Cinque buoni motivi per guardare cose in lingua originale

Sicuramente l’avrò già detto, ma voi fate sì con la testa, come si fa con la nonna anziana e un po’ rincoglionita.
Architetto, da un po’ di tempo a questa parte, si è fissato che deve imparare le lingue. Questa bella idea non gli è venuta quando era il momento di studiarle davvero le lingue, visto che alle superiori in inglese era una capra fatta e finita (è di sua proprietà l’ormai famoso “good Natal”, che non mi stancherò mai di raccontare). No, tutto adesso.

Per assecondarlo in questa sua nuova mania (nuova ma neanche troppo strana, devo dire, perché mi poteva capitare di peggio) mi sono attivata per tempo, o quanto meno prima che mi costringesse a parlare inglese anche mentre siamo in giro a guardare le vetrine. Qualche mese fa gli ho proposto di vedere un telefilm relativamente facile, Parenthood, uno sceneggiato della NBC con una trama così banale che a confronto i Cesaroni sono Inception.
In ogni caso, col passare del tempo (ve la faccio breve perché altrimenti facciamo notte e io stasera ho un appuntamento con X-factor) anche lui si è affezionato ai Braverman, ma soprattutto al vedere le cose in lingua. Con gli episodi siamo in pari con l’America e quindi, visto che lui è un fiero adepto della filosofia “UN TELEFILM PER VOLTA, UNO ALLA VOLTA, PER CARITA'” (sì, è un pazzo), ci siamo dati ai film.

L’altra sera, come primo tentativo, abbiamo guardato Silver linings playbook (Il lato positivo), giusto perché lo volevo vedere da mesi (anni) e sono sempre stata troppo pigra per farlo da sola. Mentre tornavo a casa, poi, mi sono fermata a pensare che guardare cose in lingua è una cosa buona giusta, e ho cinque motivi per cui tutti dovremmo incominciare a farlo. Tralasciando tutte quelle ragioni da talebani e da integralisti nerd, ho selezionato giusto qualche punto che, a mio parere, potrebbe convincervi:

1. Il suono, si sente, è più bello.

Ok, questa è una cosa da talebano. Ricominciamo.

1. C’è corrispondenza tra labiale e voce. So che sembra una stronzata, ma è importante. Le cose doppiate le guardo, è ovvio, ma a volte mi incanto a fissare le labbra degli attori e mi perdo pensando alla traduzione, al movimento, alle parole. In più normalmente, essendo miope, quando mi tolgo gli occhiali faccio fatica a sentire quello che mi stanno dicendo, perché ascolto meglio se vedo proprio le parole. (Dottore, è grave?!)

2. I nostri doppiatori sono bravissimi, ma a volte non c’entrano niente con gli attori che personificano. O hanno una voce che, a pelle, proprio non ci sta. Ad esempio, quanto dà fastidio sentire la voce di Leonardo Di Caprio su qualcuno che NON E’ Leonardo Di Caprio? Almeno in lingua originale Leonardo Di Caprio ha la sua voce, e non quella della pubblicità di Deejay Tv.

3. I nostri doppiatori sono bravissimi. A volte pure troppo. Ve lo immaginate Russel Crowe senza la voce di Russel Crowe? Ecco. Quindi Russel Crowe ci piace perché è bravo, o perché ha quella voce lì? E’ lui, o è la voce? La vita è un sogno o il sogno è la vita? (Si faccia una domanda e si dia una risposta).

4. Anche Bradley Cooper, in originale, è bravino. O almeno, non sembra un cane come quando lo vediamo in italiano, che sembra strafatto di rufis dalla prima scena di Una notte da leoni.

5. Non c’è neanche lontanamente il rischio di ritrovarmi sullo schermo un film, o un qualsiasi cosa, con Pippo Franco. (Perché, voi sapete, ci sono poche persone al mondo che io odio al pari di Pippo Franco. Forse non odio nessuno, solo Pippo Franco).

Comunque, questa nuova mania sembra aver contagiato quasi tutti, ho visto che al cinema dietro casa mia al mercoledì sera danno un film nuovo ogni settimana in lingua originale. Una novità per questa città, così provinciale e alla tarallucci e vino.
Gliel’ho detto, ad Architetto.
“Eh mercoledì non posso”, mi ha risposto. “Ho il corso di tedesco”.
Ich liebe dich, mein schatz, ma se la prossima settimana mi proporrai le puntate di KOMMISSAR REX ci saluteremo per sempre. Ja, kaputt.