Se ce l’ho fatta io – Correre for dummies (o for pigris)

Partiamo da un presupposto: se nella vita si potesse scegliere un superpotere, io chiederei sicuramente quello di non sentire la fatica. E con fatica intendo sia quella fisica che quella da rottura di palle, di quando fai qualcosa che non hai voglia di fare. Se non senti la fatica (o se impari a conviverci) è tutto in discesa. Quindi tutto quello che dirò da qui in avanti ha una premessa: fare movimento – non fare sport ma “movimento”, pigliamola con calma – è un farsi violenza, soprattutto se si è pigri tanto quanto un divano di pelle IKEA STOCKHOLM.

Ieri sono andata a correre e il parco era pieno. C’era gente di tutte le età e dimensioni, gente che andava spedita e gente con un’andatura timida, come se avesse paura di dar fastidio. Credo che correre sia un po’ tornato di moda, dopo il boom delle palestre e di zumba, ma forse è anche il periodo: è settembre, dopo un’estate un po’ rilassata viene naturale cercare di rimettersi in riga con la cosa più facile (e più economica) del mondo.
Dopo una pausa obbligata, dovuta alle vacanze e agli impegni estivi, ho ricominciato a pieno regime. Ho dovuto farlo non solo perché mi piace, ma anche perché i miei jeans (comprati appositamente di una taglia in meno) a luglio mi stavano perfetti e adesso invece stanno cercando di uccidermi con quel cazzo di bottone che mi si conficca nella pancia. Dimmi te se è normale che un paio di jeans si restringano da soli, nell’armadio, senza lavarli. Ho sentito che è successo a molti di voi quest’estate, quindi armiamoci di santa pazienza e parliamone, di ‘sto armadio che stringe i vestiti. Al parco, domani, dopo una corsetta.

CORRERE FOR DUMMIES (E FOR PIGRIS) – Non vi so dire come farvi scattare la molla dell’allacciarvi le scarpe e andare. Io, più o meno un anno fa, ho soltanto accompagnato mio fratello (diciassette anni e un metro e ottanta di bicipiti femorali e addominali scolpiti) a fare una corsetta in campagna, dato che i suoi allenamenti di atletica erano sospesi. Dopo un inizio col botto, che vi sconsiglio, ho passato più di un mese a fare lunghe camminate a passo veloce con la mia amica Cipollara e, quando me la sono sentita, ho stretto i pugni e iniziato a corricchiare, da zero. E mi è piaciuto, incredibile.
Mi piaceva perché per mezz’ora stavo da sola con me stessa. I primi tempi avevo ovviamente scarsi riscontri a livello fisico (se ce l’ho fatta io, che le prime settimane non riuscivo a correre per più di quaranta secondi di fila senza chiamare l’eliambulanza, ce la può fare pure Maurizio Costanzo) ma facevo notevoli passi avanti a livello mentale. Basta davvero trovare la molla – ognuno ha una propria motivazione – e assecondarla.

Tutto ciò che dirò, ovviamente, non è nulla di nuovo né da prendere come oro colato. Non sono un medico né uno specialista, se vi servono consigli seri consultate pure il personal trainer o il vicino di casa di vostra zia Luisa, che sicuramente ne sa a pacchi. Io, nel mio piccolo, voglio solo darvi una testimonianza e, se riesco, farvi venire un briciolo di voglia. Perché la corsa, se presa nel giusto modo, è una mania che s’attacca.

PRIMA DI TUTTO, bisogna accertarsi di stare bene. La corsa è lo sport più democratico che ci sia, ma il fisico dev’essere predisposto a questo tipo di movimento, perciò tenete conto di eventuali dolori o problemi a ginocchia, caviglie e muscoli vari e in quel caso rivolgetevi davvero a qualcuno di più serio del vicino di casa della zia Luisa.
Seconda cosa da fare: sbarazzarsi del preconcetto che correre è noioso. Correre può essere noioso, certo, ma non è solo noioso. E’ mettersi alla prova e fare sempre un passettino in avanti; è tenersi in piedi con le proprie gambe, è gratificarsi, è scoprire dei posti nuovi e dei colori bellissimi, proprio dietro casa. Se non riuscite da soli, lasciatevi investire dall’entusiasmo di un altro, che già corre o che vuole incominciare, oppure chiedete a qualcuno di seguirvi, a piedi o in bicicletta. Ve l’ho detto, la mania si attacca.

