Ocio agli Oscar 2015 – Notti magiche, inseguendo il sonno

Sì, è successo di nuovo. Il segreto è ovviamente stare su Twitter, tenere una macchina del caffè espresso a portata di mano e non avere un cazzo da fare il giorno dopo.

La cosa più difficile della notte degli Oscar è superare le due. Le due di notte sono pesanti. Non sai se dire vaccagare, vado a letto oppure rimanere saldamente attaccata al divano. L’importante è non andare in cucina, perché se vai in cucina ti viene un pizzichino di fame, e allora devi mangiare quel pezzettino di focaccia, e poi allora apri una birra, e poi ciao, premiazione andata, finito tutto, torni in sala e ha vinto Il Volo e Carlo Conti è già a prenotare la lampada facciale nel centro sotto casa. Potrei dire poi di come siano difficili le tre, e poi le quattro, ma che vi frega.

I vincitori, comunque, sono scritti dappertutto ma ve li riassumerò qui brevemente. Anche quest’anno abbiamo un Sorrentino: è Milena Canonero, oscar per i migliori costumi (per Grand Budapest Hotel) già premiata altre tre volte. E’ talmente brava che vorrei chiederle se mi fa da costumista anche nella vita di tutti i giorni. Gli attori premiati sono stati J.K. Simmons (non protagonista per Whiplash), Patricia Arquette (non protagonista per Boyhood), Eddie Redmayne (Stephen Hawking per La teoria del tutto) e Julianne Moore (Still Alice). Premio alla fotografia per Lubezki (Birdman), colonna sonora originale e scenografia per Grand Budapest Hotel. La miglior regia è invece per Inarritu ed è suo anche il miglior film, Birdman – capito, Architetto, Birdman! Per far presto, in tutto dovrebbero essere American sniper: 1, Boyhood: 1, Whiplash: 3, Grand Budapest: 4, Birdman: 4. I miei due film preferiti a pari. Top. Per gli altri premi, più da nerd, vi rimando a siti più decenti. Lì sicuramente vi diranno tutto quello che volete sapere.

A questi Oscar 2015 sul red carpet c’erano tutti: Cate Blanchett sempre bellissima, Gwyneth Paltrow in un vestito rosa cipria che si possono permettere solo lei e il manichino, e la meravigliosa Marion Cotillard – meravigliosa anche agghindata con un sacco che la faceva assomigliare ad un rotolino di sushi. Poi c’erano Rosamund Pike, stavolta vestita un filo meglio rispetto ai Golden Globe (tutta tempestata di rose) e Jennifer Lopez con le tette di fuori. Come al solito, insomma. Fra gli uomini, Benedict Cucumber-coso aveva una giacca bianca che faceva molto Matthew Meccona-hey dell’anno scorso (ho imparato a pronunciarlo giusto, Meccona-hey!, è quasi un miracolo); Bradley Cooper era un po’ meno armadio di come lo abbiamo visto in American Sniper ma aveva tre kg di brillantina in testa e Clint Eastwood sembrava in libera uscita coi parenti dall’ospizio.

Ci sono stati anche dei fail, ovviamente. Non dei fail come la storia di Semmai90, ma comunque dei fail. Lady Gaga per esempio si è presentata con dei guanti da lavapiatti e un vestito a forma di pesce martello. O Rita Ora con un qualcosa di improponibile addosso. Oppure Jared Leto vestito come Enzo Miccio in una puntata di Real Time sui matrimoni.

La cosa più divertente è arrivata con Dakota Johnson, sul red carpet. La figlia di Melanie Griffith, attrice di Cinquanta sfumature, si è presentata agli Oscar con la mamma: già andare con la mamma superati i tredici anni fa un po’ sfigata in ogni caso, figurati poi se sei la fidanzata di Christian Grey. Comunque, ovviamente è stata intervistata e, ovviamente, tutti hanno indugiato lì, su Cinquanta sfumature di grigio. Oh che bello, le ha detto la giornalista, sei qui con tua mamma. Melanie, avrai visto tua figlia nel film, è bravissima, e Melanie, scuotendo la testa, mh, no, non l’ho vista, non credo di guardarla, sarebbe un po’, imbarazzante, ecco. Dakota, il film non lo vuole vedere manco tua madre, io due domandine me le farei.

Comunque, finito il tram tram del red carpet (arrivano le celebrity, si fanno due foto col braccio così e cosà, i nerd si scatenano sulla marca del vestito, si twitta dicendo quanto si è rifatta questa o quest’altra) è incominciata la vera Oscar night. Mi calava la palpebra, ma ho resistito.

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La serata l’ha presentata Barney Stinson ed è stato, in ogni caso, leggendario. (Io a quel punto perdonatemi ma ho mangiato un’altra focaccina, il red carpet mette una fame che neanche cinquanta vasche di fila). Neil Patrick Harris aveva dei completi bellissimi, era tirato a lucido come se dovesse fare la cresima e ha iniziato cantando. Sembrava Nothing suits me like a suit. Bello eh, però alle tre di notte, col volume basso per non disturbare la gente normale che dorme, insomma, il rischio di passar via era dietro l’angolo. Fortunatamente dopo poco ha cantato Adam Levine, quello dei Maroon 5, ed eravamo tutte ringalluzzite sul divano a chiedergli di fare delle cose zozze.

Devo dire la verità: lo show dell’anno scorso, con Ellen Degeneres, Jennifer Lawrence che si prestava a fare qualsiasi cosa e Di Caprio dimenticato da tutto e da tutti era stato più divertente. Lo stesso Sanremo a tratti è stato più divertente, e ho detto tutto. Ma in ogni caso ci sono stati dei momenti memorabili. Per esempio Meryl Streep che si sbraccia per mostrare apprezzamento al discorso di Patricia Arquette, Lady Gaga che canta Tutti insieme appassionatamente (CIOE’, CAPITO? THE SOUND OF MUSIC, IL MIO FILM DELL’INFANZIA!!!) e che abbraccia Julie Andrews in persona, o Benedict Cumberbatch che interpreta quello che si scola qualcosa dalla fiaschetta già ad inizio serata.

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Di questi Oscar 2015 ci ricorderemo anche di quei film pompati con decine di candidature che poi si rivelano essere destinati a rimanere nel calderone delle banalità, di Neil Patrick Harris che fa un omaggio a Birdman e si presenta in mutande, del modo stranissimo di applaudire di Wes Anderson e di Adam Levine che canta, o che semplicemente viene inquadrato. Ma dopo tutto Adam Levine è sempre memorabile, che ve lo dico a fare. C’è solo un problema, però: ha una moglie con delle orecchie a sventola che è probabile che riesca a prendere Sky direttamente da Los Angeles. Non so cosa stia aspettando a lasciarla. E’ me che vuole, cazzo.

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