A tutti quei bambini paciugoni che non sanno fare la O col bicchiere.

Mi ero ripromessa di non parlare più di queste cose, almeno per un po’, e di dedicarmi ad argomenti seri.
Ieri sera però era giovedì, in televisione c’era poco e niente – Romeo + Giulietta su Mtv (che, se possibile, ricordavo ancora più brutto) e qualche telefilm sui canali Sky – e io, sul divano di casa della mia amica, sono rimasta incredibilmente colpita da Junior Masterchef.

Partiamo da un presupposto. Io dico sempre di non saper cucinare. Che, per carità, sarebbe anche da considerare vero, ma in realtà è una tattica: mi piace che siano gli altri a cucinare per me, soprattutto i dolci, perché per quelli non ho proprio la pazienza. Mi metto ai fornelli praticamente ogni giorno, sui primi vado forte e nel resto mi butto, ma non voglio che si sparga troppo la notizia. Ho una certa reputazione da rispettare.

Ieri sera, dicevo, su Sky Uno c’era il Masterchef dei bambini. Il meccanismo è lo stesso: il programma si svolge in una cucina, ci sono tre giudici pronti ad assaggiare i piatti ma i concorrenti non vanno più in là dei 13 anni. Spero che almeno a loro il grembiule alla fine lo lascino.
(Prima di continuare, un ripassino: a 6 anni si incomincia la prima elementare, a 10-11 le scuole medie e poi a 14 si fa la prima superiore. Tutto chiaro?)

Non volevamo guardarlo ma, forse più per terrore che per tenerezza, il telecomando indugiava di continuo su quei nani con il grembiule. Io ve lo dico: se appena appena ve la cavate con una pasta al pomodoro e un arrostino con le patate al forno, cambiate subito canale.

“Tortino di riso venere” e “zuppa di cozze”, questi i piatti che mi è capitato di intravedere. (Sì, hanno cucinato il pesce, giuro che non sto romanzando niente). Oppure “farfalle con sugo di pomodori e gamberi con salsa di peperoni”, e il bambino ha aggiunto, presentando la sua creazione sul tavolo dei giudici, “è un po’ granulosa, chef.. mi dispiace”.
Un altro bambino (dodici anni, di Roma, biondo con l’apparecchio) ha cucinato dei “ravioli di Giulia” – Giulia la sua fidanzata del mare, perché la mia ragazza non mangia pesce. Una bambina, prima di portare il piatto, si è affrettata a togliere le sbavature dal bianco della ceramica e poi ha tirato a lucido il suo piano di lavoro. “Uno chef pulisce sempre il suo piano”.

Immaginate la mia faccia. La mia mascella è caduta definitivamente quando Alessandro Borghese, uno dei giudici, ha chiesto ad una ragazzina se avesse assaggiato il piatto; le ha allungato il cucchiaio e le ha chiesto quale fosse il gusto che sentiva di più al palato. Pensavo rispondesse la carota, il pomodoro, al massimo pensavo buttasse lì un “per me è la cipolla”. No. Lei ha detto il porro. IL PORRO.

Ora, una domanda. Quanti di voi sanno cos’è un porro?
Il mio fidanzato ha sbucciato per la prima volta una cipolla a venticinque anni dicendo anche che pensava che non facesse piangere, figurati se sa distinguere quella bianca, quella di Tropea, o il porro, il cipollotto e lo scalogno. Ok, lui non fa testo, non c’è neanche da prenderlo come esempio. Noi comuni mortali adesso lo sappiamo, ma non venitemi a raccontare che già a dodici anni eravate lì a soffriggere, a pulire le cozze e ad impiattare il riso col coppapasta.

Non fraintendetemi, sono contenta che ci siano dei bambini in Italia che non pensano solo a mangiare al Mc Donald’s. Magari avessero tutti quest’ottima educazione alimentare. Meno male che ci sono loro, che rifiutano la merendina e preferiscono pane burro e marmellata, che mangiano i fagiolini e il cavolo verza senza fare troppe storie, che chiedono il bis di zuppa di cipolle e non schifano il pesce. Ma appunto, che chiedono, che mangiano, che preferiscono, non che cucinano.

Quando avevo otto o nove anni i miei genitori non si sarebbero mai sognati di farmi preparare un piatto da cima a fondo da sola; al massimo mio papà mi metteva un cappello da cuoco e, da sopra una seggiola, mi diceva “gira il sugo”, facendomi credere che quei due minuti di avanti e indietro lo avrebbero fatto magicamente diventare il più buono del mondo. La nonna già da piccolissima mi ha insegnato a fare i tortelli con la coda e i ravioli (e incredibilmente mi riescono davvero bene), ma più che paciugare la pasta fresca e imbrattarmi di farina non mi faceva fare. Di maneggiare coltelli, scolare la pasta, preparare una crema di peperoni e il pesce con cui condirla non se parlava neanche.
Capisco che alla fine di Junior Masterchef ci siano in palio un viaggio a Disneyland e una borsa di studio di 15 mila euro e che i genitori sugli spalti facciano il tifo per il figlio, ma per carità. Lasciate che i vostri figli, se ne hanno voglia, giochino a calcio e sognino di diventare Totti, o che preferiscano la danza o il karate, che facciano l’album Panini e che guardino Violetta fantasticando su quanto è bello il protagonista.
Non metteteli a friggere delle polpette, se a malapena sanno dire la parola “friggere” perché hanno ancora qualche difetto di pronuncia.
E voi, gente della tv, smettetela di spettacolarizzare questi bambini che a dieci anni sembrano già vecchi. Smettete di farli cantare con la voce impostata e ridateci i bambini veri, quelli che si nascondevano con la faccia dentro il portaombrelli o facevano finta di saper parlare inglese, come a Chi ha incastrato Peter Pan.

[Ho trovato un cimelio, a proposito di Chi ha incastrato Peter Pan: il video lo trovate qui].