"Fatti, non pugnette" – Italia paese di allenatori, opinionisti e criminologi

Mi ero ripromessa di tacere, di non parlare di queste cose visto che già in giro non si sente altro e che due palle se ne parli anche tu, ma oggi sono un po’ incazzata.

Era bello quando parlavamo solo di mondiali di calcio. Era snervante, sì, eravamo tutti giornalisti e allenatori, ma era più bello. Ora sembra che tutti si siano fossilizzati su un solo argomento: il caso di quel bambino, Loris, ucciso da non si sa bene chi e ritrovato da un cacciatore poco dopo la sua scomparsa.
Non solo la tv, nonostante sia apparentemente quella con più forza mediatica – la tv è arrivata ovunque, adesso ce l’hanno messa perfino sui binari del treno, nelle stazioni della metropolitana, come se non guardassimo già di nostro uno schermo per la maggior parte della nostra giornata – anche i social network, i giornali, le testate online, Twitter.. E’ un continuo. Basta accendere il televisore o scrivere “caso Loris” su Google e si trovano centinaia di articoli, servizi, approfondimenti. Spazzatura. E ognuno di questi ha il suo colpevole, ognuno ha il suo movente, ognuno ha la sua strategia difensiva. Si invita il vicino di casa, l’avvocato della madre (della stessa madre che diceva che era sulla macchina ma che forse non c’era e che aveva lasciato il bambino a 500 metri da scuola e poi invece no, forse l’aveva addirittura riportato a casa). E’ la fiera dell’ESCLUSIVO!, si legge in sovrimpressione, fra poco la zia di Loris, ESCLUSIVO!, parla la nonna e dice che la madre è una disagiata, era violenta già da piccola, “è un’alienata” (articolo dell’Huffington Post che mi è capitato in homepage su Facebook stamattina, non mi sto inventando niente). E’ “informazione”, è legittimo sapere.

A tutto questo si è aggiunta un’altra questione, proprio l’altro giorno, sul famoso video di Mango – quello del malore durante il suo concerto, un malore che poi lo ha portato inevitabilmente alla morte. Tutti quelli con cui ho parlato quel giorno avevano visto il video, alcuni ci avevano addirittura cliccato sopra, non gli era capitato davanti agli occhi, passivamente, in televisione, magari lo avevano addirittura cercato. “Tanto non si vedeva niente”, mi hanno risposto. Ma come, tanto non si vedeva niente, sei pure rimasto deluso? Non aggiungeva nulla alla notizia: sai già che è morto durante un concerto, poverino, condoglianze alla famiglia, non c’è nient’altro da guardare. Se vuoi vedere della gente che muore butta un occhio a Grey’s Anatomy o mettiti a fare il sicario. Poi fai un giretto anche dallo psicologo, però, perché avere questa smania di guardare e sapere e scavare nella morte di qualcuno non so quanto possa portarti lontano.

Roberta Petrelluzzi Un giorno in pretura

Sapete qual è il mio programma tv preferito? Un giorno in pretura. Va in onda il sabato sera, a mezzanotte circa, su Rai3. Una signora abbastanza avanti con l’età (la stessa che sto dimostrando io in questo momento, probabilmente) ripercorre i processi giudiziari più interessanti degli ultimi anni. Proprio l’altro giorno ho visto il caso di Grigoletto, un imprenditore di Brescia che ha ucciso la sua amante, incinta, qualche anno fa; la prossima settimana ci sarà un processo che riguarda il ritrovamento di un cadavere tagliato a metà. Negli ultimi anni ho seguito il caso di Wanna Marchi, di Rosa e Olindo, del mostro del Circeo, di Zio Michele e Sarah Scazzi, di Stefano Cucchi.. Ci dovrei sguazzare, in cose come queste. E invece no. Non mi piace vedere la gente morta, mi piace vedere i fatti. Ora sono tutte illazioni con l’obiettivo di fare più ascolti, guadagnare con le visualizzazioni del sito, monetizzare. Si farnetica su dettagli di gossip forse inventati per romanzare un crimine – intricato, enigmatico, interessante, ma comunque un crimine.
E in più (poi la smetto, giuro) sapete cosa mi fa più ridere? Che la ciliegina sulla torta è che siamo tutti bravi – tutti – a criticare il (pessimo) servizio di Barbara D’Urso e simili, che credono di fare giornalismo e invece marciano sopra ai drammi delle persone comuni. Siamo tutti in prima linea nel dire che quello sì, quello è sciacallaggio, perché viene da una fonte che ormai è diventata la caricatura di se stessa, mentre gli articoli sui quotidiani nazionali e i servizi dei telegiornali no, sono oro colato. E commentando, condividendo, leggendo e alimentando questo mercato delle chiacchiere da bar non facciamo altro che ingigantire tutto. Smettiamola di fare gli opinionisti criminologi (se proprio, almeno facciamoci pagare!) e impariamo a star zitti, qualche volta. Tranquilli che non c’è pericolo di finire nel girone degli ignavi per questo.

 

Immagine trovata su Google (il link rimanda a echeion.it)