Una volta deciso di andare a correre, mi raccomando, armatevi di SCARPE ADATTE. Al mare ho visto una ragazzina che correva sull’asfalto con delle Converse e mi veniva da piangere per lei. Personalmente uso delle Asics ben ammortizzate, un regalo di mio zio che giaceva inutilizzato nella scarpiera da sette o otto anni, che erano costate parecchio e che si stanno rivelando il miglior acquisto di quel lontano 2006. Per le prime volte andranno bene anche le scarpe che usavate per fare ginnastica al liceo, tanto per vedere se la corsa è nelle vostre grazie, oppure un modello semplice in offerta, di una buona marca. Fidatevi, c’è tempo per fare i fighi con l’ultimo modello di Nike ai piedi.

COME – La questione abbigliamento sportivo dovrebbe essere superflua ma, soprattutto se siete facilmente influenzabili come la sottoscritta, merita un paragrafo a parte. In realtà non serve nient’altro che la volontà, perché si può correre pure in pigiama e maglietta bianca della salute, ma vi assicuro che avere un completo carino aumenta la voglia di infilarsi le scarpe e uscire senza indugio.
Personalmente preferisco gli indumenti traspiranti rispetto al cotone (mi piacciono le magliette di Decathlon, costano cinque o sei euro e si lavano e asciugano in un attimo) ma fate un po’ come volete. Nonostante io nell’ultimo periodo mi sia fatta un po’ prendere la mano, due completi bastano e avanzano – uno lo metti addosso, uno in lavatrice.
Normalmente la mia tenuta è maglietta traspirante di un colore ignorante (arancione fluo oppure viola e gialla) e leggings tecnici, che in gergo si chiamano corsari. Ci sono anche i cosciali o i pantaloncini corti svolazzanti, ma io mi trovo meglio con l’attillato, perché mi evita lo sfregamento fra le gambe. D’inverno invece sono necessarie cose più pesanti, maglie e pantaloni lunghi possibilmente stretti e termici, ma anche lì varia da persona a persona. La mia regola d’oro, comunque, è quella di coprirsi il giusto; piuttosto che morire di caldo, preferisco convivere i primi dieci minuti con un pizzichino di freddo. Anche quello mi dà la spinta per continuare a muovermi.
Nota importante per le donne: lasciate a casa i pizzi e i merletti e investite in un reggiseno sportivo, di quelli che vi schiacciano le tette fin quasi verso la schiena. Ormai se ne trovano ovunque (Decathlon, Ovs, H&M o negozi specializzati), sceglietelo della vostra taglia, che sia bello fasciante, e compratene due.

Corsa  Corsa

QUANDO – Se il vostro obiettivo è dimagrire, l’ideale sarebbe uscire la mattina presto, ancora prima di fare colazione. I benefici sono tanti, sia per il metabolismo che per la mente, e non sarò di certo io a spiegarveli. Per quanto mi riguarda, abbandonare il piumone (bello, caldo, accogliente, soffice) un’ora prima del previsto equivale al suicidio. L’ho fatto qualche volta, mi sono trascinata a forza fuori dal letto e sono andata a correre, ma i risultati sono stati deludenti. Il beneficio sull’intera giornata c’era eccome, però sembrava che le mie gambe fossero ancora a casa, sdraiate sotto le coperte, senza forza.
L’altro orario più gettonato è, ovviamente, le sei e mezza o le sette di sera. D’estate dovete scordarvi le ore più calde e cercare di usare sempre e comunque il cervello. Diciamo no a quelli che vanno a correre ad agosto col sole a picco per sudare di più. Fate la sauna, se volete sudare, e andate a correre in orari intelligenti.

DOVE – Un parco, una pista ciclabile, l’argine di un fiume o un quartiere poco trafficato. Va bene qualsiasi cosa – tranne il tapis roulant, uscite da quelle quattro mura, santo cielo! – basta tener presente il terreno su cui si corre e rivolgersi a qualcuno di più competente in caso di dolori o fastidi (soprattutto se correte sull’asfalto).

