ma pur sempre pulita, potente, giusta, brava e tutto quanto. Ma la canzone, per carità del cielo, no.

Stadio – Un ritornello con “ohohoh” proprio fatto per loro, che va bene solo se sei allo stadio o se sei degli Stadio. Ma a parte questo mi piace. Però prenotiamo una visita a Curreri dal foniatra subito. Telefono io che ho i minuti gratis, dai.

Arisa – È entrata in pigiama. O comunque con addosso un abito osceno, scollato come una polo, con la sottoveste che usciva da sotto e le scarpe con i nastri da ballerina. Uno schifo. La canzone è uguale a Controvento. Carina, ma la prossima volta cantaci l’inedito, che questa sa di già sentita.

Arisa Sanremo 2016

Enrico Ruggeri – Che tiro. Avrei voglia di riascoltarla.

Bluvertigo – Amo i Bluvertigo dal ’98, e, ecco insomma… Forse. Di sicuro amavo la tua voce, Morgan, milioni di sigarette fa.

Rocco Hunt – Il napoletano (Wake up uagliù) ci va bene solo se stai recitando in Gomorra.

Irene Fornaciari – Lenta. Lentissima. Avrai anche cantato al Royal Albert Hall ma non sei mica Adele, oh.

A proposito, Irene, non è che al Royal Albert Hall hai visto Vessicchio? Non riusciamo a trovarlo da nessuna parte e siamo tutti in pensiero. Beppe? Beppe?!

Beppe Vessicchio Sanremo 2016

Mannaggia a te, Beppe, ci tocca stare qui incollati alla tv anche domani.

[Le immagini sono prese qua e là da Twitter. Starci è l’unico modo per arrivare vivi alla fine, credetemi].