Ocio agli Oscar 2015 – Anche ai maratoneti si rompe il wifi

Avevo in programma di guardare qualsiasi cosa, prima degli Oscar, e diventare quindi il Marino Bartoletti dell’Academy, ma qualcuno da lassù ha voluto che spostassi l’attenzione su affari più seri. L’ho già detto in tutti i luoghi e in tutti i laghi, ma nelle ultime due settimane il wifi di casa mia ha deciso di diventare un “ballerina”, e i miei progetti di cazzeggio hanno dovuto subire uno stop forzato.

La mia più grande preoccupazione era riuscire a guardare comunque la diretta domenica sera, che senza Sky noi poveri mortali dobbiamo per forza collegare il computer alla televisione e sorbirci dei sottotitoli in coreano. Ma le mie preghiere sono state esaudite: a quanto pare Cielo TV trasmetterà la serata in chiaro, dalle 11 fino alle 5 del mattino. Ditemi chi devo andare a baciare, per questo.

Ho stilato anche una mini lista, una specie di mia premiazione personale, perché alla fine me ne frega fin lì di chi vincerà davvero. Io e la mia espertissima commissione ci siamo riuniti e a gran voce abbiamo deciso chi sono i più meritevoli di quest’anno. Ve li dirò dopo lo sproloquio sugli ultimi due film che ho visto. Sarò velocissima.

STILL ALICE 
Di Richard Glatzer e Wash Westmoreland. Con Julianne Moore, Kristen Stewart e Alec Baldwin.

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Ve lo dico subito: è un film super drammatico. La storia si riassume in due righe: Alice è una professoressa di linguistica, una tipa tosta, che insegna alla Columbia University; ha un marito (anche lui impegnato nella carriera accademica) e tre figli. Una donna normale, insomma, se non fosse per la sua malattia, una forma presenile di Alzheimer.
Architetto direbbe che in questo film non succede niente. Io dico che non è vero, che non succede niente: succedono cose normali, di famiglia, che per Alice diventano via via sempre più difficili. Non mi soffermerò sulle tematiche della malattia, perché ognuno ha una sensibilità diversa, ma una cosa ve la voglio dire: mi aspettavo di versare fiumi di lacrime, e invece mi sono ritrovata in maniera molto lucida a pensare davvero a cosa succederebbe se non avessi più il controllo della mia mente. Mi sono immaginata in Alice, con la sua vaghezza di pensiero, col suo sguardo vuoto, e mi sono sentita persa.

Il film in sè non è niente di che, infatti è candidato soltanto nella categoria Miglior attrice protagonista con Julianne Moore, che secondo me vincerà. Io le assegno il mio premio personale, come Miglior henné, perché hai dei capelli color Sirenetta fantastici.

(Ah, giusto per la cronaca, la figlia è Bella Swan, e sorride pochissimo anche in questo film).

BIRDMAN O (L’IMPREVEDIBILE VIRTU’ DELL’IGNORANZA)
Di Alejandro Gonzàlez Inarritu (immaginatevi che sulla “n” ci sia il simbolino della pina colada). Con Micheal Keaton, Emma Stone, Edward Norton, Naomi Watts e quello che ha fatto Alan in Una notte da leoni.

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Non fatevi ingannare dal trailer: sembra la classica cagata holliwoodiana, di supereroi, effetti speciali e gente che esplode per strada, ma in realtà è proprio tutt’un altro film.
Micheal Keaton in questo film è Riggan Thomson, un attore che negli anni novanta ha raggiunto il top del successo con una serie di film (Birdman, appunto) interrompendo la saga dopo il terzo episodio. Oggi, a distanza di anni, si ritrova ancora intrappolato nella figura dell’attore in decadenza e tenta di riscattarsi portando in scena, a Broadway, un’opera impegnata. Il vero problema, però, è in se stesso: Riggan in realtà è più che altro incatenato al personaggio di Birdman, che si è impossessato della sua mente e lo ha portato a sragionare di fronte a tutto e a tutti.

