OCIO AGLI OSCAR 2016 – Marte, la crisi economica, le visioni e tanti uomini soli

Com’è che si dice? “Non sei Mandrake”. Nè Sant’Antonio. Non puoi essere in due posti contemporaneamente, non puoi fare troppe cose contemporaneamente. Che ingiustizia.

Questa seconda tornata di Ocio agli Oscar non esce dalla mia penna.
Mi è sempre piaciuta l’idea di ospitare altre voci e altre idee – proprio io, poi, che vorrei passare la vita a riordinare le parole degli altri… Io ho continuato a dire, per anni, lasciatevi contagiare dalla febbre da oscar, non lasciatemi da soli, ed effettivamente non mi avete lasciato sola.
Da tre settimane  infatti la mia amica B e il suo fidanzato (che d’ora in avanti chiameremo L’avvocato) si sono trovati, ogni martedì, per guardare un film tra i candidati. Hanno inaugurato i Marte-dì-oscar, visti i viaggi interplanetari che si sono fatti per me con Matt Damon. Fortunelli.

Lei è più dura di me nei giudizi (o forse questa puntata è stata particolarmente sfigata, visti i risultati).
Io non c’entro, vostro onore, ho solo trascritto in bella copia.

THE BIG SHORT – LA GRANDE SCOMMESSA
Di Adam Mckey. Con Christian Bale e Steve Carell.

L’argomento del film non mi coinvolgeva per nulla – la crisi del mercato immobiliare del 2008, che argomento è?! Io, poi, che di economia non so quasi nulla. Per questo motivo posso dire che il film non mi è piaciuto, ma ci sono alcune cose che ho apprezzato.

The big short - La grande scommessa

L’interpretazione di Christian Bale è incredibile fin dai primi minuti; c’è un particolare del suo viso che sicuramente vi lascerà con un punto di domanda gigante impresso sulla faccia.
La narrazione, svelta e concisa ma efficace, ti dà l’impressione di essere diventato in poco tempo un mago del mercato immobiliare. Ci sono scene surreali in cui personaggi noti, chef stellati o modelle mezze nude spiegano con splendide metafore i concetti più complicati sugli investimenti. Interessante, per carità, ma solo se sei un agente della finanza.

L’Avvocato alla fine del film ha deciso che era “carino”. E poi dai, non ti sei neanche addormentata… È vero che non  mi sono addormentata, ma è vero anche che il film non era per niente carino.

Ha 5 nomination: miglior film, regia, attore non protagonista, montaggio e sceneggiatura non originale. Forse merita il montaggio, e forse anche Christian Bale, ma tutto il resto è noia.

MAD MAX: FURY ROAD
Di George Miller. Con Charlize Theron e Tom Hardy.

Non lo volevamo vedere. Sembrava una tamarrata assurda, tutte queste macchine e sabbia e polvere. Ma non eravamo d’accordo su cosa guardare e alla fine si sa, tra i due litiganti il terzo gode. Cioè Mad Max.

Mondo post apocalittico. Un uomo, Max (cioè Tom Hardy) vive da solo nel deserto. A fargli compagnia solo una macchina e delle visioni. Subito viene catturato da una tribù che vive in una specie di montagna e alleva “i figli della guerra”, cioè uomini votati al suicidio (“Ammiratemi”) e donne destinate alla procreazione.
Max serve solo come nutrimento: il suo sangue nutre i figli della guerra, che tra l’altro – ah, non ve l’avevo detto – sono saprofagi. Bellissimo.

Mad Max: Fury RoadDa buon protagonista, prende parte a un inseguimento in cui la preda è la cosiddetta Imperatrice (sua altezza reale Charlize Theron), che gli dà il soprannome di “pazzo” – “mad” appunto. Ed è tutto polvere, deserto, sabbia e motori.
Sì, la sento la vostra domanda. “E le visioni?”. No, non spiegano nulla. Ma dalla regia mi dicono che questo film sia un sequel, quindi magari potremmo spiegarcelo guardando l’episodio precedente. (Mai).

Storia fine a sé stessa e abbastanza vuota. Pochi dialoghi, quasi nulli.
Mi ha colpito una delle macchine: trasportava dei musicisti, dietro aveva i tamburi da guerra, ma davanti c’era un chitarrista pazzo e tutto vestito di rosso che ha continuato a suonare per tutto il film. Assurdo.

Ha addirittura 10 nomination. Esagerate. Talmente esagerate che non ve le elenco neanche.

THE MARTIAN – IL SOPRAVVISSUTO
Di Ridley Scott. Con Matt Damon, Chiwetel Ejiofor (12 anni schiavo) e Sean Bean (Boromir).

Il migliore dei tre. È un film che “lo guardi e alla fine sei soddisfatto”.

La missione su Marte, che si suppone duri tutto il film, viene interrotta dopo 2 minuti: c’é una tempesta terribile in arrivo. Paura. E in questa tempesta gli astronauti lasciano indietro Mark (Matt Damon). Scampato alla tempesta, si trova solo su Marte e inizia la sua corsa alla sopravvivenza. Ha il “campo base”, qualche scorta alimentare, ma non può comunicare; in più, la prossima missione su Marte non avverrà prima di 4 anni. La situazione è critica. Ma…

The Martian - Il sopravvissutoVi consiglio di vederlo. È chiaro e lineare; ha i dialoghi in una giusta quantità (nonostante la solitudine forzata), ha una colonna sonora che ti fa sorridere e un’ironia che salva dalla disperazione del trovarsi soli su un pianeta inospitale.

È candidato in 7 categorie – miglior film, miglior attore protagonista per Matt Damon, sceneggiatura non originale, scenografia, effetti speciali, sonoro e montaggio sonoro.
Non so se vincerà qualche premio, non è abbastanza da intellettuali. Credo sia un film per la gente, non per l’Academy, ma chi sono io per andare contro l’Academy. Tsk.

PS. Da questi film ho capito una cosa, soprattutto dopo aver visto anche Revenant.
Ho capito che questo è l’anno degli uomini soli, che ce la fanno contro tutto e tutti. Non veri e propri eroi, ma uomini qualsiasi che tra pianeti ostili, deserto e sabbia, orsi e neve e crisi del mercato alla fine ce la fanno solo con le loro forze.
Indipendentemente da chi terrà tra le mani la statuetta, a me il messaggio è arrivato. Forte e chiaro. Ve lo dico anche cantando.