#EARTHDAY – perché la terra è più bella vista da lontano

Micheal Tompsett, Text map of the world [fineartamerica.com]
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Io a momenti non so prendermi cura di me stessa, figurati se riesco a prendermi cura del pianeta.

La terra vista dall’alto, dice? E’ bellissima. Perfino un alieno vorrebbe scendere per venire a visitarla. Io spero di farlo il più possibile: adesso vorrei viaggiare per toccare con mano tutti i posti che ho visto e fotografato da lassù.

Avrei voluto scrivere cose bellissime, cose che potevano rendere orgoglioso il mio professore di scienze. Avrei voluto scriverle oggi, perché oggi è la Giornata Internazionale della Terra, l’Earth Day. La giornata in cui sfoderiamo il nostro sorriso migliore e ci impegniamo ad innaffiare il basilico e il gelsomino sul balcone, a dividere l’umido dai rifiuti normali e a chiudere l’acqua mentre bofonchiamo con lo spazzolino tra i denti.
La realtà è che di solito sono una frana. Non sono proprio il tipo giusto per dare buoni consigli su come vivere a impatto zero o su come ridurre l’emissione di quelle robe lì nell’atmosfera. Tendo ad usare la macchina anche per andare da qui a due strade più in là e non ho il pollice verde neanche per far crescere una pianta grassa. Faccio solo attenzione con l’acqua, perché cerco di contenermi con la doccia e tutto quanto, ma poi quando mi tocca lavare i piatti faccio un lago in cucina e ciao, poi mi tocca pure asciugarlo, e allora la mia doccia al cronometro non è servita proprio a niente.

Da quell’altezza ci si avvicina al resto dell’umanità, pur essendo così lontani.

La terra, vista da qui, non è un granché. E Parigi, mi hanno chiesto appena tornata dal mio viaggio un po’ di tempo fa, e Parigi, è ancora bella come sempre? Sì, ho risposto. Bellissima, ma è sporca.
Penso lo stesso guardando fuori dal treno quando vado da qui a Milano, e sicuramente lo penserete anche voi quando con la coda dell’occhio vi soffermate su quegli angolini abbandonati, traboccanti di schifo e trascuratezza. Non risento del bigio e triste andazzo delle grandi città (abito vicino ad un parco che su Google Maps è una gigantesca macchia verde) ma non lo possiamo negare: la direzione che stiamo prendendo è preoccupante.

Abbiamo fatto tutto questo per esplorare la Luna, e la cosa più importante che abbiamo scoperto è stata la Terra.

La terra da lontano, invece, non è niente male. Se avete visto Gravity, il film che agli ultimi Oscar ha sbancato, sarete rimasti sicuramente incantati dalle immagini e dai colori. Un blu perfetto, senza il marciume dell’acqua stagnante, e il terreno che sembrava sano, vigoroso, in forma smagliante. Oppure basta guardare qualche foto scattata dagli astronauti o dai satelliti. Sembra tutto dipinto, aggiustato con Photoshop.

Mi sto ancora godendo i colori, i sapori e gli odori di quaggiù, come quello di terra bagnata, il primo che ho riconosciuto dopo l’atterraggio.

La giornata mondiale della Terra è sì, ovviamente, importantissima. Ma se non abbiamo piena coscienza di cosa andiamo a celebrare è utile tanto quanto la mia doccia precisa al cronometro.
Il vicolo che calpestiamo, le cascate che ammiriamo, la caletta dove nuotiamo, il fumo del capannone che si vede di là dall’autostrada o la cotoletta che abbiamo nel piatto, vengono tutte dalla stessa cosa. Da quella cosa che da vicino ci fa venire il nervoso e da lontano invece ci sembra così affascinante. E davvero l’unico modo che abbiamo per apprezzarla è andare là in alto, nello spazio? Davvero?

(Le citazioni in corsivo sono, qua e là liberamente, prese da un’intervista a Luca Parmitano che ho trovato sul sito di Focus. La frase sulla luna, invece, è attribuita a Bill Anders, di Apollo 8). 

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