Non è un film leggero, ma l’ho trovato un film molto intelligente. Mi spiego meglio.
Prima di tutto, c’è un lavoro di pre e post produzione pauroso, con questo lunghissimo piano sequenza lungo un’ora e mezza che sembra un miracolo della scienza e della tecnica. Poi, i dialoghi – i dialoghi! Il teatro rappresentato al cinema già di solito è un valore aggiunto, qui il loro inveirsi addosso sembra vero e sincero quasi come se gli attori stessero recitando proprio davanti a te. In più, le tematiche che affronta sono secondo me attualissime: la critica e le sue sterili etichette, le maschere di pirandelliana memoria, la linea sottile tra realismo, magia e fantascienza, e poi la differenza tra persona e personaggio, tra attore e celebrità, tra popolarità e successo.. Ci sarebbe da snocciolare ogni cosa. In ultimo, la recitazione, super credibile e  azzeccata. Di solito non provo molta simpatia per Edward Norton, ma ho trovato sia lui che Emma Stone (che amo da quando ha fatto Skeeter in The Help) due personaggi davvero irresistibili, stavolta.

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E’ vero, non è un film facile, dopo un po’ questi movimenti di macchina così fluidi possono stancare, e il rischio è che la trama subisca un’involuzione, che si appiattisca. Al cinema eravamo in cinque: a tre è piaciuto moltissimo, a due ha fatto schifo. Fate voi, insomma.

In ogni caso, è candidato a nove statuette: Miglior film, Miglior regia, Miglior attore protagonista (Micheal Keaton), Miglior attore non protagonista (Edward Norton), Miglior attrice non protagonista (Emma Stone), Miglior sceneggiatura originale, Miglior fotografia, Miglior sonoro, Miglior montaggio sonoro.
Io personalmente assegno il premio a Inarritu per la Miglior risposta in un’intervista: a proposito della scelta del piano sequenza, lui ha detto che sì, alla fine ognuno di noi è come se riprendesse la propria esistenza con una steady-cam per poi editarla in un secondo momento.. La vita non è altro che un lunghissimo piano sequenza, siamo noi a scegliere i momenti migliori. Uaoh.

Avrei voluto guardare altri film (Foxcatcher, Selma, The Judge, quello con Marion Cotillard…) ma il tempo stringe e ho deciso di fermare qui la mia maratona pre-Academy Awards. Non vorrei lanciarmi in meri pronostici, ma faccio come quelli di Uomini e donne: IPHABI OGGI FARA’ LA SUA SCELTA, ma non preoccuparti Maria, scelgo con il cuore.

(Vi risparmio le categorie da nerd. Va bene che me la tiro, ma fino ad un certo punto).
Miglior sceneggiatura non originale: WHIPLASH, e sceneggiatura originale: GRAND BUDAPEST HOTEL (oppure Birdman, scusate ma non mi so decidere).
Miglior attrice non protagonista: EMMA STONE, di Birdman. Non vincerà, lo so. Miglior attore non protagonista: J. K. SIMMONS, di Whiplash. Immenso.
Miglior attrice: JULIANNE MOORE. Anche se la pazza di Gone Girl merita. Miglior attore: MICHEAL KEATON. Ma vincerà Eddie Redmayne, quello che ha fatto Stephen Hawking.
Miglior regia: RICHARD LINKLATER, di Boyhood. Anche se non mi è piaciuto molto, ma dodici anni sono dodici anni. (Vorrei tanto vincessero o Wes Anderson o Inarritu, sigh).
Miglior film: io mi sbilancio e dico GRAND BUDAPEST HOTEL. Quelli dell’Academy potrebbero farmi un piacere e far vincere Birdman, ma sicuramente vincerà Boyhood.

Sì, il tanto acclamato American Sniper rimarrà senza premi. Vedrai, Maria. Vedrete, domenica, se non ho ragione. Poi mi direte.

Ocio agli Oscar – American Sniper, The imitation game, Boyhood, Grand Budapest Hotel 
Ocio agli Oscar – Whiplash, La teoria del tutto, Gone girl