Ocio agli Oscar 2015 (Tre film che più diversi non si può)

Sono andata un po’ a rilento, questa settimana, ma ce l’ho fatta. Avevo in programma di vedere tantissimi film, per portarmi un po’ avanti col lavoro, ma è andata a finire che mi è venuta un pelo di influenza – giuro che non è colpa della nuova moda di girare con le caviglie scoperte, io ho quasi sempre gli stivali da becchino – e non riuscivo a mettermi a guardare niente di più impegnativo di una replica di Una mamma per amica. Ieri sera infatti c’era Il gladiatore e io mi sono addormentata alle dieci e venti. Architetto non me lo perdonerà mai.

In questa tornata di Ocio agli oscar ci sono tre film che non c’entrano niente l’uno con l’altro. Uno sicuramente lo avete già visto, uno è quello che boh, mi hanno detto che è un po’ angosciante e uno probabilmente non lo avete mai sentito nominare. Bene. Iniziamo con quello.

WHIPLASH
Di Damien Chazelle. Con Miles Teller, J.K. Simmons e altri quattro attori.

Whiplash

Prima cosa: quando dico che ci sono altri quattro attori, intendo che ci sono proprio soltanto altri quattro attori. Seconda cosa: Whiplash è il nome di una canzone. Terza cosa: non avvicinatevi a questo film se non vi piace la batteria, o il jazz.

E’ strano, perché se mi chiedete di riassumere la trama ve la posso dire in due parole. Tre, se romanziamo un po’.
Whiplash è la storia di Andrew, un tipo schivo, solitario, silenzioso, dedito alla musica quasi come fosse una religione, che si iscrive al conservatorio per diventare il più grande batterista jazz della storia. Detta così, sembra un po’ Amici. Ed effettivamente, se al posto della De Filippi ci mettete J.K. Simmons, il risultato più o meno è lo stesso, soprattutto per la voce baritonale. Andrew viene scelto da questo professore, Terence Fletcher (“lo stronzo pelato”), per iniziare a suonare la batteria nella band della sua classe.

Ecco. Non succede molto altro, o comunque non ho intenzione di dirvelo. Eppure, c’è un qualcosa di potente in questo film, nonostante la povertà della trama e il briciolino di noia che mi ha assalito mentre lo guardavo.
Prima di tutto, il jazz. E lo dice una che è ben lontana dall’essere una talebana della musica, ma va riconosciuto. (Non ho apprezzato molto la scena finale, in realtà, ma il mio critico cinematografico di fiducia ha detto il contrario quindi taccio e rimango in attesa di altre opinioni).
Secondo, siamo davanti ad un attore STRAORDINARIO. E non lo dico tanto per dire, lo dico perché è uno dei pochi film dove ho odiato un personaggio dall’inizio alla fine. E’ uno stronzo di dimensioni cosmiche ma è bravissimo, e finisci per amarlo.
Terzo, sotto sotto, il messaggio che there are no two words in the english language more harmful than good job è verissimo.

E’ candidato come Miglior film, Miglior attore non protagonista (J.K. Simmons), Miglior sceneggiatura non originale, Miglior montaggio, Miglior sonoroPiù la mia personale categoria, Miglior film in cui non capisci mai che ore sono. (Nella categoria Telefilm vincerebbe sicuramente How to sganawei with murder, che è talmente tetro che viene da chiedersi se ci siano problemi con l’Enel, a Philadelphia).

LA TEORIA DEL TUTTO
Di James Marsh. Con Eddie Redmayne, Felicity Jones e il Professor Lupin di Harry Potter.

La teoria del tutto (NYTimes)

Io in fisica non andavo neanche troppo male (andavo peggio in matematica, se è per questo) ma non spaventatevi, qui di fisica c’è molto poco.
Sicuramente ne avrete sentito parlare – Stephen Hawking, la sua storia, il suo percorso di vita da giovane dottorando a scienziato affermato e stimato da tutti. Io non mi interesso molto di queste cose, dopo la maturità ho chiuso con qualunque cosa si avvicini alle stelle e ai buchi neri, ma non conoscere Stephen Hawking è pressoché impossibile, dal momento che si trova perfino nelle puntate dei Griffin.

Tralasciando ogni commento sulla disabilità in generale (argomento sicuramente toccante, in certi punti anche commovente, ma legato inevitabilmente alla sensibilità di ognuno), l’ho trovato carino come film, ma non un capolavoro.
Non so perché in questo periodo vadano così forte i film biografici, alla fine mi sembra quasi che si assomiglino un po’ tutti e che “appiattiscano” le storie. C’è da dire però che scorre bene, è piacevole da seguire e non cade mai nella banalità del dramma. E poi, soprattutto, nel cast c’è questo ragazzo, Eddie Redmayne, che sa dare profondità e voce ai suoi sguardi immobili e silenziosi.

E’ candidato nelle categorie Miglior film, Miglior attore protagonista (Eddie Redmayne), Miglior attrice protagonista (Felicity Jones), Miglior sceneggiatura non originale, Miglior colonna sonora. In più, se fossimo a Miss Italia lui vincerebbe anche la fascia di Miss sorriso. 

L’AMORE BUGIARDO
Di David Fincher. Con Ben Affleck (#SoloBen) e Rosamunde Pike. E l’ultimo sosia di Barney Stinson.

Gone Girl lamula.pe

Di questa storia ho già parlato, visto che ho letto il libro di recente. Se conoscete qualcuno che lo ha già visto, sicuramente vi avrà riferito che è una storia che sì, insomma, che ansia.
Ben Affleck è Nick, marito con due spalle belle larghe come quelle di Architetto, che il giorno del suo quinto anniversario di matrimonio scopre che la moglie, la Mitica Amy in carne ed ossa, è scomparsa.
Non fatevi ingannare dal titolo, che sia quello inglese (Gone Girl) che quello italiano danno l’idea di un film per ragazzine sceme che vanno al cinema solo per sospirare che neanche con Cinquanta sfumature di grigio. Io al cinema ci ho trascinato i miei amici, eravamo in dieci, e ho dovuto scrivere in tutti i luoghi e in tutti i laghi che quello che andavamo a vedere era un thriller psicologico, non una commediola americana con Hilary Duff.

Non vi posso svelare di più, perché la storia ha due o tre punti cruciali che se anticipati rovinano tutta la poesia, ma a me è piaciuto davvero tanto. L’inizio è un po’ pacco, non lo nego, e sembra virare verso tutt’altro genere di film, ma alla fine capirete che anche quei dettagli pallosi e inutili servivano per chiarire ogni cosa. In certi momenti, poi, anche se avevo bene in mente il libro, sono riuscita a sussultare lo stesso per lo spavento. Ok, io non faccio testo, ma fidatevi, it’s gonna be legen- wait for it – dary. 

E’ candidato, che io sappia, soltanto per la psycho Miglior attrice protagonista (Rosamunde Pike). Che per me è degna di nota, ma forse non di Oscar.
Il mio premio personale, invece, va a Ben Affleck per la Miglior cotta adolescenziale della mia amica Lucia. E non solo: con quel sorrisino lì, un pensierino a #SoloBen e alle sue spalle ce l’ho fatto anche io.

Qui gli altri titoli dell’altra volta. La prossima settimana (presumibilmente dopo Sanremo) sarà la volta di BIRDMAN (non vedo l’ora), FOXCATCHER, STILL ALICE SELMA. Dai, fatemi compagnia. Tanto cosa avete da fare con tutte questa neve?