Di fallimenti, anniversari e ‘grazie perché’

Uno sfarfallio del telefono. Una notifica.
Happy Anniversary with WordPress.com!

Mi piacerebbe molto raccontare di questo periodo di assenza dal blog e dirvi che ho fatto tante cose belle. Che sono andata al mare, che ho mangiato senza ingrassare, che ho preso un aereo senza pensarci, che ho passato le giornate col sorriso stampato in faccia guardando la pioggia e poi il sole e poi ancora la pioggia e poi ancora il sole.
Sono stati giorni di riflessione, di schiena china su una scrivania con la luce fioca della lampada anche se fuori è pieno giorno, di corse al parco in solitaria ad ascoltare il mio respiro che rimbomba nelle orecchie e di sapore di fallimento. Sì, di fallimento. Non è da tutti ammetterlo, ma a volte per rialzarsi bisogna chiamare le cose col loro nome. Tendiamo sempre a giustificarci, a dare spiegazioni che non interessano a nessuno, quando invece la risposta sta nell’ammettere semplicemente di aver sbagliato.

Quest’anno è stato forse il più difficile da affrontare. Non ricordo un’ansia simile nemmeno per il mio esame di violoncello, il torrido venti giugno del duemilacinque, la punta dell’iceberg del mio stress, con quella voglia di sbattere tutto giù dal balcone, violoncello archetto custodia e libri, tutto. Negli ultimi mesi, uguale: mi sono sentita come un tempio a cui, piano piano, erano crollate cinque o sei colonne sul lato della facciata. Avete presente il Partenone? Ecco. Più o meno la sensazione è quella di stare in piedi solo grazie a due o tre pilastri, una sensazione di cedimento strutturale e vuoto sotto ai piedi, di cric-cric e di polvere di sassi sbriciolati.
E’ stato difficile (è difficile) dividersi fra molte cose, dividere il cervello in compartimenti stagni e mettere in stand-by una parte per usarne un’altra. Ma in realtà credo sia difficile crescere, perché probabilmente crescere vuol dire questo – procedere su binari paralleli e far sì che tutto scorra senza intoppi.

Non preoccupatevi, non è successo niente di irreparabile e anche se non ho il carattere giusto per rimboccarmi le maniche e cercare di ripartire in quarta, imparerò a farlo.
Non potendo aggiustare cose più grandi di me ho cercato di risolvere almeno un ambito della mia vita – la questione universitaria, che suona grave e pesante tanto quanto ‘la questione meridionale’ –  che stava procedendo troppo lentamente. Sembrava che, almeno quello, fosse quasi alla fine e invece tumpf, un tonfo sordo e dobbiamo aspettare ancora un po’ di tempo. Ma me lo stanno insegnando, imparerò a ripartire: indosserò un sorriso come fosse una t-shirt e, chissà, magari fra qualche settimana riuscirò a crederci pure io.

Vi chiedo scusa se in questo periodo non sono stata divertente. In questo sputo di posto ho cercato di dare sempre il mio lato migliore, di stemperare la pesantezza scrivendo cagate e ho intenzione di continuare a farlo, perché scrivere è un po’ come se fosse la mia terapia.
(A questo punto potrebbe partire una filippica sul fatto che, se di terapia stiamo parlando, forse mi conveniva prenotare da uno psicologo, ma lasceremo cadere questo discorso nel vuoto).

Grazie, WordPress, per avermi mandato la notifica proprio oggi, dicendomi che sono quattro anni che sono iscritta su questa piattaforma. Non ho mai nascosto nulla, sono sempre stata trasparente nel dare scherzosi giudizi e nel riportare le notizie, è giusto che io lo sia anche quando mi sento felice come un tifoso brasiliano dopo la semifinale con la Germania. Sono stati quattro anni bellissimi: ho imparato a dosarmi e ad analizzare i miei pensieri prima di scriverli, ho imparato a contare fino a cento e a mordermi la lingua quando era troppo, ho imparato a rapportarmi con le critiche e i complimenti eccessivi. Ho anche imparato a stupirmi delle informazioni che trovo per caso e ad approfondirne altre che non avrei minimamente calcolato, prima.

Grazie per aver aspettato che questo periodo opaco passasse. Da domani, promesso, riorganizzo le idee e lascio uscire l’Umberto Eco che c’è in me.
Grazie per leggermi e per regalarmi un sorriso anche solo tramite un clic. E grazie anche per non leggermi, perché tutti, indistintamente, contribuite a rendermi la Fabi migliore che io possa essere.