La primavera, la stagione degli amori – lettera aperta ai Fortunati

Turudì.

A mezzogiorno, appena messo piede in casa, mi è suonato il cellulare, col suono di una notifica strana. Lo prendo dalla tasca, scorro in basso la tendina ed eccolo lì: è ilMeteo.it, che ci tiene a farmi sapere una news sulle previsioni del tempo.
Evidentemente mi conosce bene: io il meteo non lo ascolto quasi mai in coda al tg, figurati quando lo mettono fra una pubblicità e l’altra. Per me poi le previsioni erano un must solo quando ero piccola e c’era Guido Caroselli, che si agitava fra le nuvolette e stava dritto davanti alla cartina, sempre firmata col suo nome in bella grafia.

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La notifica mi era già arrivata un’altra volta: qui nella mia zona qualche tempo fa era attesa una nevicata record e il messaggino mi è apparso sul display tre o quattro volte. Tranquillo, meteo, tanto le gomme da neve alla macchina già le avevo, ma mi avevi messo un po’ di ansia da prestazione lo stesso. Roba che mi era venuta voglia di girare con i moon boots anche in casa, perché non si è mai abbastanza previdenti.

Oggi il messaggio era diverso: “schiaffo alla primavera, arriva ARTEMIDE”.
Posto che questa moda è imbarazzante – quello che ha deciso di chiamare le perturbazioni con questi nomi sarebbe da prendere e mettere a fare il topo di biblioteca al Dipartimento di Filologia delle lingue morte – sì, le temperature si abbasseranno e dovremo lasciare nelle scatole le ballerine e riprendere gli stivaletti.
Già vi sento, voi che stavate instagrammando foto di fiori e prati verdi, voi che commentavate su Facebook con “Benvenuta primavera” ed eravate contenti per tutte le foglioline verdi sugli alberi.. sento le vostre lamentele fin qui.

Sì, ok, che bella la primavera. Colori pastello, scarpe più leggere, la nebbia che inizia a dissolversi e le giornate che si allungano. Il sole che sembra bussarti alla finestra come un fidanzatino che ti lancia i sassolini sul vetro e che ti implora di uscire, l’arietta frizzante e gli uccelli che iniziano a cantare già mentre ritorni a casa il sabato sera.. E’ anche la stagione degli amori: probabilmente sentite il richiamo come gli animali, arde in voi il desiderio di accoppiarvi (ma fidatevi, ci si accoppia benissimo anche in altri periodi dell’anno). Tutto bellissimo. Tranne per una cosa.

Caro amico amante della primavera, tu non sai quanto in realtà sei fortunato.
Quello che tu vedi sulle chiome degli alberi, quello che vedi crescere fra i cespugli che ti mette tanta allegria è il principale motivo per cui (ma sono sicura di non essere l’unica) mi viene da stropicciare il naso anche solo guardando una foto su Instagram. Quando poi mi dici senti, senti che bel profumino passando di fianco ad un arbusto verde brillante, così rigoglioso da sembrare appena preso dal fiorista, oltre al naso iniziano a prudermi le mani, ma alla fine opto sempre per un approccio non violento. Mica è colpa tua, lo so.

E’ che.. è deprimente vedere dalla finestra la natura che si colora di nuovo e doversene privare semplicemente perché hai l’allergia.
Usciamo lo stesso, eh, noi allergici. Non è che ci barrichiamo in casa per mesi. Ci portiamo un trolley pieno di fazzoletti, roba che i 20 kg e passa di droga trovati nel bagaglio a mano dell’amica di Berlusconi in confronto sono un pesetto da palestra. E ad un certo punto arriva lui, l’antistaminico, che ti regala uno sguardo da rincoglionita e una sonnolenza che non avevi neanche dopo quella gita del liceo, quella in cui in una settimana eri riuscita a malapena a dormire un’oretta sul pullman.

Non ce l’ho con te, caro amico, ma con quei piumini che fra poco incominceranno a svolazzare facendomi venire voglia di grattarmi il palato e la gola come una forsennata. Non c’è nulla che tu possa fare; non ti biasimo per la tua ritrovata felicità dopo mesi di buio e nebbia, né voglio fare il bastian contrario e metterti alla gogna perché sorridi sfogliando le margherite.
Vorrei solo che ilMeteo.it mi mandasse una notifica e che mi dicesse che fino a giugno manterremo la temperatura dei giorni scorsi – da giacchetta la mattina, maniche corte senza la pezza sotto le ascelle verso l’ora di pranzo (le classiche chiazze da maglietta grigia) e sciarpina sulla gola di sera. Vorrei che ilMeteo.it mi rassicurasse, mi dicesse che finirà presto, che avremo una primavera positiva per gli allergici, e che ha già chiesto informazioni e provvederanno a tagliare le piante davanti alle mie finestre entro qualche settimana.
E vorrei che ilMeteo.it mi scrivesse che non c’è problema, ci vado io domani a cambiare i filtri dell’aria condizionata della macchina, figurati, per Giove! Quelle bocchette  infernali sono un ricettacolo di pollini incredibile e stamattina a momenti rischiavo di dovermi fare una rinoplastica. Che, a pensarci bene, non sarebbe stato necessariamente un male.
Almeno avrei ora avrei un naso decente.