Storia di gente che va alle anteprime dei film – Tutto può cambiare

“Ehm, salve. Penso di aver prenotato un film.. non so, Tutto può succedere, tutto può cambiare, boh”.
“Direttamente di sopra, sala numero tre”.

Giuro, io pensavo fosse una presa per il culo. Una sorta di pesce d’aprile. Con quel mio fare dubbioso mi sono presentata alla signorina delle casse dell’UCI ieri sera e lei, da dietro il vetro, mi ha mandata dritta alla sala numero tre, nonostante io non sapessi neanche il titolo del film.

E’ successo così: lunedì mattina, mentre scorrevo gli aggiornamenti di Facebook, tra una foto di un cappuccino e l’altro ho letto sul quotidiano della mia città che si regalavano ingressi omaggio per due persone per l’anteprima di un film. Un film non ancora nelle sale, un film che puoi vedere in anteprima come se fossi un vip. Ancora pochi posti disponibili, affrettatevi! e vuoi che io non ne approfitti? Ho scritto subito alla redazione e mi sono fatta mettere in lista. Come un vip.
Ieri sera quindi, puntuale, otto e trenta, dritta alla sala numero tre.

Avevo letto qualcosa, giusto per accertarmi di non andare a vedere un horror, ma non sapevo più di tanto. Sapevo che c’erano Mark Ruffalo (per Architetto era Francesco Renga, e ne è ancora convinto) e Keira Knightley (d’ora in poi, Kasia Smutniak), ma sopattutto Adam Levine, il cantante dei Maroon 5, quello giudicato da non mi ricordo quale giornale SEXIEST MAN ALIVE. Dai, i Maroon 5 vi potranno anche far cagare, vi posso capire, ma per me potrebbe vincere il titolo tutti gli anni. Personalmente lo metto al secondo posto nella mia classifica dei più fighi della storia – il primo è Dylan McDermott, ma in realtà sono abbastanza intercambiabili, dipende da come si conciano i capelli.

Sapevo quindi che c’era lui, e questo mi poteva anche bastare. Sapevo anche che era un film sulla musica, avevo intravisto una foto di Keira/Kasia con la chitarra, quindi ero pronta alla solita storia, il produttore, la cantantucola e la rock star.. Ma che ci frega, ho pensato, tanto è gratis, andiamo.

Begin-Again
Adam Levine ET Telefono Casa con Keira/Kasia in versione cinese

All’inizio, dico la verità, mi sembrava una cagata mai vista, nonostante il momento del “prologo” fosse fatto benino. Per venti minuti buoni ho continuato a pensare al mal di collo che mi stava venendo, segno che il film non mi stava coinvolgendo più di tanto.
La storia, ve la racconto in breve, è banale ma non del tutto: lui, Adam Levine, è Dave Kohl, un cantante super figo di Bristol che è riuscito a sfondare grazie ad un brano inserito nella colonna sonora di un film; lei è Greta, la sua fidanzata storica dai tempi del college, e insieme scrivono canzoni, da anni. Arrivano a New York per registrare un album ma ben presto si ritrovano a fare tutt’altro: lui un tour, da pop stare internazionale quale è diventato, lei invece a dormire sul divano del suo amico. Non vi dico di più, se no vi rovino tutto il film.
A movimentare un po’ la storia c’è Mark Ruffalo, Renga per gli amici (e per gli architetti), un produttore che negli anni novanta aveva fondato un’etichetta indipendente e che ora da tempo non trova più artisti da lanciare. Attenzione, però: Renga è il produttore di Greta, non di Adam Levine che nel frattempo ormai abbiamo lasciato in giro per il mondo. Renga l’ha trovata ad una serata open mic, in un pub, e le ha proposto di registrare un album. Io avrei accettato seduta stante, invece lei si è pura presa un po’ di tempo per rifletterci, ‘sta cretina.

Begin Again
Come notate dagli occhiali e dal taglio di capelli, al violoncello c’è la me del 2007

Al di là della trama, che non vi racconto perché altrimenti vi perdete tutti i (pochi) colpi di scena che ci sono, devo dirvi che comunque mi è piaciuto. E’ una commediola, eh, non aspettatevi la pellicola del secolo, ma molto piacevole e incoraggiante.
E’ vero che la musica ricopre un ruolo importante nella mia vita, e non solo perché canto Beyoncé sotto la doccia, ma proprio perché sono cresciuta a pane e “da grande vorrei fare la rock star”. Che poi non mi è mai interessato più di tanto il rock, perché nel mio immaginario mi vedo più come la Norah Jones dei poverissimi, ma non importa: darei qualsiasi cosa per fare la englishman in New York e registrare nelle stazioni della metropolitana o appena sotto l’Empire State Building, e poi distribuire la mia creazione a pochi spiccioli, buttando via tutti i fronzoli e le sovrastrutture della musica di oggi.

Credo che Tutto può cambiare (è questo il titolo, l’avevo detto? Forse no, perché è orribile) mi sarebbe piaciuto di più in lingua originale, anche per percepire meglio le sfumature tra l’americano dei personaggi e l’inglese di Keira/Kasia, ma possiamo chiudere un occhio. In realtà l’ho apprezzato in particolar modo perché l’ho trovata una storia vera in certi punti. Mi sarei alzata in piedi ad applaudire Renga quando le ha proposto di registrare l’album con i suoni della città, all’aperto, senza studi di registrazione e senza troppe pippe da casa discografica, perché per fare musica serve un laptop, Pro Tools e gente che abbia qualcosa da dire. Non c’è niente di più vero.

Adam Levine nell'ultima scena, che per me valeva tutto il prezzo del biglietto (che era gratis)
Adam Levine nell’ultima scena, che per me valeva tutto il prezzo del biglietto (che era gratis)

E Adam? Quel povero cucciolo di Adam..? Non ve lo dico dove va a finire, perché io stessa mi ero immaginata un finale diverso.
Andate a vederlo al cinema – magari cercate la serata dove si spende meno, ecco – o guardatevelo in inglese, ma per favore non fate come i miei vicini di posto che dopo tre quarti di film si sono accorti, gridandolo a voce altissima, che aahh ma quello è quello che fa il cantante! Adam, amore mio, perdonali, perché non sanno quello che fanno. Io ti riconoscerei fra mille e infatti ti ho riconosciuto, anche con quella barba inguardabile e con gli occhialini da intellettuale.
Me lo merito o no, un regalino?