CON CHI (O CON COSA) – Anche se ultimamente sono riuscita ad attaccare la mania a mio fratello (non quello che fa atletica, l’altro, ancora più pigro di un divano dell’IKEA), la corsa è soprattutto un’attività che svolgo in solitaria. Non c’è spazio per le chiacchiere o per il gossip: respiro soltanto per non rimanere a corto di fiato e quindi, anche se sono in compagnia, me ne sto sempre e comunque zitta. Da poco ho iniziato ad usare anche il cardio – una striscia che s’attacca sotto alle tette con un orologino da tenere al polso che ti segnala la frequenza cardiaca, un Polar modello base – ma  è un accessorio tecnologico tanto figo quanto inutile.
Il mio consiglio è quello di viaggiare leggeri. Quando corro ho addosso due cose soltanto: l’ipod e il cellulare. Sull’ipod, shuffle, quello piccolino con la clip, ho la musica; sul cellulare l’app accesa col gps per il percorso. Io uso sia Strava che Nike+ (Strava perché è uno stimolo in più far vedere agli altri quando e quanto ho corso, Nike+ perché con i colori e i premi mi gratifica un sacco), ma la scelta dev’essere ovviamente personale.
Vi consiglio di tenere traccia del vostro percorso fin dalle prime volte. Non c’è bisogno di vergognarsi dei propri tempi e dei propri km: io vado un po’ a sentimento e guardo lo schermo solo alla fine, quando sento di aver esaurito le pile. Non sto di certo a guardare il centesimo o il metro avanti e indietro, ma serve per rendersi conto dei miglioramenti. Che, fidatevi, ci saranno.

COSA – Come dicevo poco fa, la prima volta che ho messo un piede davanti all’altro con l’intenzione di correre non sono riuscita ad andare oltre quel semaforo là. Mi sentivo goffa, lenta, inutile, e avevo paura che la gente mi giudicasse. In realtà, a nessuno frega un tubo di come correte, perché già essere su una ciclabile e fare avanti e indietro senza vergognarsi è degno di lode. Se sono anni che non fate niente, prendetevela con comodo: fate lunghe passeggiate a passo svelto, per prendere confidenza con la fatica e il movimento, e quando ve la sentite stringete le chiappe e via.
L’ideale sarebbe fare anche stretching, sia prima che dopo, e unire l’attività aerobica con qualcosa che aiuti a tonificare i muscoli. Ve lo dico per dovere di cronaca, perché io stessa, la maggior parte delle volte, mi dimentico di farlo.

QUANTO – Come Cristina Yang ci insegna, poi, oltre a tutti i muscoli bisognerebbe allenare anche il cuore; se non siete abituati a fare grandi sforzi da un momento all’altro, piuttosto che rischiare un ricovero d’urgenza alternate un po’ di corsa (un minuto, due o tre, quanto riuscite) e un po’ di camminata. Il meglio sarebbe continuare con costanza tre volte a settimana, cercando di aumentare senza strafare e, soprattutto, di rispettare i giorni di riposo. Santi giorni di riposo; nel primo periodo, con l’acido lattico e i dolori ad ogni movimento, dovrebbero essere considerati patrimonio dell’umanità.
Non vi metterò tabelle o regole da seguire, credo siano una perdita di tempo, perché a mio parere bisogna solo imparare ad ascoltare il proprio corpo. Fregatevene di chi vi doppia e di chi fa il triplo del vostro tempo al km; fissatevi un obiettivo (che siano i 5k, i 10 o la maratona) e cercate di raggiungerlo a piccoli passi, arrivandoci con calma e consapevolezza. Io sono una lumachina, vado piano e faccio quello che riesco; sono più o meno a metà, nella mia strada verso i 10 km, ma sono comunque felice dei miei timidi, piccoli, significativi risultati.
Uno degli errori che facevo era quello di partire troppo forte, così dopo neanche un km mi dovevano raccogliere col cucchiaino, spalmata per terra come The mask dopo essere caduto dal balcone. L’importante è trovare il giusto ritmo, ogni tanto accelerare (non parliamo ancora di ripetute e di variazioni, quella è tutta un’altra storia) e cercare di recuperare in corsa, possibilmente senza fermarsi. E, ultimo ma non meno importante, gratificarsi. Me li ricordo ancora, i miei primi due km filati, ma mi ricordo soprattutto il dopo: sotto la doccia, una sensazione mai provata prima, di stanchezza, di dolore, di soddisfazione.

Oggi comunque piove, non vado. Domani però sì. Allora ci vediamo là, sei e mezza?