Cose che ho imparato quest’anno

– Avere venticinque anni non è così traumatico in confronto ai ventisei. Quelli sì che ti danno la stangata. I venticinque sono un traguardo, quasi un onore; i ventisei ho paura che siano una discesa inesorabile verso i trenta.

– Se vuoi veramente una cosa, prima o poi ci arrivi. Anche (o soprattutto) quando sono gli altri a crederci più di te.

– Il mare è bello. Non ci avevo mai creduto fino in fondo. Perché per me il mare era sempre stata una poccia d’acqua dove lamentarmi se mi ci trascinavano dentro quasi con la forza.

– Ad essere orgogliosi si fa solo più fatica.

– Le scarpe ti possono portare ovunque, le gambe ti sostengono e ti conducono, ma è sempre una questione di testa.

– Ci si può sentire nel posto più sicuro del mondo, appoggiati nell’incavo fra il collo e il petto di un uomo.

– Il mio naso, ogni anno che passa, è sempre più brutto.

– (Però mentre si sta lì, a mezz’aria fra il collo e il petto di un uomo, si può anche provare una paura forte e un po’ stronza, quella di non essere mai abbastanza).

– Essere pigri (essere pigri anche nei pensieri) is a state of mind.

– Cucinare non è quell’attività inutile che prima rifiutavo categoricamente. Non è neanche troppo difficile.

– Ho imparato a fare l’occhiolino. Ma non sono sicura di essere sexy.

– Molte persone, soprattutto quelle che quando ti guardano lo fanno semplicemente, non notano con insistenza il tuo essere cicciottella (o minuscola o magrissima o qualsiasi altra cosa tu ti sia convinta di essere), fino a quando non ritrovi quel briciolo di consapevolezza che avevi perso chissà quanto tempo fa.

– Valutare sempre bene come rispondere quando ti dicono ti faccio un caffè?

– Il perdono esiste, e non solo nelle canzoni sbiadite di Tiziano Ferro.

– Le verdure sono buone.

– “Non è sempre necessario parlare”. Anche stare in silenzio è importante.